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  PISCOPIO Guido D'Amico
 
PROCESSI PENALI IN CORTE D'ASSISE
 



28 gennaio 2008

PROCESSI

 

SENTENZE PENALI

Processo n. 1

A carico di Fiorini Domenico per l’omicidio di Piperno Saverio, a colpi di pistola, avvenuto in Piscopio in data 4 febbraio 1944.

Processo n. 2

A carico di La Bella Francesco e La Bella Antonio (padre e figlio) per l’omicidio del parroco di Piscopio don Bruno Rodinò, a colpi di fucile, avvenuto in Piscopio in data 30 agosto 1877.

Processo n. 3

Processo di separazione tra Carulli Antonietta e Citanna Domenico del 23.10.1926.

Processo n. 4

A carico di Trincillo Maria e Destito Giuseppe (suocera e genero) per infanticidio, avvenuto in Piscopio il 03 marzo 1880.

Processo n. 5

A carico di Patania Michele per l’omicidio di Piperno Caterina, avvenuto in Piscopio in data 07 novembre 1880.

Processo n. 6

A carico di Moscato Matteo, per il duplice omicidio della moglie La Bella Caterina di anni 30 e La Bella Giuseppe di anni 23, a colpi di pugnale, avvenuto in contrada “Valia” di Piscopio in data 11 ottobre 1882.

Processo n. 7

A carico di Lo Mastro Michele per l’omicidio di Fusca Antonino di anni 25, avvenuto in Piscopio il 10 maggio 1872.

Processo n. 8

A carico di Guastalegname Antonio di Stefanaconi per l’omicidio di Giamborino Caterina di anni 38, avvenuto in Piscopio davanti alla chiesa di San Michele in data 25 maggio 1884.

Processo n. 9

A carico di Fusca Giuseppe, per l’omicidio di Fiorillo Michele avvenuto a Piscopio il 4 settembre 1870.

Processo n. 10

A carico di Cutrullà Giuseppe per l’omicidio del padre Cutrullà Michele avvenuto a Piscopio in data 10 settembre 1878, a colpi di pugnale.

Processo n. 11

A carico di Artesi Francesco per l’omicidio di Staglianò Michele avvenuto in Piscopio in data 18 marzo 1890.

Processo n. 12

A carico di Antonia Pandolfo per infanticidio avvenuto in Piscopio in data 24 maggio 1871.

Processo n. 13

A carico dei fratelli Lo Preiato Michele e Lo Preiato Nicola per l’omicidio di Gregorio Masseria avvenuto in contrada “Casella” di Piscopio in data 16 luglio 1883.

Processo n. 14

A carico di La Bella Antonio per duplice tentato omicidio nei confronti del genero Vincenzo Genovese avvenuto in data 08 settembre 1884 e 23 giugno 1885.

Processo n. 15

A carico di Fusca Stefano per tentato omicidio di Fiorillo Michele, avvenuto in Piscopio in data 4 settembre 1870.

Processo n. 16

A carico di Carnevale Michele per l’omicidio di Mercadante Michele di Antonino e Brogna Francesca di anni 23, avvenuto in Piscopio in data 10 maggio 1870.

Processo n. 17

A carico di Antonino Cutrullà, per l’omicidio di Brogna Vincenzo, avvenuto in Piscopio alla via San Martino in data 20 novembre 1971.

Processo n. 18

A carico di Curello Lorenzo per l’omicidio dell’ufficiale postale di Piscopio Giuseppe Suraci, avvenuto davanti al municipio di Piscopio alle ore 0,30 del  21.05.1968.

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14 dicembre 2007

ARGOMENTI DELLA RUBRICA

 




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24 novembre 2007

Processo a carico di Fiorini Domenico

                                     PROCESSO   N. 1

CORTE D’ASSISE DI CATANZARO

SEZIONE DI VIBO VALENTIA

L’anno 1946 il giorno 20 del mese di novembre in Vibo Valentia,

LA CORTE D’ASSISE DI VIBO VALENTIA

Composta dei Signori:

1)- Cav. Uff. Dr. Marini Carlo ………. Presidente
2)- Dottor Civitelli Ludovico……….... Consigliere
3)- Nicotra Luigi ………………….. ...Giudice Popolare
4)- Lico Filippo ……………….......... Giudice Popolare
5)- Mangialavori Francesco……..........Giudice Popolare
6)- Naccari Luigi ………………….... Giudice Popolare
7)- Chieffalo Vincenzo………………. Giudice Popolare

Con l’intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Sig. Dr. Comm. Capanio Bonaventura – Procuratore della Repubblica all’uopo delegato e con l’assistenza del Cancelliere Cav Uff. Emilio Barletta ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

Nella causa formalmente istruita………….

C O N T R O

Fiorini Domenico di Stefano di anni 30 da Piscopio

Detenuto arrestato.

Imputato

a)- del delitto di cui all’art. 575 del codice penale per avere esploso quattro colpi di pistola contro Piperno Saverio, al fine di ucciderlo, causandone la morte.

b)- del delitto di cui all’art. 56- 575 codice penale per avere tentato di uccidere con un colpo di pistola, Patania Antonio, che riportò lesioni guarite in giorni 25- in Piscopio il 05.02.1944.

RILEVA IN FATTO :

La sera del 4 febbraio 1944, nella bettola gestita, abusivamente da Fiorillo Domenico alias "coriceju", in società con Francolino Michelina, in Piscopio, trovandosi numerose persone ed il Fiorillo suddetto, per assicurare un adeguato servizio, richiese la cooperazione del giovane Curello Giovanni, il quale volentieri aderì alla richiesta.

Costui servì del vino ad un tavolo, presso il quale avevano preso posto Cutrullà Michele, Patania Nazzareno, Piperno Saverio, La Bella Michele e due forestieri, senonchè all’atto del pagamento, sorse questione, richiedendo il Curello, oltre la somma già versata, lire quattro, che gli altri asserivano, invece , di non dovere.

Vi fu uno scambio di parole piuttosto vivaci, e, per por fine alla discussione, Patania Antonio, che sedeva ad un tavolo vicino, propose di pagare lui la somma richiesta, purchè fosse chiuso l’incidente.

Questa soluzione non piacque al Cutrullà Michele, il quale, inopportunamente, pronunziò la seguente frase : “non dare niente a stu pagnottista che vuole fregarsi il danaro”, provocando, in tal modo, l’intervento del fratello di Curello Giovanni, a nome Antonio, che si risentì delle parole offensive pronunciate all’indirizzo del congiunto.

Per come suole accadere, in casi simili, tutti gli avventori si sentirono autorizzati a prendere parte alla discussione, alcuni col proposito di far da pacieri, altri schierandosi a difesa dei due gruppi in contesa, per sostenere le contrastanti ragioni.

Fra i primi fu notato tal Fiorini Domenico di Stefano e poiché, specie per l’abbondante vino bevuto, gli animi erano ormai, eccitati, ad un certo momento, alcuni si azzuffarono ed il Fiorini suddetto si ebbe un pugno al viso.

Comunque, presto fu ristabilita la calma, ed ognuno ritornò al suo posto, sebbene Piperno Saverio dimostrasse una certa animosità verso il Fiorini, non si sa per quale ragione, ma , verosimilmente, a causa dell’abbondante vino ingerito, che gli aveva annebbiato la mente.

Tuttavia, anche costui fini con l’acquetarsi mentre il Fiorini, quando ormai tutto era finito, si allontanò dalla bettola, facendosi, però, ritorno dopo circa dieci minuti, in atteggiamento minaccioso e tenendo le mani in tasca.

Egli andò diritto verso il banco di vendita, ma qualcuno disse: “ guardatevi che è venuto Mico (Domenico) con la pistola”, talchè i presenti, naturalmente, si mossero per vedere quello che accadeva.

Quindi il Fiorini estraeva una pistola “Beretta” e, dopo avere intimato a tutti di fermarsi, cominciava a sparare all’indirizzo del Piperno, il quale, nell’intento di parare i colpi, alzava un tavolo, tenendolo davanti alla sua persona.

Gli astanti cercarono, nel miglior modo, di ripararsi e molti scapparono sulla strada.

Esaurito tutto il caricatore, l’energumeno tentava, ancora, di ricaricare l’arma, ma, profittando del momento favorevole, Patania Antonio, sebbene ferito al braccio sinistro, gli fu addosso e, dopo viva lotta, riuscì ad impossessarsi della pistola, mentre le altre persone, rimaste nel locale, chiudevano la porta, malmenando il Fiorini, dopo essere stato disarmato.

Questi, che già aveva chiesto perdono al Patania rassicurandolo di averlo ferito per errore, aiutato da alcuni amici, riuscì a sfondare una porta interna della bettola e, quindi, si allontanò, attraverso l’abitazione di Fiorillo Domenico.

Il Piperno venne trovato in pietose condizioni, essendo stato colpito alla regione sopraspinale destra, alla regione anteriore dell’emitorace destro, a livello del terzo spazio intercostale, alla regione antero esteriore del terzo medio del braccio sinistro ed alla regione sternale; egli decedette, la stessa sera del 4 febbraio, per profusa emorragia, determinata da lesione del lobo inferiore del polmone sinistro, senza avere potuto rendere alcuna dichiarazione.

I Carabineri di Vibo Valentia, subito, informati dell’accaduto, si portarono sopra luogo, ma non riuscirono a rintracciare il Fiorini, che si era, intanto, dato alla latitanza; le persone dagli stessi intese, seguendo una abitudine, assai diffusa, sulla nostra terra, cercarono di “salvare il vivo essendo impossibile ridare la vita al morto “ (per come si suole dirsi) e, pertanto, buona parte di esse travisarono i fatti.

Frattanto, il 7 febbraio 1944, l’omicida venne tratto in arresto, ed interrogato dai Carabinieri, dichiarò che, essendo intervenuto per calmare i litiganti, nell’incidente sorto nella bettola per il pagamento del vino, era stato, improvvisamente, aggredito da Piperno Saverio e Patania Nazzareno, i quali lo avevano percosso con pugni; che convinto di essere stato colpito per errore, non aveva dato peso alla cosa, allontanandosi dal locale; che ritornatovi dopo circa dieci minuti, e , sedutosi, pacificamente, vicino al banco di vendita, i nominati Patania e Piperno, unitamente a La Bella Michele, gli erano andati incontro con sedie, bastoni e sgabelli di legno, dandogliene di santa ragione; che ritornata la calma, per l’intervento dei presenti, ancora una volta, il Piperno aveva afferrato un tavolo, avanzando contro di lui con idee bellicose, seguito da Patania Nazzareno, La Bella Michele e La Bella Angelo, armati, anche essi, di sedie e bastoni, talchè egli aveva sparato un colpo in aria, allo scopo di intimidire gli aggressori, e, poiché questi non si fermarono, nonostante gli avvertimenti, si era visto costretto a continuare il fuoco, ferendo, per errore anche Patania Antonio, il quale, però nulla gli aveva fatto ed , anzi, era intervenuto per fare da paciere.

Con rapporto del 7 febbraio 1944 i Carabinieri, pertanto, denunciarono Fiorini Domenico, Francolino Michelina e Fiorillo Domenico alle Competenti Autorità Giudiziaria e, contro costoro, nonché contro Patania Nazzareno, La Bella Angelo, La Bella Michele venne iniziato procedimento penale, col rito formale, in ordine ai reati di rissa, nei confronti di Fiorini, Patania, La Bella Angelo e La Bella Michele;

di apertura abusiva di esercizio pubblico, nei confronti di Francolino Michelina e Fiorillo Domenico ed altresì, di omicidio, tentato omicidio, porto abusivo, detenzione abusiva ed omessa consegna di arma, nei confronti del solo Fiorini Domenico.

L’accurata istruttoria svolta ha finalmente, dimostrato che i fatti si svolsero così come sono stati innanzi esposti, l’imputato Fiorini ha, però, insistito nella sua tesi difensiva, prospettata nella dichiarazione rilasciata ai verbalizzanti; il Patania Antonio guarì dalla ferita riportata nel termine di giorni venticinque, senza residuare alcun postumo e, pertanto, con sentenza del 15 agosto 1945, Fiorini Domenico di Stefano venne rinviato a giudizio, davanti a questa Corte di Assise, per rispondere dei delitti ascrittigli in epigrafe; venne, invece, dichiarato di non doversi procedere contro lo stesso, in ordine alle altre imputazioni, nonché contro gli altri imputati, in ordine ai reati loro, rispettivamente addebitati, per essere i medesimi estinti, per l’amnistia del D.L. del 5 aprile 1944 n. 96.

Nel dibattimento, il Fiorini è comparso in stato di arresto ed ha confermato l’interrogatorio reso in istruttoria, si sono costituite parte civile La Bella Caterina e Piperno Michelina, rispettivamente vedova e sorella dell’ucciso;

le risultanze istruttorie sono rimaste, sostanzialmente immutate; la parte civile ha chiesto l’affermazione della responsabilità del giudicabile e la sua condanna al risarcimento del danno;

Il Pubblico Ministero ha concluso per la condanna del Fiorini ad anni 24 di reclusione, come colpevole di omicidio continuato, con l’attenuante della provocazione; la difesa ha invocato la discriminante della legittima difesa e, subordinatamente, ha chiesto che, ritenuto l’eccesso colposo, in ordine all’imputazione di omicidio, e , modificata quella di tentato omicidio in lesone, fosse stata applicata l’amnistia ; nella peggiore delle ipotesi fossero state concesse le attenuanti della provocazione e generiche.

IN DIRITTO

Osserva che, per una esatta valutazione dei fatti per cui è causa, occorre, anzitutto, ricercare la causa che diede origine al luttuoso incidente.

Ora, è fuori di discussione che nessun precedente rancore esisteva fra l’imputato ed alcuna delle persone presenti nella bettola di Fiorillo Domenico, che anzi, come il Fiorini entrò nel locale, il gruppo di cui faceva parte il Piperno, gli offrì del vino, che quello accetta, e lo invitò, altresì , a sedere con loro.

Altro vino offrì, ancora, Carnovale Giuseppe, anche questo accettato e bevuto, talchè è necessario concludere che il Fiorini trovavasi in mezzo a persone tutte a lui amiche.

Avvenne, poi, l’incidente per il pagamento delle quattro lire, ma in tale occasione, anche quando gli altri avevano assunto una posizione, l’imputato, per come è pacifico, non parteggiò per alcuno, limitandosi ad intervenire per fare da paciere e buscandosi, tuttavia, qualche percossa, da parte del gruppo che asseriva di non dovere nulla.

Di ciò, giustamente, il Fiorini dovette risentirsi e qui sta la causale del delitto, altra non offrendone, in modo assoluto, gli atti processuali.

Il giudicabile, nel suo interrogatorio, afferma di non avere visto chi lo colpì, ma nella dichiarazione resa dinanzi ai verbalizzanti sostiene di essere stato aggredito da Piperno Saverio e Patania Nazzareno ed occorre aggiungervi La Bella Michele, stando a quanto affermano, in modo concorde, i testimoni Curello Antonio, Fortuna, Carnovale, Staglianò, Nusdeo e Francolino.

Ora, tenendo presente quanto afferma il Fiorini, nell’interrogatorio suddetto, e considerando, per come si apprende dalle disposizioni dei summenzionati Curello, Staglianò, Nusdeo e Francolino, che il Piperno, sia durante l’incidente, che dopo, era quello dei tre che appariva più scalmanato, perché più degli altri ubriaco, tanto che alcuni dovettero trattenerlo, mentre insisteva per scagliarsi contro il Fiorini, deve ritenersi per certo che questi, proprio al Piperno attribuì il pugno ricevuto e, comunque, contro costui fosse più risentito, dato il suo atteggiamento provocatorio.

Ciò posto, chiaro appare l’ulteriore svolgimento dei fatti, ma, prima di addentrarsi nell’esame approfondito degli atti, occorre chiarire un altre punto insuperabile del processo.

Si è cercato durante le indagini svolte dai verbalizzanti, per come tempestivamente, denunziato dai familiari dell’ucciso, di attenuare, in tutti i modi, la responsabilità dell’imputato, talchè, leggendo le dichiarazioni rilasciate, in quel periodo, da molti testimoni, si ha l’impressione che, dopo la prima rissa, di cui si è parlato, un’altra ve ne sia stata, immediatamente, prima della sparatoria ad opera del Fiorini e dopo il ritorno di questi nella bettola.

Ciò col fine evidente, di porre il prevenuto in una pretesa posizione di legittima difesa.

In sostanza, però, l’accurata istruttoria svolta ha dimostrato, luminosamente, che di zuffe non ve ne fu che una, causata dal banale incidente per il pagamento del vino, e, questa sedata, senza alcuna grave conseguenza, tutti gli avventori ritornarono al loro posto, senza più muoversi, fino a quando il Fiorini, attuando l’insano proposito criminoso, non portò lo scompiglio nel locale.

Dunque, risulta senza possibilità di equivoco, dalle tavole processuali, che l’imputato, appena ritornata la calma, uscì dalla bettola e non certo con l’intenzione di evitare questioni, che, diversamente, non vi sarebbe ritornato subito dopo, per come, in effetti, avvenne.

Dove fosse andato egli non disse, né ai verbalizzanti, né al magistrato inquirente, né tanto meno nel dibattimento, poiché non può credersi che fosse rimasto sulla soglia della bettola, per come si afferma nell’interrogatorio, in contrasto con quanto è detto nella dichiarazione rilasciata ai Carabinieri, e, comunque, dove nessuno lo vide.

Un tale atteggiamento convince a ritenere per vera la versione al riguardo, prospettata dal maresciallo Scibilia che, del resto, è frutto delle indagini svolte, e , cioè, che il Fiorini si recò in casa per armarsi.

Ciò trova conforto nelle deposizioni rese, nel dibattimento, da Patania Antonio e D’Amico Michele, le cui affermazioni debbono ritenersi corrispondenti al vero di quelle fatte da Staglianò e Francolino, perché , perfettamente, aderenti alla realtà processuale.

Invero, tenuto conto che il Fiorini, appena rientrato nella bettola, fece, subito, uso della pistola, per come, in seguito, sarà ampiamente dimostrato e senza che alcun fatto nuovo gliene avesse dato motivo, c’e’ da chiedersi se occorra uno speciale intuito per arrivare alla conclusione sopra prospettata, specie ove si tenga presente che egli l’arma non adoperò e neanche estrasse, nell’immediatezza dell’offesa ricevuta.

Appare, quindi evidente che il Fiorini, all’atto di entrare nella bettola, dopo l’incidente, aveva indubbiamente l’intenzione di offendere e ciò, inizialmente, contraddice alla tesi difensiva della legittima difesa, che gli avvenimenti successivi dimostrano destituita di qualsiasi fondamento.

Deve, tuttavia, riconoscersi, dato il breve periodo di tempo intercorso fra l’uscita ed il rientro del Fiorini nella bettola, che, verosimilmente, in tale istante, il Piperno borbottava ancora, cosa che del resto è confermato dal teste Staglianò e Francolino, di guisa che si spiega benissimo come l’imputato, maggiormente, si adombrò, pronunziando la frase :”a te debbo tagliare i passi” per come dichiarato dai testi Patania Antonio- Curello Antonio – Curello Giovanni – La Bella Michele –Patania Nazareno; e rivelando, in tal modo, molto chiaramente, il suo proposito delittuoso.

Oltre questo, però, null’altro può concedersi, che le altre circostanze messe avanti dal Fiorini, nel suo interrogatorio, sono completamente smentite dalle concordi e precise deposizioni dei moltissimi testimoni escussi.

Ed anzitutto, occorre qui a proposito ritornare sull’argomento, cui innanzi si è accennato, e cioè, che il Fiorini, subito dopo aver pronunziato la frase su riferita ed altre del genere, passò all’azione, senza esservi costretto da alcun pericolo, né reale, né presunto, ma sol perché, coscientemente e volontariamente volle attuare il suo proposito di vendetta, nei confronti dell’ubriaco Piperno.

E’ bene lasciare la parola alle persone presenti:

“Appena giunto al banco di vendita, il Fiorini, estrasse la pistola e, dopo aver ammonito con tono minaccioso: miserabili, fermatevi, tutti che vi sparo” cominciò veramente ad esplodere diversi colpi.

Non è vero che il Piperno lo abbia aggredito col tavolo alzato e che gli altri abbiano tutti insieme malmenato il Fiorini.

Costui invece cominciò a sparare, appena rientrato nella cantina; il Piperno alzò il tavolo per parare i colpi, quando già il Fiorini aveva cominciato a sparare”.

(teste Patania Antonio)

“Egli si avvicinò al banco di vendita del vino, quindi estrasse la pistola di tasca e cominciò a sparare tutti i colpi contro il Piperno, il quale, trovandosi fatto oggetto di una simile sparatoria, alzò il tavolo per farne scudo al proprio corpo. Non è vero che ci siamo tutti scagliati contro il Fiorini e che lo abbiamo malmenato, prima dello sparo”.

(teste La Bella Michele).

“Appena entrato il Fiorini si avvicinò al banco di vendita, quindi estrasse fulmineamente una pistola dalla tasca dei pantaloni e ne esplose due colpi in aria – La mia impressione fu che il Piperno ebbe da alzare il tavolo per difendersi, certo egli fece ciò dopo che il Fiorini aveva sparato in aria e dopo aver diretto l’arma contro il detto Piperno. Non è vero invece che, prima di sparare il Fiorini, si siano scagliati tutti contro di lui, asserragliandolo al muro”. (Teste Fortuna)

“Dopo pochi minuti, mentre io ero intento a giocare, vidi all’improvviso il detto Fiorini portarsi al banco di vendita del vino, ove non vi era nessuno, estrarre fulmineamente e sparare. Non è vero che prima di sparare si siano tutti scagliati contro il Fiorini e l’abbiano malmenato”.

(teste Carnovale Giuseppe)-

“Appena rientrato nella cantina il Fiorini si diresse verso il banco di vendita ed estratta fulmineamente una pistola dalla tasca dei calzoni inizia a sparare. Il Piperno ha agito per difendersi. E’ assolutamente falso che si siano scagliati tutti contro il Fiorini, percuotendolo ed asserragliandolo al muro”. (Teste Borello)

“Appena rientrato, egli si diresse verso il banco di vendita, presso cui non vi era nessuno, estrasse fulmineamente di tasca una pistola, iniziò quindi subito la sparatoria in direzione del nostro tavolo; il Piperno vedendosi fatto oggetto dei colpi alzò il tavolino”. (testi Cutrullà Michele, Patania Nazzareno, Staglianò, Lo Schiavo, Fiorillo Domenico, Nusdeo, Francolino Nicola) .

Tutte persone assolutamente non interessate, hanno deposto negli stessi termini dei primi.

E le deposizioni suddette sono state confermate nel dibattimento, che anzi in questa sede, essendo stato contestato al Borello d’avere diversamente dichiarato ai verbalizzanti, lo stesso sostenne che la verità era quella riferita al Giudice Istruttore, il che conferma, ancora una volta, che nel periodo delle prime indagini, le persone intese non dissero la verità, nell’intento di aiutare il Fiorini.

Di fronte ad un numero tanto considerevole di individui, i quali hanno deposto, tutti, in maniera concorde e precisa, escludendo, categoricamente, che alcuno avesse dato motivo all’imputato di difendersi da una ingiusta aggressione, vi sono nel processo, solamente le deposizioni di Curello Giovanni e Curello Antonio, i quali affermano che, prima della sparatoria, alcuni si avventarono contro il Fiorini, malmenandolo; ma è d’uopo osservare che i due suddetti si contraddicono, palesemente, tanto che Antonio, ad esplicita domanda, deve riconoscere che l’omicida venne percosso dopo la sparatoria e dopo essere stato disarmato, e quanto a Giovanni, non si vede proprio con quanta coerenza, prima afferma che l’imputato sparò appena rientrò nel locale, e poi, sostiene d’avere visto molti avventarsi contro e percuoterlo.

Comunque, è fin troppo evidente che dalle affermazioni dei fratelli Curello nessun conto possa tenersi, sia perché in contrasto con tutte le risultanze processuali, sia in considerazione che gli stessi possono avere avuto dei motivi di rancore verso la vittima, per l’offesa che loro era stata fatta durante l’incidente del vino; né deve trascurarsi che il loro comportamento è stato, del tutto, ambiguo e nell’istruttoria e nel dibattimento, dove entrambi sono comparsi in stato di arresto perché imputati di furto, tanto che il Giovanni, inviato a chiarire come si sono svolti i fatti, ha affermato di non ricordare nulla.

Ve ne sarebbe pertanto, già abbastanza, per poter con sicura coscienza, affermare che, né di eccesso colposo e, tanto meno, di legittima difesa, nel caso di specie, può assolutamente parlarsi.

La circostanza della voluta aggressione e l’altra della minaccia del povero Piperno risulta, ad abundantiam, chiarita da quanto innanzi si è detto; ma per completezza di analisi, occorre soffermarsi sugli altri punti, sui quali ha fatto perno la difesa, per sostenere la sua tesi principale.

Si è detto, infatti, che il Fiorini ebbe l’impressione di trovarsi di fronte a qualche cosa di molto grave, perché, come rientrò nella bettola, fu chiusa la porta di ingresso.

La circostanza è assolutamente falsa.

Risulta invero, dalle deposizioni di tutti i testimoni, nessuno escluso, e principalmente, da quelle di Brogna e Lo Schiavo, che l’uscio suddetto rimase aperto, sia dopo che l’imputato ritornò nella bettola, sia durante la sparatoria.

Del resto, se così non fosse stato, ci sarebbe da chiedersi come abbiano fatto moltissimi avventori a scappare sulla strada, appena si intese il primo colpo, ciò è pacifico, specie ove si tenga presente che nessuno per far ciò, dice di aver dovuto aprire la porta d’ingresso, ed anzi tutti affermano che la stessa era aperta.

Né ciò è in contrasto con la circostanza che l’imputato fu costretto per fuggire, a sfondare una bussola, che dalla cantina immetteva nell’abitazione del Fiorillo, che la porta di ingresso fu effettivamente chiusa, ma ciò avvenne dopo o durante la sparatoria, per come tutti ammettono.

Ed il motivo è evidente, mentre deve ritenersi che fu proprio Cutrullà Michele a chiuderla, per come sostiene La Bella Michele.

Per vero il Cutrullà unitamente a Fortuna Michele e Francolino Nicola, aiutò il Fiorini a scappare, talchè appare molto verosimile che lo stesso, per misura precauzionale, si sia spinto all’atto suddetto, al fine di evitare una prevedibilissima reazione da parte dei presenti, fra cui molti amici e parenti del Piperno, nei confronti dell’energumeno Fiorini.

Ciò maggiormente, in considerazione che questi, quando fu disarmato da Antonio Patania fu indubbiamente malmenato dalle persone rimaste nel locale, il che spiega le contusioni riportate dal Fiorini, dalle quali la difesa ha cercato di trarre un ultimo argomento, per sostenere la sua tesi.

Il fatto però, trova una esauriente giustificazione nella circostanza sopra indicata, sulla quale hanno concordemente, deposto, fra gli altri, i testi Staglianò Domenico e Cutrullà Michele, di guisa che nulla resta di tutti gli argomenti che sono stati prospettati, per sostenere l’ipotesi della legittima difesa o dell’eccesso colposo.

Ciò posto, dalla già fatte considerazioni, è provato a luce meridiana, che l’azione del Fiorini era unicamente diretta contro il Piperno, nel presupposto che proprio questi lo avesse percosso e, comunque, per il risentimento provocato dal suo atteggiamento del tutto innocuo, ma certamente, poco gradito al Fiorini.

Non si spiega diversamente come tutti i colpi esplosi fossero stati diretto contro l’individuo suddetto, poiché non può assolutamente credersi che il Fiorini abbia sparato in aria, bastando ed escludendo la circostanza che la sparatoria avvenne in locale chiuso e, nessuna traccia di proiettili fu riscontrata nel soffitto.

Del resto, dagli atti generici, risulta che ben quattro colpi attinsero la vittima e non potendosi escludere che qualcuno sia andato a vuoto, né essendo dimostrato che le esplosioni furono sette, per come qualche testimone afferma, deve necessariamente concludersi che l’unico bersaglio preso di mira era il corpo dell’ucciso.

Lo dimostra ancora, la frase pronunciata prima della sparatoria : “ a te debbo tagliare i passi” indubbiamente diretta al Piperno, nonché l’ammissione implicita dello stesso imputato, allorchè si scusò con Antonio Patania, affermando di averlo colpito per errore.

Da quanto precede, discende che non può essere, in alcun modo, tenuta ferma la imputazione di tentato omicidio, pure addebitato al Fiorini, per il fatto commesso in danno di Patania.

Già se vera la versione prospettata dal Fiorini, cioè di avere egli sparato contro tutto il gruppo, verseremmno in caso tipico di omicidio continuato, unico essendo il disegno criminoso e manifesta nei confronti di tutti la volontà omicida, il che, indubbiamente, andrebbe a tutto sfavore dell’imputato.

E’ questa la tesi sostenuta, al riguardo dal Pubblico Ministero di udienza, già affacciata dal requirente in periodo istruttorio.

In tale sede, però al Procuratore Generale non sfuggì che nel fatto di specie, potesse trovare applicazione l’articolo 82 del codice penale e questa è la soluzione che sembra più aderente alla realtà processuale e più conforme a giustizia.

E’ infatti la stessa persona offesa che ammette di essere stata ferita per errore (Patania Antonio), nulla essendovi mai stato di contrastante tra egli ed il Fiorini, sia prima , che durante i fatti per cui è causa, e tutte le risultanze processuali concorrono a fare ritenere per vera una simile affermazione, di guisa che non è chi non veda come si versi in un classico di aberratio ictus, ai sensi della disposizione sopra richiamata, essendo stata offesa, oltre alla persona diversa, anche quella alla quale l’offesa era diretta.

Non possono pertanto, scindersi i due delitti di omicidio in perdona del Piperno e di lesioni in persona del Patania, applicandosi l’amnistia per quest’ultimo, per come ha chiesto la difesa dell’imputato.

Invero, seguendo l’insegnamento della migliore dottrina, del resto perfettamente aderente alla relazione Ministeriale, l’ipotesi prevista dall’articolo 82 C.P. rientra nella figura del reato complesso e non già in quella del reato aggravato e continuato, tal ché non di concorso di reati è a parlarsi, nel caso di specie, ma più rettamente, di concorso di norme giuridiche, unico restando, sempre il reato nonostante la pluralità delle norme violate.

Ben è vero che la disposizione suddetta concreta una figura speciale di reato complesso, ma comunque ai principi regolanti questa materia bisogna fare ricorso, per risolvere la questione che si presenta all’esame della Corte, e non già a quelli vigenti per il reato continuato o per il concorso di reati, ai quali, il caso di specie, assolutamente non si attaglia, per come innanzi si è detto.

In altre parole, poiché il reato di lesione rimane, completamente assorbito in quello di omicidio, formando un tutt’uno, non è lecito, nel silenzio della legge, addivenire ad alcuna scissione, così come il reato integratore non può essere separatamente considerato dal reato complesso, neanche ai fini dell’applicazione dell’amnistia.

L’unica richiesta difensiva che merita di essere accolta è quella della applicazione dell’attenuante della provocazione che, pure ha invocato il Pubblico Ministero nella sua requisitoria.

Per vero, pur non essendo certo che il Piperno, materialmente, vibrò il pugno al Fiorini, è fuori di discussione che quello contro l’imputato si avventò, durante l’incidente del pagamento del vino, e, successivamente, dimostrò della animosità verso lo stesso, che nulla gli aveva fatto, ed anzi era intervenuto nella questione, all’unico fine di fare da paciere, per come tutti hanno affermato.

Ora, se ciò è vero, ingiusto fu indubbiamente il comportamento della vittima e l’imputato, per avere agito nel turbamento psichico generato da tale fatto, deve senza meno, beneficiare della diminuita summenzionata.

In considerazione poi dei suoi buoni precedenti penali possono altresì, accordarsi le attenuanti generiche, epperò la CORTE tenuto conto delle circostanze indicate nell’articolo 133 del Codice Penale, crede giusto di infliggergli la pena di ANNI VENTIDUE di reclusione, partendo dalla pena base di anni 24, diminuita di anni 5 ed anni 2, rispettivamente, per la concessione delle attenuanti della provocazione e generiche, ed aumentata la residua pena di anni 5 ai sensi dell’articolo 92 del Codice penale.

Il Fiorini è tenuto altresì, al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno in favore della parte civile che si liquidano in lire 250.062; di cui lire 62 per spese , lire 140.000 per danno lire 10.000 per onorario difensivo, nei confronti della moglie La Bella Caterina, vedova di Piperno Saverio, ed in lire 60.062, di cui lire 62 per spese, lire 10.000 per onorario difensivo e lire 50.000 per danni nei confronti di Piperno Michelina, sorella dell’ucciso.

A carico del Fiorini stanno, altresì, le altre conseguenze di legge.

PER QUESTI MOTIVI

Dichiara Fiorini Domenico colpevole di omicidio in persona di Piperno Saverio, nonché di lesione ai danni di Patania Antonio per aberratio ictus, ai sensi dell’articolo 82 del codice penale, col beneficio della provocazione e delle attenuanti generiche e, visti gli articoli 62 bis n. 2; 82 c.p. ; 575 c. p.) 483, 498 , 489 codice penale, lo condanna ad anni VINTIDUE DI RECLUSIONE, alle spese del procedimento ed al risarcimento del danno, in favore della parte civile, liquidato in lire 250.062, nei confronti di La Bella Caterina, ivi comprese L. 10.000 di onorario difensivo, ed in lire 60.062 nei confronti di Piperno Michelina, ivi comprese lire 10.000 per onorario difensivo, con le altre conseguenze di legge.

Così deciso in Vibo Valentia 20 Novembre 1946

Il Presidente

(Dr. Carlo Marini)

L’Estensore

(Dr. Ludovico Civitelli)

il Cancelliere (Emilio Barletta)

Depositata in Cancelleria in data 21.04.1947

Il Cancelliere -Filippo Furfaro-

La Suprema Corte di Cassazione con Sentenza del 21.04.1950 ha rigettato il ricorso interposto dall’Imputato.

Catanzaro 10.07.1950.




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20 novembre 2007

Processo Rodinò

 

                   PROCESSO   N. 2

CORTE D’ASSISE 
DI CATANZARO:
PROCESSO PER L'OMICIDIO DI DON BRUNO RODINO' PARROCO DI PISCOPIO


Verbali del processo penale a carico degli imputati:

1)- Francesco La Bella fu Antonio e fu Carrà Anna, di anni 70, nato a Piscopio, zappatore, impossidente, vedovo con figli –analfabeta.

2)- Antonio La Bella di Francesco e fu Lazzaro Antonia, di anni 32, nato a Piscopio, contadino, impossidente, celibe, analfabeta.

3)- Piperno Saverio fu Michele e fu Patania Domenica, di anni 52 nato a Piscopio, proprietario ammogliato con figli, segretario comunale.

Accusati dell’omicidio del Parroco di Piscopio Don Bruno Rodinò, avvenuto in Piscopio all’alba del 30 Agosto 1877.

CORTE D’ASSISE DI CATANZARO

Verbale di formazione del giurì e

verbale di Pubblica discussione

L’anno 1879 il giorno 15 del mese di ottobre in Catanzaro alle ore 10,15 antimeridiane.

Nella sala della Corte di Assise di questo circolo, i giurati chiamati a prestare il servizio per le cause da spedirsi nel periodo della volgente quindicina, come dal processo verbale in data di ieri, riuniti a cura di uno degli uscieri di servizio , nella stanza ad essi assegnata, alla quale non può avere accesso alcuna persona estranea alla Corte.

Essendo al suo posto nella detta sala d’udienza il Cavalier Signor Cianci Nicola Procuratore del Re, applicato presso questa Procura Generale, vi sono introdotti i giurati suddetti, e quindi:

La Corte vi fa il suo ingresso, annunziata ad alta voce dall’usciere medesimo. Essa è composta dai Signori:

Cavalier Frugiuele Domenico - PRESIDENTE – destinato dal primo presidente in luogo del titolare Vavvessis in ferie.

Cavino Saverio - GIUDICE-

Manno Pasquale -GIUDICE – giudici di questo Tribunale il primo ordinario, il secondo destinato da detto primo primo presidente in luogo dell’altro giudice ordinario signor Domenico Andreassi in ferie.

Il Vice cancelliere Signor Spinascolice Tommaso è al suo posto.

I signori Fiocca Giuseppe e Milano Pietro, uscieri prestano servizio all’udienza.

Essi sono egualmente al loro posto.

Gli ingressi interni ed esterni della sala d’udienza sono custodi dalla forza pubblica, sotto gli ordini del Presidente o del pubblico ministero, secondo la distinzione di cui nell’articolo 619 codice di procedura penale.

D’ordine del Presidente uno degli uscieri di servizio schiude le porte della sala al pubblico ed annuncia che l’udienza è aperta.

Vi sono quindi introdotti gli accusati, accompagnati dalla forza pubblica, e, liberi e sciolti da vincoli si fanno situare al banco dei giudicabili, custoditi soltanto dalla forza medesima onde impedirne la fuga.

Si presentano in seguito gli avvocati signori:

Candela Gaetano,

Francesco La Ratta,

Domenico Antonio Chimirri,

Pasquale Murmura.

I primi due difensori dell’accusato Saverio Piperno.

Il terzo Chimirri dichiara di essere stato incaricato dall’accusato Francesco La Bella a sostenere la costui difesa in luogo del difensore signor Bruno Chimirri assente.

Il quarto Murmura, dichiara di aver avuto incarico dallo stesso Francesco La Bella a sostenere la di lui difesa assieme a Domenico Antonio Chimirri e di difendere anche l’altro accusato Antonio La Bella, invece del difensore eletto signor Giacinto Oliverio ammalato.

Interpellati all’uopo i due La Bella, costoro affermano quanto si è testè dichiarato dai signori avvocati Domenico Antonio Chimirri e Murmura Pasquale.

Quali difensori occupano il posto per loro destinato.

Gli accusati rispondono l’uno dopo l’altro :

Mi chiamo Francesco La Bella fu Antonio e della fu Carrà Anna di anni 70, nato e domiciliato in Piscopio, zappatore, impossidente, vedovo con figli, non sono stato militare, sono analfabeta, sono state altra volta detenuto, processato e condannato per ferite.

Mi chiamo Antonio La Bella di Francesco e della fu Lazzaro Antonia, di anni 32, nato e domiciliato in Piscopio, contadino, impossidente, celibe, sono stato militare, sono analfabeta, sono stato altre volte detenuto, processato e condannata per mancato omicidio.

Mi chiamo Saverio Piperno, fu Michele e della fu Patania Domenica, di anni 52, nato e domiciliato in Piscopio, civile, proprietario, ammogliato con figli, non sono stato militare, so leggere e scrivere, non sono stato altra volta detenuto, processato e condannato.

Il Presidente procede quindi, in presenza dell’accusato e difensore all’appello nominale dei giurati dianzi accennati i cui nomi tutti sono stati ai sensi di legge comunicati al Pubblico Ministero e ad essi accusati, coma da foglio 101 a 102, volume corente,e si trovano presenti nel numero di ventinove, meno il giurato ordinario Loredo Michele il quale fa sentire alla Corte, a mezzo di persona sua familiare, che lo stesso è per oggi impossibilitato a presentarsi perché indisposto in salute.

Diversi giurati presenti all’udienza, conoscenti ed amici di detto Loredo, spontaneamente affermano quanto si è testè dedotto nel costui interesse.

In questo momento si presenta il giurato ordinario Fulginiti Pietro, che non rispose all’appello nel giorno di ieri e sul conto del quale la Corte riservava di provvedere giusto l’accennato processo verbale.

Esso Fulginiti, ad opportuna domanda del Presidente dichiara che per mancanza di mezzi di trasporto non fu al caso di presentarsi ieri.

Il pubblico ministero fa la occorrente conclusione orale.

La parti nulla osservano.

La Corte

Deliberando all’udienza in segreto, ritenuto che la non comparsa del giurato Loredo Michele viene giustificata dai detti spontanei e concordi di non pochi giurati presenti all’udienza, degni di fede.

Uniformemente alle conclusioni orali del P.M. , dispensa il giurato Loredo Michele dal suo ufficio in questa causa ed ammette il giurato Fulginiti Pietro a prestare servizio nella corrente quindicina. Datane pubblica lettura, nulla si osserva.

Il Presidente a norma dell’art. 27 del regolamento approvato per regio decreto 1 settembre 1874, specifica la prima generalità degli accusati e della parte lesa, nonché l’oggetto dell’accusa, relativamente alla causa che va oggi a trattarsi, e poscia avverte tutti i giurati presenti dell’obbligo che loro incombe di fronte alla causa medesima di dichiarare cioè immediatamente se si trovano nelle condizioni espresse dai numeri 2,3,4, e 5 dell’art. 37 della legge 8 giugno detto anno, e ne spiegano loro il contenuto, diffidandoli che tacendo, potrebbero andare incontro alle pene sancite dall’art. 44 legge anzidetta, e ne spiega loro altresì il contenuto, contro quei giurati che rendono per loro colpa impossibile la regolare dichiarazione del Giurì.

Invita pure il giurato oggi comparso Fulginiti Pietro a dichiarare immediatamente se si trova nelle condizioni previste dai numeri 1 e 6 del citato art. 37 e ne spiega loro il contenuto, avvertendolo del pari che tacendo potrebbe anche incontrare la stessa penalità di cui nel detto art. 44.

I giurati tutti, l’un dopo l’altro, rispondono negativamente.

Il presidente inoltre, in esecuzione anche del ricordato art. 27 avverte pure le parti del diritto che loro spetta di opporre le cause di incompatibilità dei giurati, di cui nei numeri tutti del ripetuto art. 37 e ne spiega il loro contenuto; e degli effetti del loro silenzio stabiliti dallo art. 43 di detta legga, spiegandone loro del pari il contenuto. Le parti rispondono anche negativamente.

Dopo di che il Presidente,

pone nell’urna i nomi dei trenta giurati chiamati a comporre il giurì del giudizio nella causa iscritta oggi , scritti su 30 pezzi di carta simili e di uguale dimensione li rotola in forma cilindrica. Fa poi ritirare i 30 giurati nella stanza loro destinata chiudendo la porta: Quindi legge in presenza del P.M. del difensore e degli accusati i nomi dei 30 giurati ripetendoli secondo l’ordine di estrazione:

Pugliese Vincenzo,

Rotiroti Giovanni,

Fulginiti Pietro,

Bonelli Cesare,

Conversano Camillo,

Bono Domenico,

Pugliese Giovanni,

Catanzariti Cristofaro,

Casuscelli Francesco,

Vinci Giorgio,

Dell’Apa Pasquale

Pacileo Nicola

Marcello Giuseppe

Pisani Raffaele

Fragale Antonio

Masdea Pasquale

Romano Alfonso

Barillari Salvatore

Brunini Vincenzo

Galasso Giovanni

Varisano Paolo

Da Sandro Raffaele

Pata Domenico Antonio

Mannella Salvatore

Scalfaro Gustavo

Bilotta Guglielmo

Le Piane Domenico

De Mercurio Francesco

De Nobili Cesare.

I primi 25 ordinari tutti gli altri supplenti, quindi rivolto agli accusati dice che si andrà a procedere al sorteggio dei 14 giurati che faranno parte della giuria avvertendoli del diritto alla ricusa e del modo in cui possono esercitarlo in comune il diritto di ricusazione. In seguito di ciò agitatasi l’urna in tutti i sensi ripetute volte il presidente estrae dall’urna i quattordici giurati per il giudizio che sono :

Catanzariti Antonio

Scalfaro Gustavo

Pugliese Vincenzo

Varisano Paolo

Bonelli Cesare

Fragale Antonio

Dell’apa Pasquale

Fulginiti Pietro

Brunini Vincenzo

De Sandro Raffaele

Pacileo Nicola

Bilotta Guglielmo

Marcello Giuseppe

Conversano Camillo

I primi 12 ordinari gli ultimi 2 supplenti. Giurati ricusati dal P.M. n. 5 e n. 8 dall’accusato a mezzo dei difensori.

Compiuta l’estrazione e l’operazione di ricusa, non si è proposta nè dal P.M. e né dagli accusati domanda di eccezione sulla costituzione del Giurì. D’ordine del Presidente i 30 giurati rientrano nella sala d’udienza e l’usciere riapre la porta al pubblico. Il Presidente legge i nomi del Giurì che prendono posto a loro assegnato, in faccia al banco dei giudicabili, quindi sono avvertiti dal Presidente che il primo estratto è il capo dei giurati che è risultato il Signor Catanzariti Antonio.

I rimanenti giurati sono dal Presidente congedati ed avvisati a comparire nei successivi giorni della quindicina.

Di tutto ciò, oggi suindicato giorno mese ed anno è stato redatto il presente processo verbale, che chiuso alla ore 11,00 antimeridiane, viene emarginato e sottoscritto dal presidente e cancelliere, con il visto del pubblico ministero.

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1879 il giorno 15 del mese di ottobre alle ore 11,00 antimeridiane in Catanzaro in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Spinapolice Tommaso vice cancelliere aggiunto.

E’ in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti :

1)- Francesco La Bella

2)- Antonio La Bella

3)- Saverio Piperno

tutti di Piscopio,

accusati come dagli atti.

Il Cavalier signor Cianci Nicola Procuratore del Re, destinato a servire presso questa Procura Generale è alla sua tavola.

Gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori tutti sono al posto loro designato.

Gli uscieri di servizio signori Fiona e Milano sono al loro posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati.

Capo dei giurati è risultato il signor Catanzariti Antonio.

In questo momento si presenta l’avvocato della parte civile signor Giampà Giuseppe ed occupa il posto per lui assegnato.

Il Presidente avverte da pria gli accusati ed i rispettivi difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga gli accusati sulle loro generalità e gli accusati rispondono come da precedente processo verbale di composizione del giurì.

Indi il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte gli accusati di stare attenti a ciò che staranno per udire.

Il Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio degli accusati avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice agli accusati “ecco voi siete accusati ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Il Signor Pubblico Ministero in seguito presenta la lista dei testimoni da esaminarsi da lui richiesta che ad istanza della parte civile, citati per questo giorno.

E fatti introdurre essi stessi nella sala di udienza il Cancelliere legge ad alta voce questa lista e tutti rispondono appello nominale, meno i testi:

1)- Antonio Virdò per il Pubblico Ministero.

2)- Don Antonio Salomone, per la parte civile.

3)- Monsignor Vescovo Mincione, per la parte civile.

4)- Citanna Domenico per il Pubblico Ministro.

Datasi lettura delle cedole di citazione dei relativi atti di notificazione e dei documenti che vi ha relazione risulta che il teste Virdò Antonino, citato legalmente è ristretto presso la casa di pena in Genova, quantunque si ha che egli sin da di 11 volgente venne consegnato ai reali carabinieri per tradurlo avanti a questa corte.

Che i testi Don Antonio Salomone e Monsignor Vescovo Mincione, citati debitamente non hanno potuto presentarsi per malattia.

E che il teste Domenico Citanna, citato non si è presentato a causa di infermità.

Il Pubblico Ministero e le parti tutte, sull’invito del Presidente se abbiano osservazioni a fare intorno alla non comparizione delle persone su indicate rispondono l’un dopo l’altro, che si riservano all’uopo di presentare alla Corte le istanze rispettivamente nel corso del pubblico dibattimento.

In seguito il Presidente invita le parti a proporre contro i testimoni i motivi di ripulsa che possono essere preliminarmente decisi.

Le medesime rispondono che si riserbano di farlo all’uopo di presentare alla Corte le loro istanze rispettivamente nel corso del pubblico dibattimento.

Fa indi ritirare i testimoni nella camera loro destinata, dalla quale si possano vedere, né sentire ciò che andrà a farsi nella sala d’udienza; ordinando le opportune precauzioni per impedire agli stessi di conferire fra loro. Rivolto poi ai giurati, li avverte a norma dell’articolo 492 codice di procedura penale modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà ottenuta da lui la parola di domandare ai testimoni ed agli accusati tutti i chiarimenti che crederanno necessari allo scoprimento della verità.

E quindi , interrogati gli accusati sui fatti che costituiscono il soggetto dell’accusa, rispondono l’un dopo l’altro, essere innocenti .

Si dà in seguito pubblica lettura:

1)- degli interrogatori tutti resi dagli accusati suddetti; nulla si osserva.

I testimoni si fanno introdurre nella sala d’udienza l’un dopo l’altro per modo che il secondo non è presente all’esame del primo e così successivamente, e nella maniera che segue

ESAME A CARICO

Parte lesa costituitasi parte civile,

NICOLA RODINO’

Domandato opportunamente,

Risponde. Mi chiamo Nicola Rodinò fu Antonio di anni 44, farmacista da Piscopio. Sono il fratello dell'ucciso ed insiste per la punizione dei rei.

Gli accusati non domandano che lo si faccia giurare.

Il Rodinò non presta giuramento è però ammonito nel precisi termini dell’articolo 172 procedura penale.

Domandato sulla causa analogamente.

Depone sulla stessa.

Nulla su osserva, il querelante resta nella sala d’udienza, avvertito di non allontanarsi senza licenza.

TESTIMONI DEL PUBBLICO MINISTERO

1)- Dominelli Annunziata

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Dominelli Annunziata fu Giuseppe di anni 72 contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

2)- Vaccaro Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Vaccaro Francesco fu Giuseppe di anni 47 sarto da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

3)- Grimaldi Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Grimaldi Francesco fu Domenico di anni 54 da Montoleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

4)- Mignolo Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Domenico Mignolo fu Antonio di anni 70 sacrestano di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

5)- Carullo Giuseppe

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carullo Giuseppe fu Domenico di anni 49 massaro da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Lette le posizioni difensive relative all’accusato Saverio Piperno sulle quali è stato introdotto il seguente testimone.

6)- Michele Pandolfo

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Michele Pandolfo fu Vincenzo di anni 74 fabbricatore da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

7)- Giuseppe Staglianò

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Staglianò Giuseppe fu Antonio di anni 42 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di allontanarsi dall’aula senza licenza.

8)- Cammarioti Rosa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Cammarioti Rosa fu Michele di anni 22 contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

9)- D’Angelo Michele

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo D’Angelo Michele fu Ignazio di anni 45 bottegaio da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

10)- Fiorillo Michele

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Michele fu Giuseppe di anni 27 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

IL testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

11)- Carnovale Antonio

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carnovale Antonio fu Fortunato di anni 32 contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

12)- Cutrullà Concetta.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Cutrullà Concetta di Michele di anni 13, filatrice di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

La Cutrullà non presta giuramento perché minore di anni 14. Chiamata per somministrare nella presente causa semplici indicazioni o schiarimenti. E’ però ammonita nel previsti termini dell’articolo 172 codice procedura penale.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

13)- Leone Teresa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Leone Teresa di Domenico di anni 24 sarta da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

14)- La Bella Maria Grazia.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Maria Grazia fu Antonio di anni 15 da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di allontanarsi dall’aula senza licenza.

15) Piperno Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Francesco fu Domenico di anni 64 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

16)- Carnovale Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carnovale Giuseppe fu Michele di anni 44 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

17) – Michele Artese

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Artese Michele fu Bruno di anni 47 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

18)- La Bella Domenica.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Domenica fu Raffaele di anni 52 contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Il Presidente stante l’ora avanzata, dichiara sciolta l’udienza, manifestando alle parti ed ai giurati che domani alle nove antimeridiane avrà luogo la prosecuzione di questa causa, ordinando che i testi tutti restino i residenza pagandosi loro la debita indennità di soggiorno.

Di tutto ciò, oggi suindicato giorno mese ed anno 15 ottobre 1879, è stato redatto il presente processo verbale, che, chiuso alle 3,30 pomeridiane, viene emarginato e sottoscritto dal Presidente e Cancelliere.

Il Presidente firmato Frugiuele.

Il Pubblico Ministero firmato Cianci.

Il Cancelliere firmato Spinapoli.

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1879 il giorno 16 del mese di ottobre alle ore 10,15 antimeridiane in Catanzaro in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Mandarini Giusepe vice cancelliere aggiunto.

E’ in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti :

1)- Francesco La Bella

2)- Antonio La Bella

3)- Saverio Piperno

tutti di Piscopio,

accusati dell’assassinio del parroco di Piscopio don Bruno Rodinò.

Il Cavalier signor Cianci Nicola Procuratore del Re, destinato a servire presso questa Procura Generale è alla sua tavola.

Gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori tutti sono al posto loro designato.

Gli uscieri di servizio signori Fiona e Milano sono al loro posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati.

D’ordine del Presidente, uno degli uscieri apre le porte della sala al pubblico, ed annuncia l’udienza è aperta.

Indi il Presidente avverte da pria le parti di prestare la debita attenzione, mentre va a continuarsi la loro causa, e poscia procede all’appello nominale dei suddetti 14 giurati, rammentando il giuramento già prestato.

Fattosi l’appello nominativo dei testi ieri uditi e rimasti in residenza si son trovati tutti presenti.

Gli stessi d’ordine del Presidente, ripigliano posto in udienza, avvertiti di nuovo di non allontanarsi senza licenza.

I testimoni da esaminarsi e rimasti ieri in residenza hanno tutti anche risposto all’appello nominale.

Il Pubblico Ministero presenta la lista dei testimoni che debbono essere esaminati a richiesta degli accusati tutti per oggi citati.

E fatti introdurre essi testi nella sala d’udienza, il Cancelliere legge ad alta voce questa lista, e tutti rispondono all’appello nominale meno:

1)- Capialbi Antonio

2)- Piperno Michele di Francesco.

Datasi pubblica lettura delle cedole di citazione dei relativi atti di notificazione e dei documenti che vi hanno relazione, risulta che il testa Antonio Capialbi, citato legalmente non ha potuto presenziare perché ammalato ed il teste Piperno Michele, trovasi ristretto presso la casa di penale di Santa Maria Apparente di Napoli.

Il Pubblico Ministero e le parti tutte, sull’invito del Presidente se abbiano osservazioni a fare intorno alla non comparizione delle persone su indicate rispondono l’un dopo l’altro, che si riservano all’uopo di presentare alla Corte le istanze rispettivamente nel corso del pubblico dibattimento.

In seguito il Presidente invita le parti a proporre contro i testimoni i motivi di ripulsa che possono essere preliminarmente decisi.

Le medesime rispondono che si riserbano di farlo all’uopo di presentare alla Corte le loro istanze rispettivamente nel corso del pubblico dibattimento.

Fa indi ritirare i testimoni rimasti in residenza nella camera loro destinata, dalla quale si possano vedere, né sentire ciò che andrà a farsi nella sala d’udienza; ordinando le opportune precauzioni per impedire agli stessi di conferire fra loro. Rivolto poi ai giurati, li avverte a norma dell’articolo 492 codice di procedura penale modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà ottenuta da lui la parola di domandare ai testimoni ed agli accusati tutti i chiarimenti che crederanno necessari allo scoprimento della verità.

I testimoni si fanno introdurre nella sala d’udienza l’un dopo l’altro per modo che il secondo non è presente all’esame del primo e così successivamente, e nella maniera che segue.

CONTINUAZIONE DEI TESTI A CARICO DEDOTTI DAL PUBBLICO MINISTERO.

19) –La Bella Filippo

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Filippo fu Francesco di anni 58 sarto da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

20) – Mazzotta Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Domenico Mazzotta fu Giuseppe di anni 61 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

21) – Mastrandrea Caterina.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mastrandrea Caterina fu Bruno di anni 43 filatrice da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

22) – Mazzotta Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Antonio Mazzotta fu Giuseppe di anni 53 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

IL testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

23) – Suriano Stefano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Stefano Suriano fu Domenico di anni 63 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

24) – Fiorillo Antonino.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Antonino Fiorillo fu Giuseppe di anni 54 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

25) – Zagari Rocco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Rocco Zagari fu Domenico di anni 44 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

26) – Rodinò Marianna.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Rodinò Marianna fu Giovanni di anni 30 contadino da Sorianello.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

27) – Piperno Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Giuseppe Piperno fu Antonio di anni 26 zappatore da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

28) – Michele D’Amico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo D’Amico Michele fu Bruno di anni 42 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

ESAME DEI TESTI PRODOTTI DALLA PARTE CIVILE.

Si da pubblica lettura delle analoghe posizioni.

29) – Cannata Rosa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Rosa Cannata fu Michele di anni 42 contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse, soggiungendo che ella riferì quel discorso a Massaria dopo che venne da Nicastro.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

30) – Potenza Francesco Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Potenza Francesco Antonio fu Domenico di anni 46 mugnaio da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

31) – Piperno Michele fu Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Michele fu Domenico di anni 36 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

32) – Conidi Vincenzo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Conidi Vincenzo fu Giuseppe di anni 50 massaro da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

33) – Fusca Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Giuseppe fu Giuseppe di anni 30 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

34) – Galati Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Galati Domenico fu Saverio di anni 34 contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

IL testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

35) – Borrelli Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Borrelli Domenico fu Giuseppe di anni 48 bracciante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

36) – Calogero Agostino.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Calogero Agostino fu Felice di anni 37 negoziante da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

37) – Manchi Luigi.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Luigi Manchi di Saverio di anni 50 proprietario di Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

38) – Romano Curzio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Curzio Romano fu Pasquale di anni 55, Sacerdote Cancelliere della Curia Vescovile di Mileto.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione della parte civile, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

ESAME DEI TESTI A DISCARICO DELL’ACCUSATO FRANCESCO LA BELLA.

Si da pubblica lettura delle relative posizioni.

39) – Baldo Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Baldo Giuseppe fu Francesco di anni 47, bracciante di Vena.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione difensive, depone sulle stesse.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Si da lettura delle posizioni difensive presentate nell’interesse dell’accusato Antonio La Bella, per le quali sono stati poi prodotti e sotto notati i testi Baldari, Suppa e Zaccheria.

40) – Baldari Nicola.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Baldari Nicola fu Giuseppe di anni 36, proprietario di Maierato

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione difensiva di entrambi gli accusati la Bella, depone sulle posizioni medesime.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

41) – Suppa Pasquale.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Pasquale Suppa fu Giuseppe di anni 54, sarto di Maierato

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione difensiva di entrambi gli accusati la Bella, depone sulle posizioni medesime.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

42) – Zaccheria Michele di Gaetano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Zaccheria Michele di Gaetano di anni 30, contadino di Maierato

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulla posizione difensiva di entrambi gli accusati la Bella, depone sulle posizioni medesime.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

ESAME A DISCOLPA DELL’ACCUSATO ANTONIO LA BELLA.

Si da pubblica lettura delle relative posizioni.

43) – La Bella Caterina.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Caterina fu Lorenzo di anni 40, contadina di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

44) – Piperno Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Francesco fu Antonio di anni 28, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

45) – Natolo Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Natolo Domenico fu Bruno di anni 13, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

46) – La Bella Rosario alias bugno.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Rosario –bugno- fu Antonio di anni 28, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

47) – La Bella Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Antonio fu Lorenzo di anni 60, massaro di San Gregorio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

48) – Baldo Giuseppe Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Baldo Giuseppe Antonio fu Nicola di anni 34, bracciante di Vena Superiore.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Il Presidente stante l’ora avanzata, dichiara sciolta l’udienza, manifestando alle parti ed ai giurati che domani alle nove antimeridiane avrà luogo la prosecuzione di questa causa, ordinando che i testi tutti restino i residenza pagandosi loro la debita indennità di soggiorno.

Di tutto ciò, oggi suindicato giorno mese ed anno 16 ottobre 1879, è stato redatto il presente processo verbale, che, chiuso alle 3,15 pomeridiane, viene emarginato e sottoscritto dal Presidente e Cancelliere.

Il Presidente firmato Frugiuele.

Il Pubblico Ministero firmato Cianci.

Il Cancelliere firmato Mandarini

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1879 il giorno 17 del mese di ottobre alle ore 10,10 antimeridiane in Catanzaro la Corte d’Assise del circolo di questa città composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Mandarini Giuseppe vice cancelliere aggiunto.

E’ in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti :

1)- Francesco La Bella

2)- Antonio La Bella

3)- Saverio Piperno

tutti di Piscopio,

accusati dell’assassinio del Parroco di Piscopio don Bruno Rodinò.

Il Cavalier signor Cianci Nicola Procuratore del Re, destinato a servire presso questa Procura Generale è alla sua tavola.

Gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori tutti sono al posto loro designato.

Gli uscieri di servizio signori Fiona e Milano sono al loro posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati.

D’ordine del Presidente, uno degli uscieri apre le porte della sala al pubblico, ed annuncia l’udienza è aperta.

Indi il Presidente avverte da pria le parti di prestare la debita attenzione, mentre va a continuarsi la loro causa, e poscia procede all’appello nominale dei suddetti 14 giurati, rammentando il giuramento già prestato.

Fattosi l’appello nominativo dei testi ieri uditi e rimasti in residenza si son trovati tutti presenti.

Gli stessi d’ordine del Presidente, ripigliano posto in udienza, avvertiti di nuovo di non allontanarsi senza licenza.

I testimoni da esaminarsi si fanno nuovamente ritirare nella camera loro destinata, dalla quale non possono vedere né sentire ciò che andrà a farsi nella sala di udienza, ordinandosi le opportune precauzioni per impedire agli stessi di conferire fra loro, o di comunicare con alcuno degli interessati prima del loro esame.

ESAME A DISCOLPA DELL’ACCUSATO SAVERIO PIPERNO.

Si da pubblica lettura delle relative posizioni.

49) – Ciliberto Ignazio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Ignazio Ciliberto fu Saverio di anni 44, sarto di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

50) – Mignolo Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Michele Mignolo di Domenico di anni 36, civile di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

51) – Citanna Pietro Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Pietro Antonio Citanna fu Pietro di anni 37, medico di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

52) – Mattei Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Francesco Mattei fu Francesco Antonio di anni 32, avvocato di Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

53) – Fortuna Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Francesco Fortuna fu Antonio di anni 30, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

54) – Potenza Francesco Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Francesco Antonio fu Giuseppe di anni 54, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

55) – Masseria Gregorio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Gregorio Masseria fu Domenico di anni 22, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

56) – Scalamandrè Raffaele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Raffaele Scalamandrè di Francesco di anni 40, falegname di Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale. Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

57) – Ciliberto Marianna

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Marianna Ciliberto fu Saverio di anni 50, filatrice di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

La difesa della parte civile sentita la deposizione di Marianna Ciliberto, domanda che fossero uditi i testimoni già esaminati, Vincenzo Conidi e Giuseppe Carnovale, per dichiarare quale sia il motivo per cui la teste Ciliberto fu discacciata dall’impiego di maestra comunale, avendo essa sostenuto che ne fu rimossa per intrighi dell’Arciprete Rodinò.

La difesa dell’accusato Piperno si oppone a fossero intesi gli anzidetti testimoni, anche perché gli stessi essendo rimasti in udienza, hanno inteso la deposizione della Ciliberto.

Allora il Presidente fa osservare ad essa difesa la inutilità dell’incidente, perché i testimoni, dopo che hanno deposto, debbono rimanere in udienza perché è anche di legge che ai testimoni si possono fare tutte le interrogazioni possibili, e di questa facoltà la difesa si è avvalsa con tutti i testimoni uditi fin’ora, anzi ne ha fatto espressa riserva nella sue posizioni a discarico.

Il pubblico Ministero domanda che si rigetti le opposizioni in parola.

La difesa degli accusati La Bella tace.

Gli accusati tutti, avuta la parola in ultimo luogo, l’un dopo l’altro, si riportano ai loro rispettivi difensori.

LA CORTE

Deliberando all’udienza in segreto, poiché l’opposizione della difesa dell’accusato Piperno è inattendibile.

Visto l’articolo 281 del codice di procedura penale accoglie l’istanza della difesa della parte civile, e conseguentemente ordina che i testi Vincenzo Conidi e Giuseppe Carnovale siano esaminati sulla circostanza testè dedotta dalla difesa medesima.

Datane pubblica lettura, la difesa di Saverio Piperno se ne protesta di ricorso per cassazione.

Per effetto della quale ordinanza si richiamano i testimoni in essa annotati:

1)- Conidi Vincenzo –inteso a carico al n. 32.

Il Presidente, dopo avergli rammentato il giuramento da lui già prestato, gli richiede opportunamente.

Lo stesso dice non so il motivo perché la teste Marianna Ciliberto venne rimossa dal suo ufficio di maestra comunale. Conosco però che essa si era divisa dal marito perché costui si dimostrava infedele.

Nulla si osserva

2)- Carnovale Giuseppe –inteso a carico al n. 16.

Il Presidente, dopo avergli rammentato il giuramento da lui già prestato, lo interroga analogamente.

Lo stesso narra quanto si è or ora deposto al precedente testimone.

Nulla si osserva.

Quindi essi Conidi Carnovale e Ciliberto restano in udienza, avvertiti di non allontarsene senza licenza.

58) – La Bella Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Domenico fu Francesco di anni 52, calzolaio di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

59) – Carullo Francesco (detenuto giudicabile per ribellione) libero e sciolto da vincoli custodito soltanto dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carullo Francesco fu Domenico di anni 36, bracciante di Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

60)- Pietro Casa Bianca

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Bianca Pietro Casa fu Giovanni di anni 44, proprietaria della Sardegna.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

61) – Mantella Angelo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Angela Mantella di Giovambattista di anni 53, di Monteleone avvocato.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

62) – Bisogni Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Giuseppe Bisogni fu Giacinto di anni 43, proprietario di San Gregorio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

63) – Morelli Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Morelli Antonio fu Antonio di anni 55, proprietario di Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

64) – Scalfaro Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Antonio Scalfaro fu Gaetano di anni 40, proprietario di Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro e con l’ucciso, sono poi indipendente degli uni e degli altri.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato analogamente sulle posizioni difensive.

Nulla si osserva e il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Il Pubblico Ministero rinuncia all’esame dei testi Citanna Domenico e Virdò Antonino, citati e domanda che per semplici indicazioni e chiarimenti si dia lettura della dichiarazione di esso Virdò.

Le parti tutte non si oppongono.

La difesa di parte civile rinunzia all’udizione dei testi Antonio Salomone e del Vescovo Mincione, dati nell’interesse di essa parte civile.

Il Pubblico Ministero, la difesa dei tre imputati e gli accusati medesimi nulla vi osservano.

La difesa dell’accusato Piperno rinunzia all’esame del teste Antonio Capialbi, dato nell’interesse di Saverio Piperno, e domanda che si dia pubblica lettura della dichiarazione di esso Capialbi.

Le altre parti nonché il pubblico ministero vi acconsentono.

La difesa degli accusati La Bella rinunziano all’esame orale del testimone Michele Piperno di Francesco nell’interesse di essi La Bella.

Le altre parti, nonché il Pubblico Ministero nulla vi osservano.

Gli accusati, avuta la parola in ultimo luogo si rimettono ai loro difensori.

LA CORTE

Deliberando all’udienza ed in segreto, attesochè le rinunzie testè avanzate dal Pubblico Ministero e dalle parti rispettivamente non sono state menomamente avversate in udienza, e molto meno la domanda del P.M. e quella della difesa dell’accusato Piperno circa la lettura delle deposizioni dei testimoni Virdò e Capialbi.

Che nel caso concreto può aver luogo codesta lettura.

Però quella relativa alla dichiarazione del Virdò va fatta per semplici indicazioni e schiarimenti, trattandosi nella specie di testimone citato e non venuto.

Per tali motivi

Visti ed applicati gli articoli 281 n. 4; 291, 294, 311 del codice di procedura penale.

Da atto della rinunzia alla udizione dei testi come poscia non venuti ed ordina darsi lettura della dichiarazione fatta dai testimoni Antonino Virdò ed Antonio Capialbi, mandando procedersi oltre alla pubblica discussione.

Per effetto di che si da lettura ad alta voce,

1)- della dichiaraione di Antonio Virdò e nulla si osserva.

2)- di quella di Antonio Capialbi, e nulla si osserva.

D’accordo con il pubblico ministero colle parti tutte si da pubblica lettura in udienza dei documenti esistenti al volume 1 a pagina 6,9,10,14,18,19,20,27,28,30,31,67,69,70 113,122,133 da 138 a 149 a 150, 168,169,180,181,182.

E nulla si osserva.

In questo istante i testi tutti superiormente intesi fanno istanza di essere licenziati.

Il pubblico ministero e le parti tutto vi acconsentono.

Anche il Presidente interroga i giurati se intendono fare qualche domanda ai testimoni, o chiedere qualche spiegazione.

I giurati, l’un dopo l’altro, rispondono negativamente.

Quindi il Presidente congeda i testimoni suddetti.

Le parti tutte, ad invito del Presidente, dichiarano di non rimanere altro a discutere nel loro interesse.

Esaurito in tal modo l’esame della presente causa, e discusso ogni altro elemento di prova, l’avvocato signor Giuseppe Giampà, difensore della parte civile, sostiene la reità di tutti e tre gli accusati quanto all’assassinio di che trattasi.

Il Pubblico Ministero, invitato dal Presidente, discorre del merito della causa, e, dopo aver lungamente discusso gli elementi in appoggio dell’accusa fa notare alla Presidenza che per oggi gli manca la lena a continuare la sua requisitoria, e quindi domanda che si rimandi a domani la prosecuzione dell’odierno giudizio.

Il PRESIDENTE, aderendovi, dichiara sciolta l’udienza, manifestando alla parti ed ai giurati che domani alle nove anti meridiane precise avrà luogo la continuazione di questa causa.

Di tutto ciò oggi su indicato giorno, mese ed anno, è stato redatto il presente processo verbale, che chiuso alla 4,15 pomeridiane, viene emarginato e sottoscritto dal Presidente e dal Cancelliere.

Il Presidente firmato Frugiuele.

Il Pubblico Ministero firmato Cianci.

Il Cancelliere firmato Mandarini

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1879 il giorno 18 del mese di ottobre alle ore 9,15 antimeridiane in Catanzaro la Corte d’Assise del circolo di questa città composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Mandarini Giuseppe vice cancelliere aggiunto.

E’ in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti :

1)- Francesco La Bella

2)- Antonio La Bella

3)- Saverio Piperno

tutti di Piscopio,

accusati dell’assassinio del Parroco di Piscopio don Bruno Rodinò.

Il Cavalier signor Cianci Nicola Procuratore del Re, destinato a servire presso questa Procura Generale è alla sua tavola.

Gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori tutti sono al posto loro designato.

Gli uscieri di servizio signori Fiona e Milano sono al loro posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati.

D’ordine del Presidente, uno degli uscieri apre le porte della sala al pubblico, ed annuncia l’udienza è aperta.

Indi il Presidente avverte da pria le parti di prestare la debita attenzione, mentre va a continuarsi la loro causa, e poscia procede all’appello nominale dei suddetti 14 giurati, rammentando il giuramento già prestato.

Dopo di che il Pubblico Ministero sull’invito del Presidente riepiloga gli argomenti tutti svolti nel giorno di ieri intorno all’assassinio in esame, ed attiene aggiunge, ed in seguito, stando in piedi, a capo scoperto, conchiude dichiarandosi dal Giurì gli accusati:

1)- Francesco La Bella;

2)- Antonio La Bella;

3)- Saverio Piperno

tutti di Piscopio.

COLPEVOLI

Cioè :

il primo d’avere nel mattino del 30 agosto 1877 in Piscopio, tolto la vita a colpo d’arma da fuoco all’arciprete Bruno Rodinò, dopo d’avere prima dell’azione formato disegno d’uccidere costui, e d’averlo a questo scopo aspettato dietro la siepe dell’angolo del fondo “Lamonaca”.

Il secondo ed il terzo, di avere nelle stesse circostanze di tempo e luogo istigato o dato le istruzioni o le direzioni per uccidere l’arciprete Bruno Rodinò, o d’avere procurato l’arma che servì all’esecuzione del suddetto reato, sapendo l’uso che si destinava di farne, o d’avere scientemente e volontariamente aiutato o assistito l’autore o gli altri autori della uccisione in parola nei fatti che la prepararono o facilitarono o consumarono; ed allo scopo di prestare il loro sciente aiuto a codesta uccisione, aspettarono per maggiore o minore tempo la vittima dietro la siepe dell’angolo del fondo “La Monaca”, onde cooperarsi, come fecero, alla morte del Rodinò, prestando inoltre anche il loro sciente aiuto alla uccisione medesima, colla circostanza d’avere prima dell’azione formato il disegno d’uccidere il Rodinò, al quale oggi prestarono la loro sciente cooperazione.

Il difensore signor Pasquale Murmura, invitato dal Presidente parla i mezzi di difesa a pro degli accusati La Bella, e sostiene da pria non concorrere nel fatto in accusa le aggravanti della premeditazione e dell’agguato.

Poscia parla nel senso di risultare dubbia la reità di essi La Bella,e quindi conchiude per la loro assoluzione.

In seguito il difensore signor Domenico Antonio Chimirri, sull’invito del Presidente, arringa pure a favore degli accusati La Bella, e conchiude come il precedente difensore signor Murmura.

Il difensore signor Francesco Lavalla, dietro invito del Presidente, parla i mezzi di difesa a pro dell’accusato Saverio Piperno e conchiude per la innocenza di costui circa il reato in questione.

Il difensore signor Gaetano Candela in ultimo, sull’invito del Presidente, arringa a favore dello stesso Piperno, e conchiude per la di lui innocenza.

Terminate così le difese, il Presidente interroga i giurati se intendono fare qualche domanda agli accusati, o chiedere qualche spiegazione.

Detti giurati, l’un dopo l’altro, rispondono negativamente.

Gli accusati, avuta la parola in ultimo luogo, l’un dopo l’altro, rispondono di non avere altro da aggiungere in loro discolpa.

Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle questioni, alle quali i giurati sono chiamati a rispondere.

E poscia avverte i giurati che, essi a maggioranza di voti ritengono che esistono a favore di ciascun accusato circostanze attenuanti, debbono dichiararlo in questi termini:

“Vi sono circostanze attenuanti a favore dell’accusato Francesco La Bella: nello stesso modo si dirà per gli altri accusati Antonio La Bella e Saverio Piperno, indicandone il nome e cognome di colui o di coloro, a cui favore si dichiari esistere circostanze attenuanti.

Stabilite definitivamente le questioni il Presidente quindi firma col vicecancelliere le questioni e le consegna ai giurati nella persona del loro capo assieme all’atto di accusa, ai processi verbale che constatano il reato ed agli atti del processo avvertendoli che se l’accusato sarà dichiarato colpevole del fatto principale alla semplice maggioranza di sette voti, devono farne menzione al principio della loro dichiarazione.

Dopo di che esso Signor Presidente fa ritirare l’accusato dalla sala di udienza e legge ai giurati la istruzione contenuta dell’articolo 498 del codice di procedura penale.

Quindi i dodici giurati primi estratti sull’invito del Presidente si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, ed affinché non potessero uscirne, ne avere comunicazione al di fuori con chicchessia, il Presidente medesimo da ordine all’usciere di udienza ed al Capo della forza pubblica di farne custodire l’entrata finché non abbiano formata la loro dichiarazione, al che si è scrupolosamente adempito.

I due giurati supplenti sono rimasti ai loro posti all’udienza.

Decorso qualche tempo i dodici giurati rientrano nella sala di udienza, prendendo ciascuno il suo posto.

Il Presidente domanda loro quale sia stato il risultato della loro deliberazione.

Allora il Capo dei giurati, ritto in piedi e tenendo la mano sul core dice: “Sul mio onore sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa”.

Indi fa notare alla Presidenza che egli soffre in atto tale indebolimento alla vista che non è allo stato di leggere codesta dichiarazione, e chiede perciò che sia questa letta da altro giurato, che rimette nelle mani del Presidente, dopo averla sottoscritta.

Allora il Presidente chiama a se il giurato Vincenzo Pugliese, terzo estratto gli consegna la dichiarazione in parola e lo invita a darne pubblica lettura, e lo stesso, stando in piedi a fianco del capo dei giurati, da lettura ad alta voce della mentovata dichiarazione, e poscia la riconsegna al Presidente il quale alla sua volta la sottoscrive e la fa sottoscrivere del pari dal Cancelliere il tutto in presenza dei giurati, della Corte e dei difensori delle parti.

Espletate queste operazioni, il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Cancelliere da pubblica lettura della suddetta dichiarazione, che qui si allega.

IL PRESIDENTE

In vista del verdetto negativo del Giurì a favore dell’accusato Saverio Piperno, avvalendosi della facoltà concessagli dall’articolo 512 del codice di procedura penale, modificato dalla legge 8 giugno 1874.

Dichiara assolto esso Piperno, ed ordina che sia posto in libertà, se non è detenuto per altra causa.

Il Pubblico Ministero quindi sull’invito del Presidente stando in piedi ed a capo coperti, conclude ritenersi nella Corte che i fatti affermati dai Giurati costituiscono nella specie i reati contemplati dal Codice Penale dagli articoli 522,534,531,103,104,105 e che i benefici ammessi a favore degli accusati La Bella rientra nell’ipotesi dell’articolo 684 del codice medesimo.

Epperò chiede condannarsi gli accusati:

1)-Francesco La Bella

2)- Antonio La Bella

il primo alla pena dei lavori forzati a vita;

il secondo alla pena di quindici anni di lavori forzati, diminuita per Antonio La Bella di mesi sei per effetto dell’amnistia del 19 giugno 1878;

Chiede inoltre condannarsi essi La Bella alle conseguenze di legge.

In seguito l’avvocato signor Giuseppe Giampà difensore della parte civile, sull’invito del Presidente, chiede condannarsi gli accusati La Bella ai danni, interessi ed alle spese a favore di essa parte civile, accordandosi intanto a costei una liberanza provvisionale in quella somma che stimerà la Corte da tenersene ragione nella liquidazione definitiva.

Il Presidente domanda agli accusati se hanno qualche cosa da dire a loro difesa.

Gli accusati medesimi uno dopo l’altro si rimettono ai detti dei difensori. I difensori Murmura e Chimirri invitati dal Presidente si rapportano alla religione della Corte.

Gli accusati avuta in ultimo luogo la parola rispondono di non avere che aggiungere nel loro interesse.

La Corte si ritira in seguito nella camera di consiglio per decidere a porte chiuse ed in segreto fuori della presenza del P.M. del cancelliere ed ogni altra estranea persona.

Rientrata dopo qualche tempo la corte nella sala di udienza annunziata dall’Usciere di servizio il Presidente tenendosi a capo coperto legge ad alta voce ed in presenza dei Giudici del Ministero Pubblico, dei giurati e delle parti tutte la sentenza pronunziata.-

Infine il Presidente avverte gli accusati della facoltà di ricorrere in Cassazione dopo tre giorni e farne dichiarazione al Cancelliere della Corte, congeda i giurati e scioglie l’udienza.

Di tutto ciò, oggi suindicato giorno mese ed anno 18 ottobre 1879 è stato redatto il presente processo verbale, che chiuso alle 10,15 pomeridiane, viene emarginato e sottoscritto dal Presidente e Cancelliere.

Visto il Presidente il Pubblico Ministero

Frugiuele Nicola Cianci

Il Cancelliere

Mandarini

QUESTIONI PER FRANCESCO LA BELLA

“Sul Mio Onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei Giurati è questa”.

1)- L’accusato Francesco La Bella fu Antonio da Piscopio è colpevole di avere nel mattino del 30 agosto 1877 in Piscopio, volontariamente e con intenzione di uccidere, tolto la vita all’Arciprete Bruno Rodinò a colpo di arma da fuoco ?

Assorbita

2°)- Nell’affermativa della prima questione;

L’accusato Francesco La Bella commise il fatto, di cui alla precedente quistione, con la circostanza di avere per maggiore o minor tempo aspettato in uno o in diversi luoghi il Rodinò per ucciderlo?

Assorbita

3)- Anche nell’affermativa della prima questione.

L’accusato La Bella Francesco commise il fatto, di cui alla prima questione, con la circostanza di avere prima dell’azione formato il disegno di uccidere il suddetto Rodinò ?

Assorbita

4)- Nella Negativa della prima questione.

L’accusato la Bella Francesco è invece colpevole di avere nelle stesse circostanze di tempo e di luogo istigato o dato le istruzioni o le direzioni per uccidere l’arciprete Bruno Rodinò, o di avere procurato l’arma che ha servito all’esecuzione del suddetto reato, sapendo l’uso che si destinava di farne o di avere scientemente e volontariamente aiutato o assistito l’autore o gli autori della uccisione suddetta nei fatti che l’hanno preparata o facilitata o consumata ?

Assorbita

5)- Nell’affermativa della precedente.

La cooperazione prestata dall’accusato nel fatto suddetto fu tale che senza di essa il Rodinò non sarebbe stato ucciso ?

A maggioranza SI.

6)- L’accusato Francesco La Bella allo scopo di prestare il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 4° questione, aspettò per maggiore e minor tempo in uno o diversi luoghi esso Rodinò onde cooperarsi, come fece alla costui uccisione ?

A maggioranza Si.

7)-L’accusato La Bella Francesco prestò il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 4° questione, colla circostanza di avere prima dell’azione formato il disegno di uccidere il Rodinò, al quale scopo prestò la sua sciente cooperazione ?

A maggioranza Si.

Si ammettono le circostanze attenuanti.

PER ANTONIO LA BELLA

1)-L’accusato Antonio La Bella di Francesco da Piscopio è colpevole di avere nel mattino del 30 agosto 1877 in Piscopio, volontariamente e con intenzione di uccidere, tolto la vita all’Arciprete Bruno Rodinò a colpo di arma da fuoco ?

A maggioranza SI

2°)- Nell’affermativa della prima questione;

L’accusato Antonio La Bella commise il fatto, di cui alla precedente quistione, con la circostanza di avere per maggiore o minor tempo aspettato i uno o in diversi luoghi il Rodinò per ucciderlo ?

A maggioranza No.

3)- Anche nell’affermativa della prima questione.

L’accusato La Bella Antonio commise il fatto, di cui alla prima questione, con la circostanza di avere prima dell’azione formato il disegno di uccidere il suddetto Rodinò ?

A maggioranza No.

4)- Nella Negativa della prima questione.

L’accusato la Bella Antonio è invece colpevole di avere nelle stesse circostanze di tempo e di luogo istigato o dato le istruzioni o le direzioni per uccidere l’arciprete Bruno Rodinò, o di avere procurato l’arma che ha servito all’esecuzione del suddetto reato, sapendo l’uso che si destinava di farne o di avere scientemente e volontariamente aiutato o assistito l’autore o gli autori della uccisione suddetta nei fatti che l’hanno preparata o facilitata o consumata ?

5)- Nell’affermativa della precedente.

La cooperazione prestata dall’accusato nel fatto suddetto fu tale che senza di essa il Rodinò non sarebbe stato ucciso ?

Assorbita.

6)- L’accusato Antonio La Bella allo scopo di prestare il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 4° questione, aspettò per maggiore e minor tempo in uno o diversi luoghi esso Rodinò onde cooperarsi, come fece alla costui uccisione ?

Assorbita.

7)-L’accusato La Bella Antonio prestò il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 4° questione, colla circostanza di avere prima dell’azione formato il disegno di uccidere il Rodinò, al quale scopo prestò la sua sciente cooperazione ?

Assorbita

Si ammettono le circostanze attenuanti.

PER L’ACCUSATO SAVERIO PIPERNO

1)- L’accusato Piperno Saverio fu Michele da Piscopio è colpevole di avere nel mattino del 30 agosto 1877 in Piscopio istigato o dato le istruzioni o le direzioni per uccidere l’arciprete Bruno Rodinò, o di avere procurato l’arma che ha servito all’esecuzione del suddetto reato, sapendo l’uso che si destinava di farne o di avere scientemente e volontariamente aiutato o assistito l’autore o gli autori della uccisione suddetta nei fatti che l’hanno preparata o facilitata o consumata ?

A maggioranza No

2)- Nell’affermativa della precedente.

La cooperazione prestata dall’accusato Piperno nel fatto suddetto fu tale che senza di essa il Rodinò non sarebbe stato ucciso ?

Assorbita.

3)- L’accusato Saverio Piperno allo scopo di prestare il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 1° questione, aspettò per maggiore e minor tempo in uno o diversi luoghi esso Rodinò onde cooperarsi, come fece alla costui uccisione ?

Assorbita.

4)- L’accusato Saverio Piperno prestò il suo sciente aiuto a colui o coloro che volontariamente uccisero Bruno Rodinò, come alla 4° questione, colla circostanza di avere prima dell’azione formato il disegno di uccidere il Rodinò, al quale scopo prestò la sua sciente cooperazione ?

A maggioranza No

Firmato

Il Presidente (Furgiuele)

Il Cancelliere (Mandarini)

Il capo dei giurati ( Catanzariti)




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20 novembre 2007

SENTENZA CARULLI - CITANNA

  
                                                                SENTENZA  N. 3

Sentenza di separazione tra Carulli Antonietta e Citanna Domenico, residenti in Piscopio.

L’anno 1926, e questo dì 29 del mese di ottobre a ore 11 e minuti 14 nella Casa Comunale di Piscopio.

Io Conte Nicola Capialbi Podestà, Ufficiale dello Stato Civile avendo ricevuto oggi dal Signor Procuratore del Re presso il Tribunale lettera del 25 dell’andante mese di ottobre numero 2792, con la quale veniva rimessa copia di sentenza civile di annullamento del matrimonio contratto da Carulli Maria Antonietta Caterina, con Citanna Domenico avvenuto in questo stesso Comune il giorno 27 ottobre 1920, come al numero 21 del Registro relativo, per essere trascritto in questi registri correnti degli atti di matrimonio ed aderendo alla superiore richiesta, ho per intero ed esattamente trascritto detta copia che è del tenore seguente.

Numero 231 – In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele III° per Grazia di Dio e volontà della Nazione Re D’Italia.

Il Tribunale Civile di Monteleone di Calabria, composto dai Signori Avvocato Cavalier Ufficiale Rizzuto Angelo Presidente Estensore, Cavalier Di Franco Faustino Cavalier Gemelli Tommaso = Giudici = ha pronunziato la seguente Sentenza nella Causa civile in prima istanza, segnata al numero del Ruolo 20536 e vertente = Tra la signora Carulli Antonietta fu Giuseppe da Zammarò vico 2° Monteleone di Calabria, attrice, rappresentata dal Procuratore Signor Marzano Mario che la difende con l’avvocato Signor Professor Amodeo Marzano, contro Citanna Domenico fu Giuseppe da Zammarò frazione del Comune di San Gregorio d’Ippona, ed elettivamente domiciliato in questa città preso lo studio dell’Avv. Signor Domenico Nola, dal quale è rappresentato e difeso altresì dall’Avv. Signor Rocco Salomone, convenuto =

Chiamata la causa all’udienza del 30 giugno 1926, i procuratori delle parti hanno così conchiuso. Il procuratore dell’attrice.

Voglia il Tribunale Illustrissimo tutte le contrarie istanze eccezioni difese respinte, accogliersi l’istanza proposta con gli atti 7-10- 1924 ==== 27.02.1925 ====== e 14.05.1926 e conseguentemente dichiarare nullo il matrimonio celebrato il 27 ottobre 1920 tra concludente e il Citanna, e quindi voglia disporre l’annotazione dell’emendata Sentenza sui registri dello Stato Civile del Comune di Piscopio.

Con rivalsa delle spese e ogni riserva. Il Procuratore del convenuto.

Si conchiude che il Tribunale voglia integralmente accogliere tutte le istanze di essa Antonietta Carulli, di cui al livello introduttivo del 7 ottobre 1924 alle quali non vi fa veruna opposizione.

Il Pubblico Ministero presso questo Tribunale rappresentato dalla persona del cavalier Amedeo Rivelle, chiede l’accoglimento della domanda dell’attrice.

FATTO . Con atto 7 ottobre 1924 === Carulli Antonietta propose domanda di annullamento di matrimonio contratto tra essa con Citanna Domenico addì 27 ottobre 1920, davanti all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Piscopio, per il motivo che ella fu costretta a consentire al matrimonio stesso con violenza e minacce da parte di esso Citanna, dal quale era stata da Citanna sottoposta a continue sevizie, onde fu necessario addivenire alla separazione personale, in seguito a processo per maltrattamento. ===

Questo Tribunale, con sentenza del 20 febbraio === 4 marzo 1925 ordinò la produzione di alcune copie degli atti dell’accennato processo per maltrattamenti, e in seguito, con altro pronunziato 7-19 agosto 1925 ammise la prova testimoniale articolata dalla Carulli, tendente a dimostrare che fu costretta dal Citanna con violenze e minacce a consentire al matrimonio.

Raccolta tale prova la Carulli riproduceva causa con atto 14 maggio 1926 per gli ulteriori provvedimenti ===

All’udienza del 30 stesso mese i procuratori delle parti ed il Pubblico Ministero presero la conclusione sopra trascritte. Diretto.

Osserva il Collegio che dalle prove acquisite risulta accertato che effettivamente la Carulli, che contava appena diciassette anni non prestò libero e spontaneo consenso al suo matrimonio col Citanna il quale avea l’età di anni venticinque.

Invero tanto dagli atti del procedimento penale per maltrattamenti, che dalla prova testimoniale raccolta in questa sede, risulta che la convivenza di essi coniugi, subito dopo il matrimonio, fu oltre ogni dire amareggiato e reso impossibile per il carattere impulsivo e violento del Citanna, che percuoteva spesso la Carulli trascendendo ad atti da richiamare l’attenzione del vicini, che accorrevano perfino in casa ad evitare più tristi conseguenze.

E’ accertato inoltre che la Carulli in seguito al fidanzamento voluto dalla madre dopo che ebbe a constatare l’indole e la condotta del Citanna diametralmente opposta al temperamento prese la determinazione di allontanarsi dalla propria casa ed andarsene a convivere presso uno Zio a Laureana di Borrello, e parte in carrozza accompagnata dalla madre, in un mattino dei primi di ottobre del 1920, fiduciosa che il Citanna, con l’allontanamento avrebbe abbandonato ogni pensiero verso di lei.

Il Citanna però le attraversò la Via e portatosi con due suoi compagni al passo di Calimera ne attese il passaggio e la rapì con violenza, conducendola a Monteleone di Calabria nell’albergo d’Italia e quivi la deflorò trattenendosi per più giorni.

Nel frattempo la madre della Carulli cui premeva di regolarizzare la posizione della stessa faceva eseguire le pubblicazioni della richiesta del matrimonio all’Ufficiale di Stato Civile di Piscopio ove ricondotta di li a pochi giorni venne celebrato il matrimonio stesso, nonostante che essa avesse continuato a manifestare il suo dissenso per cui a costringerla concorsero oltre l’opera della madre le continue minacce del Citanna, i dissidi ed i maltrattamenti, seguiti subito dopo la celebrazione del matrimonio, sono la conferma di una unione malamente effettuata.

La consistenza di tali maltrattamenti l’assoluto posteriore diniego da parte della Carulli a continuare la convivenza col Citanna, dimostrano tutta l’avversione della donna verso l’uomo a cui non era legata spontaneamente dal vincolo di amore, cose dal matrimonio e come all’unione stessa si pervenne senza che la Carulli avesse prestato il suo libero consenso, manca pertanto il requisito essenziale per la valida del matrimonio e però l’azione spiegata dalla Carulli, a cui non si sono opposti lo stesso Citanna ed il Pubblico Ministero riconoscendo la ragione nonostante il divieto sancito dall’articolo 106 Codice Civile della convivenza pacifica per un mese dopo la celebrazione del matrimonio, è ammissibile e và accolta giacchè ricorre sulla specie l’estremo di legga art. 105 C.C. per cui è ammessa l’impugnativa da parte della sposa, del quale non vi è stato libero il consenso.

Le spese del giudizio vanno sopportate dal convenuto per avervi dato causa.

Per questi motivi il Tribunale uditi i procuratori delle parti ed il Pubblico Ministero accoglie la domanda proposta da Carulli Antonietta con atto 7 ottobre 1924, e riprodotta con atti 27.5.1925 e 14.5.1926, e inconseguenza dichiara nullo il matrimonio celebrato davanti l’Ufficiale dello Stato civile del Comune di Piscopio il 27.10.1920 tra essa Carulli e Citanna Domenico.

Ordina che a cura della cancelleria di questo Tribunale, a spese dell’attrice sia trasmessa autentica di questa sentenza al detto Ufficio di Stato Civile per essere eseguita la relativa annotazione in margine all’atto di matrimonio.

Condanna il convenuto Citanna alle spese del giudizio a favore dell’attrice da liquidare una all’onorario di avvocato dall’estensore del Tribunale Civile di Monteleone di Calabria.

Addì 28 luglio 1926 ==== firmati A. Rizzuti – De Franco – Gemelli .

Il primo Cancelliere A. Barone.

La presente sentenza dopo firmata è stata dal sottoscritto Cancelliere pubblicata nei modi di rito all’udienza straordinaria del 16 agosto 1926.

Il primo Cancelliere A. Barone. N. 2201 cronologico . N. 210 rep. N. 91 modello 3 volume 68. Foglio 127 registrato a Monteleone il 21.08.1926 esatte lire 40 e centesimi 10 (L. 40,10).

Il ricevitore F. D’Anna. Per copia conforme si rilascia a richiesta del Dr. Marzano Mario, procuratore della Carulli Antonietta per essere a cura della Cancelleria di questo Tribunale trasmessa all’Ufficio dello Stato Civile di Piscopio, allo scopo di eseguire la relativa annotazione in margine all’atto di matrimonio.

Monteleone 23 ottobre 1926

Il Cancelliere A. Barone




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20 novembre 2007

Processo Trincillo - Destito

                                                      PROCESSO N. 4

CORTE D’ASSISE

DI MONTELEONE

Verbali del processo penale a carico degli imputati:

Trincillo Maria, Destito Giuseppe, accusati di infanticidio, avvenuto in Piscopio in data 3 Marzo 1880.

CORTE D’ASSISE DI MONTELEONE

Verbale di formazione del giurì e

verbale di Pubblica discussione

L’anno 1881 il giorno 28 del mese di Novembre in Monteleone alla ore 10,00 antimeridiane.

Nella sala di udienza di questa Corte D’Assise , i giurati chiamati a prestare servizio per le cause da spedirsi nel periodo della volgente quindicina, come da processo verbale in data 9 novembre 1881, riuniti a cura dell’Usciere di servizio, nella stanza ad essi assegnata, alla quale non può avere accesso alcuna persona estranea alla Corte. Essendo al suo posto nella detta sala d’Udienza il Signor Giuseppe Dello Russi Procuratore del Re, vi sono introdotti i giurati suddetti, e quindi la Corte vi fa il suo ingresso, annunziata ad alta voce dall’usciere medesimo, Essa è composta dai Signori:

Cavalier Gaspare Spina - PRESIDENTE –

Carini Saverio - GIUDICE-

Franzini Rocci -GIUDICE – Giudice Ordinari .

Il Vice cancelliere Signor Ciancio Carlo è al suo posto.

Il signor La Fortuna Marco Usciere di questo tribunale civile e correzionale, presta servizio all’udienza. Esso è egualmente al suo posto.

Gli accusati sono al banco dei giudicabili custoditi dalla forza pubblica per impedirne la fuga; come fuori ed avanti al banco degli accusati è situato l’altro giudicabile abilitato Francesco Gentile. Si presentano gli avvocati signori Ferdinando Castagna per gli accusati Ierardi e Gentile, nonchè Sig. Murmura Pasquale e Antonio De Guzzis per gli accusati Maria Trincillo e Destito Giuseppe.

Ad analoga domanda del Presidente gli accusati rispondono:

1)- Mi chiamo Trincillo Maria fu Maria di anni 40, contadina, nata a Nocera Pagani domiciliata in Piscopio, vedova.

2)- Mi chiamo Destito Giuseppe di Francesco di anni 29 calzolaio di Zammarò, coniugato dimorante in Piscopio.

Il Presidente procede quindi, in presenza degli accusati e difensori all’appello nominale dei giurati nel n. di 33 dianzi accennati i cui nomi tutti sono stati ai sensi di legge comunicati al Pubblico Ministero. Il P.M. produce dei documenti dai quali si rileva che il giurato De Franco Nicola non comparso nel primo giorno senza giustificazione, e condannato a lire 100 di multa, trovasi investito dell’Ufficio di Conciliatore, e conseguentemente chiede la revoca della precedente ordinanza, così provvedendo alla cancellazione del nome di sopra. La difesa e gli accusati nulla osservano.

La Corte, deliberando in segreto all’udienza atteso che dai documenti legali prodotti, esclude il Giurato Conciliatore, revocando la condanna pronunziata nel primo giorno.

Il Presidente a norma dell’art. 27 del regolamento approvato per regio decreto 1 settembre 1874, specifica la prima generalità degli accusati e della parte lesa, nonché l’oggetto dell’accusa, relativamente alla causa che va oggi a trattarsi, e poscia avverte tutti i giurati presenti dell’obbligo che loro incombe di fronte alla causa medesima di dichiarare cioè immediatamente se si trovano nelle condizioni espresse dai numeri 2,3,4, e 5 dell’art. 37 della legge 8 giugno detto anno, e ne spiegano loro il contenuto, diffidandoli che tacendo, potrebbero andare incontro alle pene sancite dall’art. 44 legge anzidetta, e ne spiega loro altresì il contenuto, contro quei giurati che rendono per loro colpa impossibile la regolare dichiarazione del Giurì.

Il Presidente specifica l’oggetto delle accusa e le generalità degli accusati; Ierardi Michele, gentile Francesco, Trincillo Maria e Destito Giuseppe.

Invita pure il giurato Vito Fragalà oggi comparso per la prima volta, a dichiarare immediatamente se si trova nelle condizioni previste dai n. 1 e 6 del citato art. 37 e glie ne spiega il contenuto.

Ed il giurato Fragalà risponde di non trovarsi nelle condizioni di cui alle avvertenze generali; ed i giurati tutti compreso lo stesso Fragalà rispondono negativamente quanto alle avvertenze speciali per le cause. Il Presidente inoltre, in esecuzione anche del ricordato art. 27 avverte pure le parti del diritto che loro spetta di opporre le cause di incompatibilità dei giurati, di cui nei numeri tutti del riportato art. 37 e ne spiega loro il contenuto, e degli effetti del loro silenzio stabiliti dall’art. 43 di detta legge spiegandone loro il contenuto.

E nulla si osserva sulla legalità della composizione della giuria.

In seguito il Presidente congeda i giurati esuberanti dopo l’estrazione che sono :

Brasca Francesco, Suriani Domenico, Scalfari Cesare, quindi pone nell’urna i nomi dei trenta giurati chiamati a comporre il giurì del giudizio nella causa iscritta oggi , scritti su 30 pezzi di carta simili e di uguale dimensione li rotola in forma cilindrica. Fa poi ritirare i 30 giurati nella stanza loro destinata chiudendo la porta: Quindi legge in presenza del P.M. del difensore e degli accusati i nomi dei 30 giurati ripetendoli secondo l’ordine di estrazione:

Macchetti Angelo, Butera Francesco, Majone Vincenzo, Candela Francesco, Mirabelli Francesco, Arena Antonio, Greco Ignazio, Doria Vito, Pellegrino Rao Francesco, Melecrinis Filippo Ignazio, Rossi Ferdinando, Squillacioti Antonio, Coscia Andrea, Fragalà Vito, Aiello Giuseppe, Passante Salvatore, Miceli Giuseppe, Scaramuzzo Francesco, Corso Domenico, Manfredi Giuseppe, Mannacio Soderino Scipione, Mantella Domenico, Ascoli Tommaso, Moricca Francesco, Gigliotti Guglielmo, Laredo Francesco Antonio, Strani Saverio, Scrugli Gaetano, De Francesco Giuseppe, Mantella Francesco.

I primi 25 ordinari tutti gli altri supplenti, quindi rivolto agli accusati dice che si andrà a procedere al sorteggio dei 14 giurati che faranno parte della giuria avvertendoli del diritto alla ricusa e del modo in cui possono esercitarlo in comune il diritto di ricusazione. In seguito di ciò agitatasi l’urna in tutti i sensi ripetute volte il presidente estrae dall’urna i quattordici giurati per il giudizio della seconda causa che sono :

Greco Ignazio, Coccia Andrea, Manfredi Giuseppe, Corso Domenico, Passante Salvatore, Mirabelli Francesco, Rossi Ferdinando, Pellegrino Rao Francesco, Aiello Giuseppe, Moricca Francesco, Ascoli Tommaso, Doria Vito, Butera Francesco, Gigliotti Guglielmo

I primi 12 ordinari gli ultimi 2 supplenti. Giurati ricusati dal P.M. n. 8 e n. 8 dagli accusati a mezzo dei difensori.

Compiuta l’estrazione e l’operazione di ricusa, non si è proposta nè dal P.M. e né dagli accusati domanda di eccezione sulla costituzione del Giurì. D’ordine del Presidente i 30 giurati rientrano nella sala d’udienza e l’usciere riapre la porta al pubblico. Il Presidente legge i nomi del Giurì che prendono posto a loro assegnato, in faccia al banco dei giudicabili, quindi sono avvertiti dal Presidente che il primo estratto è il capo dei giurati

I rimanenti giurati sono dal Presidente congedati ed avvisati a comparire nei successivi giorni della quindicina.

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1881 il giorno 28 del mese di Novembre alle ore 4 antemeridiane antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Carlo Ciaccio vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti:

1)- Destito Giuseppe;

2)- Trincillo Maria ;

entrambi di Piscopio, accusati come dagli atti.

Il Signor Giuseppe Dello Russo Sostituto Procuratore del Re, e al suo posto gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori De Guzzis Antonio e Murmura Pasquale sono al posto loro designato. L’Usciere di servizio signor Marco la Fortuna è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Greco Ignazio.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga gli accusati sulle loro generalità e gli accusati rispondono.

1)- Mi chiamo Trincillo Maria fu Maria di anni 40, contadina, nata a Nocera Pagani domiciliata in Piscopio, vedova.

2)- Mi chiamo Destito Giuseppe di Francesco di anni 29 calzolaio di Zammarò, coniugato dimorante in Piscopio.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Vice Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Il Signor Pubblico Ministero in seguito presenta la lista dei testimoni da esaminarsi da lui richiesta.

E fatti introdurre essi stessi nella sala di udienza il Cancelliere legge ad alta voce questa lista e tutti rispondono appello nominale, meno Broggi Luigi e Citanna Nicola.

Datasi lettura delle cedole di citazione dei relativi atti di notificazione e dei documenti che vi ha relazione risulta che il testimone fu regolarmente citato, ma trovasi infermo, e quanto al Citanna non è ancora pervenuto il referto di notificazione.

Il Presidente invita le parti a proporre quelle eccezioni, le quali potrebbero essere preliminarmente decise e si risponde nulla esservi ad eccepire.

I testimoni presenti a cura dell’usciere di servizio si ritirano nella stanza loro destinata, e dalla quale non possono vedere ne sentire ciò che si fa nella sala di udienza; ricevendo esso usciere incarico del Presidente di sorvegliarli affinchè non conferissero tra loro sul reato o sugli accusati, e non comunicassero con alcuno degli interessati prima del loro esame.

Rivolto poi ai giurati li avverte a norma dell’art. 492 del codice di procedura penale modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà ottenuta la parola domandare ai testimoni tutti e agli accusati tutti i chiarimenti che crederanno necessari all’accertamento della verità.

Interrogati gli accusati rispondono uno dopo l’altro .

La Trincillo espone oralmente il contenuto del suo terzo interrogatorio. E nulla si osserva.

Il Destito espone anche lui il contenuto dei precedenti interrogatori.

Si da in seguito pubblica lettura degli interrogatori resi dagli accusati, dei rapporti e dei verbali relativi a questa causa nonché ai documenti di rito del certificato del casellario e nulla si osserva.

La Presidenza fattasi l’ora molto inoltrata, dichiara che il dibattimento sia sospeso e che sarà continuato giorno 29 novembre 1881 alle ore 9,00 antimeridiane.

I signori giurati e le parti tutte ne vengono informati e dichiarano di restarne intesi. Il capo della forza pubblica riceve l’ordine di ricondurre domani all’ora indicata gli accusati in questa sala, e dichiara di esserne inteso. I testimoni tutti parimenti ricevono ordini di ripresentarsi alla Corte domani alle ore 9,00 antimeridiane, e si promettono obbedienza.

La Presidenza indi dichiara sciolta l’udienza. Di tutto ciò si è redatto il presente verbale chiuso alle sette a.m. oggi 28 novembre 1881, e sottoscritto.

Il Presidente

Spina

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1881 il giorno 29 del mese di Novembre alle ore 10,00 antemeridiane antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Carlo Ciaccio vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti:

1)- Maria Trincillo

2)- Giuseppe Destito ;

entrambi di Piscopio, accusati come dagli atti.

Il Signor Giuseppe Dello Russo Sostituto Procuratore del Re, e al suo posto gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori De Guzzis Antonio e Murmura Pasquale sono al posto loro designato. L’Usciere di servizio signor Marco la Fortuna è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Greco Ignazio.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga gli accusati sulle loro generalità e gli accusati rispondono.

1)- Mi chiamo Trincillo Maria fu Maria di anni 40, contadina, nata a Nocera Pagani domiciliata in Piscopio, vedova.

2)- Mi chiamo Destito Giuseppe di Francesco di anni 29 calzolaio di Zammarò, coniugato dimorante in Piscopio.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Vice Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Il Signor Pubblico Ministero in seguito presenta la lista dei testimoni da esaminarsi da lui richiesta.

I testimoni sono introdotti nella sala d’udienza uno dopo l’altro in modo che il secondo non è presente all’esame del primo e cosi di seguito.

TESTIMONI

1)- Scannadinari Rosaria.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Scannadinari Rosaria fu Domenico di anni 60 – levatrice- da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di allontanarsi dall’aula senza licenza. Per effetto della deliberazione preliminare d’ordine del Presidente si da pubblica lettura delle dichiarazioni scritte della testimone Mignolo Michele. E nulla si osserva.

2)- Citanna Pietro Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Citanna Pietro Antonio fu Pietro di anni 39, medico da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione, con la variante che seppe da suo figlio che Cutrullà Giuseppe aveva detto che sua madre la Trincillo aveva partorito una bambina, la quale era stata gettata dal Destito nel luogo comodo.

A domanda risponde : “ Ritengo che il reato fu commesso per ragione d’onore”.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di allontanarsi dall’aula senza licenza.

3)- Citanna Pasquale di Pietro Antonio

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Citanna Pasquale di Pietro Antonio di anni 12, studente da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Il teste non giura perché minorenne, ma viene ammonito dal Presidente ai sensi dell’art. 171 ed avverte i giurati che il teste non giura ma viene sentito per chiarimenti.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione, Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

4)- Pandolfo Teresa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Pandolfo Teresa di Michele di anni 38 contadina, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

5)- Mignolo Anna.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Anna Micgnolo fu Stefano di anni 30 contadina, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

6)- Carlo Palumbo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carlo Palumbo di Francesco di anni 47, medico da Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

7)- Pandolfo Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Pandolfo Michele fu Vincenzo di anni 64, muratore da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

8)- Fusca Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Giuseppe fu Giuseppe di anni 29, contadino da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda risponde : “ Ritengo che il crimine avvenne per ragione d’onore, per occultare l’illegittima prole”.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

9)- La Bella Domenico .

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Domenico fu Francesco di anni 54, calzolaio da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

D’ordine della Presidenza il Cancelliere alla presenza dei testimoni signori Palumbo Carlo e Citanna Pietro Antonio , medici, da lettura dei verbali di perizia. E nulla si osserva.

Quindi il Pubblico Ministero chiede darsi lettura della dichiarazione del teste Brogi Luigi, regolarmente citato, ed impossibilitato a viaggiare per ragioni di malattia, e dichiara di rinunciare all’altro teste Nicola Citanna. La Difesa dichiara la sua adesione. Da parte degli accusati, che hanno per ultimi avuta la parola ; nulla si osserva.

La Corte

Deliberando in segreto ed all’udienza, poiché il P.M. ha chiesto la lettura del deposto scritto dal teste Luigi Brogi, che venne citato nei modi di rito e non è potuto presentarsi trovandosi infermo, e da parte della difesa degli accusati non si è prodotta opposizione, ne la legge disconsente . Poiché da parte della difesa non si è tampoco fatto contrasto alla rinunzia del teste Nicola Citanna, la cui cedola non è ancora pervenuta per sapersi che il medesimo fosse stato citato. Ordina la lettura del deposto scritto di Luigi Brogi, da atto alle parti della rinunzia al teste Nicola Citanna, e manda proseguirsi il dibattimento.

Il Presidente

Spina

10)- La Bella Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Antonio fu Michele di anni 59, Sacerdote da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

11)- Piperno Vincenzo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Vincenzo fu Michele di anni 12, muratore da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Il teste non giura perché minorenne, ma viene ammonito dal Presidente ai sensi dell’art. 171 ed avverte i giurati che il teste non giura ma viene sentito per chiarimenti. il testimone ha fatto la sua dichiarazione. Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

12)- Mignolo Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mignolo Domenico fu Antonio di anni 65, Sagrestano da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di allontanarsi dall’aula senza licenza.

13)- Ciliberto Marianna.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Ciliberto Marianna fu Saverio di anni 56, bottegaia da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, la testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

14)- Rosa Pintimalli.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Rosa Pintimalli di Michele di anni 25, contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, la testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di allontanarsi dall’aula senza licenza.

15)- Fusca Apollonia.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Apollonia fu Antonino di anni 30, contadina da Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, la testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

16)- Ameduri Maria Sofia.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Ameduri Maria Sofia di Giuseppe di anni 21, nata a Radicena residente in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità. Domandato sulla causa, la testimone ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della difesa risponde: “ Quando i giocatori uscirono dalla porta grande, quasi contemporaneamente noi uscimmo dall’altra porta”. Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

17)- Carnovale Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Michele Carnovale di Antonino di anni 24 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

18)- Lazzaro Bruno.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Bruno Lazzaro di Giuseppe di anni 24, proprietario, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

19)- Citanna Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Citanna Giuseppe di Domenico di anni 25, studente da Zammarò..

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

20)- La Rocca Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Rocca Michele di Antonino di anni 24, proprietario, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

21)- Nusdeo Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Nusdeo Giuseppe fu Antonio di anni 24, nato in Piscopio, domiciliato a Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

22)- La Bella Anna.

Domandato opportunamente.

Risponde : mi chiamo La Bella Anna fu Filippo di anni 29, contadina, nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

La testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

La testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva e la testimone resta nell’aula, avvertita di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

23)- Valente Vincenzo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Valente Vincenzo di Vincenzo di anni 25, Carabinere reale stazionato in Vito (Potenza) .

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Da parte dei giurati si fanno delle, manifestazioni che sia loro molto incomodo l’ulteriore seduta, e giacchè infatti l’ora è molto avanzata, la Presidenza dichiara sospesa la presente pubblica discussione, ordinando che la continuazione avrà luogo domani 10 novembre 1881.

I giurati sono avvertiti e si dichiarano intesi. Alla forza pubblica viene ordinato di tradurre i detenuti nella sala nella data su indicata. Interpellati i giurati e tutte le parti ed avuta risposta adesiva, la Presidenza licenzia i detti intesi e nulla si osserva.

24)- Saltalamacchia Salvatore.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Saltalamacchia Salvatore di Giovanni di anni 28, da Monteleone.

Conosco gli accusati prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con loro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula, avvertito di non allontanarsi dall’aula senza licenza.

Quindi la differenza dichiara sciolta l’udienza, del che è verbale.

Il Presidente

Spina

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1881 il giorno 30 del mese di Novembre alle ore 10,00 antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Carlo Ciaccio vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico dei detenuti:

1)- Maria Trincillo

2)- Giuseppe Destito ;

entrambi di Piscopio, accusati come dagli atti.

Il Signor Giuseppe Dello Russo Sostituto Procuratore del Re, e al suo posto gli accusati sono al banco dei giudicabili liberi e sciolti da ogni legame custoditi dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori De Guzzis Antonio e Murmura Pasquale sono al posto loro designato. L’Usciere di servizio signor Marco la Fortuna è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Greco Ignazio.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga gli accusati sulle loro generalità e gli accusati rispondono.

1)- Mi chiamo Trincillo Maria fu Maria di anni 40, contadina, nata a Nocera Pagani domiciliata in Piscopio, vedova.

2)- Mi chiamo Destito Giuseppe di Francesco di anni 29 calzolaio di Zammarò, coniugato dimorante in Piscopio.

Si da lettura dei precedenti verbali e nulla si osserva. La Presidenza avverte le parti ed i giurati di dire se volessero lettura di qualche altro atto, o chiarimento, e tutti rispondono negativamente.

Esaurito in tal modo l’esame della presente causa e discusso ogni altro elemento di prova, il Pubblico Ministero sull’invito del Presidente discorre del merito della causa e conclude dichiararsi dal Giurì gli accusati:

Maria Trincillo e Destito Giuseppe

Colpevoli

Dei reati in accusa rispettivamente attribuiti, con accordarsi le ragione di onore a pro della Trincillo.

I difensori signori De Guzzis e Murmura invitati dal Presidente parla i mezzi di difesa in favore degli accusati e concludono per un verdetto negativo. Subordinatamente accordarsi a loro favore la ragione d’onore per occultare una prole illegittima, in concorso delle attenuanti.

Terminate le difese il Presidente interroga i giurati se intendono fare domande ed i giurati si dichiarano soddisfatti.

Gli accusati avuta in ultimo luogo la parola rispondono di non aver altro da aggiungere in loro discolpa.

Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle questioni alle quali sono essi chiamati a rispondere.

E poscia avverte i giurati che, essi a maggioranza di voti ritengono che esistano a favore degli accusati circostanze attenuanti debbono dichiararli in questi termini.

Vi sono circostanze attenuanti a favore degli accusati Giuseppe Destito e Maria Trincillo.

Stabilite definitivamente le questioni il Presidente quindi firma col vicecancelliere le questioni e le consegna ai giurati nella persona del loro capo assieme all’atto di accusa, ai processi verbale che constatano il reato ed agli atti del processo avvertendoli che se l’accusato sarà dichiarato colpevole del fatto principale alla semplice maggioranza di sette voti, devono farne menzione al principio della loro dichiarazione.

Dopo di che esso Signor Presidente fa ritirare l’accusato dalla sala di udienza e legge ai giurati la istruzione contenuta dell’articolo 498 del codice di procedura penale.

Quindi i dodici giurati primi estratti sull’invito del Presidente si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, ed affinché non potessero uscirne, ne avere comunicazione al di fuori con chicchessia, il Presidente medesimo da ordine all’usciere di udienza ed al Capo della forza pubblica di farne custodire l’entrata finché non abbiano formata la loro dichiarazione, al che si è scrupolosamente adempito.

I due giurati supplenti sono rimasti ai loro posti all’udienza.

Decorso qualche tempo i dodici giurati rientrano nella sala di udienza, prendendo ciascuno il suo posto.

Il Presidente domanda loro quale sia stato il risultato della loro deliberazione.

Allora il Capo dei giurati, ritto in piedi e tenendo la mano sul core dice: “Sul mio onore sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa”.

Ne da lettura, fa sottoscrivere dal vice cancelliere aggiunto il tutto alla presenza dei giurati e della Corte.

Indi il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Vice cancelliere aggiunto legge in pubblica udienza la dichiarazione dei giurati contenuta nei fogli che qui si alliga. Espletate queste operazioni il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Cancelliere da pubblica lettura della dichiarazione dei giurati che fa seguire al presente processo verbale.

Il Pubblico Ministero quindi sull’invito del Presidente stando in piedi ed a capo coperti, conclude ritenersi nella Corte che i fatti affermati dai Giurati costituiscono nella specie i reati contemplati dal Codice Penale e che i benefici ammessi a favore degli accusati rientrano nell’ipotesi del codice medesimo.

Epperò chiede condannarsi L’accusato:

Destito Giuseppe a 20 anni di lavori forzati e

Trincillo Maria a 12 anni di lavori forzati.

Il Presidente domanda agli accusati se hanno qualche cosa da dire a loro difesa. Gli accusati medesimi uno dopo l’altro si rimettono ai detti dei difensori. I difensori Murmura e Galati invitati dal Presidente si rimettono alla giustizia della Corte. Gli accusati avuta in ultimo luogo la parola rispondono di non avere che aggiungere nel loro interesse. La Corte si ritira in seguito nella camera di consiglio per decidere a porte chiuse ed in segreto fuori della presenza del P.M. del cancelliere ed ogni altra estranea persona. Rientrata dopo qualche tempo la corte nella sala di udienza annunziata dall’Usciere di servizio il Presidente tenendosi a capo coperto legge ad alta voce ed in presenza dei Giudici del Ministero Pubblico, dei giurati e delle parti tutte la sentenza pronunziata.- Infine il Presidente avverte gli accusati della facoltà di ricorrere in Cassazione dopo tre giorni e farne dichiarazione al Cancelliere della Corte, congeda i giurati e scioglie l’udienza.

Il Presidente

Spina

QUESTIONI

Per Trincillo Maria

“Sul Mio Onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei Giurati è questa”.

1°)- L’accusata Maria Trincillo fu Mario da Nocera Pagani è colpevole di avere il 3 marzo 1880 in Piscopio tolto volontariamente la vita ad un bambino nato vivo e vitale e di cui si era di recente sgravata ? -

A maggioranza SI.

Nell’affermativa

2°)- Il bambino di cui alla prima questione era battezzato o iscritto nei registri dello Stato civile ? -

A maggioranza No

3°)- L’accusata Maria Trincillo commise il delitto diretto ad occultare per cagione d’onore una prole illegittima ?.

A maggioranza Si

Ammesse le circostanze attenuanti.

Per Destito Michele .

1°)- L’accusato Destito Giuseppe di Francesco da Zammarò è colpevole di avere in data 3 marzo 1880 in Piscopio tolto volontariamente la vita ad un bambino nato di recente vivo e vitale?-

A maggioranza Si

2°)- Il bambino di cui alla prima questione era battezzato o iscritto nei registri dello Stato civile ? -

A maggioranza No

3°)- L’accusato Destito Giuseppe commise il delitto diretto ad occultare per cagione d’onore una prole illegittima ?.

A maggioranza Si

Ammesse le circostanze attenuanti.

Il Presidente

Firmato Spina

P.S.

Trincillo Maria figlia di Mario Trincillo e Concetta Celentano, nasce a Nocera Pagani (Salerno) nel 1841.

Sposa a Piscopio Cutrullà Michele in data 2 Luglio 1860.

Cutrullà Michele marito della Trincillo, viene assassinato da proprio figlio Giuseppe in data 10 settembre 1878.

Trincillo Maria muore a Piscopio il 19 gennaio 1915.

Destito Giuseppe nasce a Zammarò nel 1851; sposa Cutrullà Angela figlia di Trincillo Maria e Cutrullà Michele in data 9 agosto 1879.

Non si hanno notizie della data e del luogo della sua morte.




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20 novembre 2007

Processo Patania Michele e Artesi Francesco

                                                  PROCESSO N. 5

CORTE D’ASSISE

DI MONTELEONE

Verbali del processo penale a carico degli imputati :

Patania Michele ,di avere nella sera del 7 novembre 1880 in Piscopio nell’intenzione di uccidere Francesco Felice, colpito invece con lo sparo di una pistola la di lui madre Piperno Caterina, il cui proiettile ferendola nel cuore, cessò all’istante di vivere.

Artesi Francesco, di avere nella sera del 7 novembre 1880 tirato in seguito a rissa un colpo di pistola contro Nicola Soriano con l’intenzione di ucciderlo, ma che non lo colpì. E di avere portato una pistola senza legale permesso.

CORTE D’ASSISE DI MONTELEONE

Verbale di formazione del giurì e

verbale di Pubblica discussione

L’anno 1881 il giorno 05 del mese di luglio in Monteleone alla ore 10,00 antimeridiane.

La Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai Signori:

Cavalier Spina Gaspare - PRESIDENTE –

Franzini Rocco - GIUDICE ORDINARIO –

Santucci Giusepe - Giudice del Tribunale destinato con decreto del Presidente per impedimento del Giudice ordinario signor Mileti Guglielmo, altrove trasferito

Il cancelliere Signor Ciacci Carlo è al suo posto.

Il Signor De Meo Sostituto Procuratore Generale del re è al suo posto.

Il signor Mario La Fortuna usciere di questo tribunale civile e correzionale, presta servizio all’udienza. Esso è egualmente al suo posto.

L’accusato Patania è al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica.

Si presenta in seguito fuori carcere Francesco Artese e prende posto al banco destinato. Si presentano indi gli avv. Sig. Murmura Pasquale e De Guzzis Antonio,e vanno al loro posto.

Ad analoga domanda del Presidente gli accusati rispondono separatamente .

Mi chiamo Patania Michele fu Giuseppe- contadino- celibe e residente in Piscopio.

Mi chiamo Artesi Francesco di Michele, - contadino- celibe nato e residente a Piscopio.

Il Presidente procede indi, in presenza degli accusati e difensori all’appello nominale dei giurati dianzi accennati i cui nomi tutti sono stati ai sensi di legge comunicati al Pubblico Ministero e ad essi accusati e si trovano tutti presenti di numero i 36 giurati.

Non hanno risposto all’appello i giurati Barillari Giuseppe, e Gasparro Gaetano e diversi giurati dei presenti affermano che il Gasparro, dispensato nei giorni precedenti, continua nella impossibilità di presentarsi perché infermo, e Barillari è a letto con la febbre. Il Pubblico Ministero chiede la dispensa degli accennati giurati. I difensori e gli accusati stessi nulla osserva.

LA CORTE

Deliberando in udienza ed in segreto atteso che i giurati Gasparro e Barillari sono infermi e di ciò fan certa La Corte i Giurati presenti. Dispensa dal servizio del giorno i giurati Gasparro Gaetano e Barillari Giuseppe ed ordina farsi luogo alla legale composizione del Giurì.-

Pubblicata nulla si osserva.

Il Presidente a norma dell’arti. 27 del regolamento approvato per regio decreto 1 settembre 1874, specifica la prima generalità degli accusati e della parte lesa, nonché l’oggetto dell’accusa, relativamente alla causa che va oggi a trattarsi, e poscia avverte tutti i giurati presenti dell’obbligo che loro incombe di fronte alla causa medesima di dichiarare cioè immediatamente se si trovano nelle condizioni espresse dai numeri 2,3,4, e 5 dell’art. 37 della legge 8 giugno detto anno, e ne spiegano loro il contenuto, diffidandoli che tacendo, potrebbero andare incontro alle pene sancite dall’art. 44 legge anzidetta, e ne spiega loro altresì il contenuto, contro quei giurati che rendono per loro colpa impossibile la regolare dichiarazione del Giurì.

Ed i Giurati rispondono di non trovarsi in alcuna delle condizioni su nominate.

Il Presidente inoltre, in esecuzione anche del ricordato art. 27 avverte pure le parti del diritto che loro spetta di opporre le cause di incompatibilità dei giurati, di cui nei numeri tutti del riportato art. 37 e ne spiega loro il contenuto, e degli effetti del loro silenzio stabiliti dall’art. 43 di detta legge spiegandone loro il contenuto.

E nulla si osserva sulla legalità della composizione della giuria.

Dopo che il Presidente congeda per questo giorno i girati esuberati, i quali secondo l’ordine della loro estrazione sono:

Curcio Filippo, Mercadante Fabrizia, Scrugli Filippo, Francica Giovambattista, Colace Francesco, Giordano Bruno e quindi pone nell’urna i nomi dei trenta giurati chiamati a comporre il giurì del giudizio nella causa iscritta oggi , scritti su 30 pezzi di carta simili e di uguale dimensione li rotola in forma cilindrica. Fa poi ritirare i 30 giurati nella stanza loro destinata chiudendo la porta: Quindi legge in presenza del P.M. del difensore e degli accusati i nomi dei 30 giurati ripetendoli secondo l’ordine di estrazione:

Peiola Pasquale, Luigi Ferrari, Carlo Serrao, Iuliano Giuseppe, Tommaso D’Aquino, Saverio Lorenzo, Luigi Pisani, Luigi Fristachi, Menniti Pasquale, Bianco Giuseppe Antonio, Giuseppe De Gatti, Chillà Raffaele, Gregorio Zinnato, Gimigliano Pier Polino, Mattone – Raso Giuseppe, Pezzatini Angelo, Bongiovanni Domenico, Vardè Carmelo, Alearo Nicola, Filippo Rossi, Raffaele Vallone, Ladedas Stefano, Cefalì Giorgio, Silvestro Santo, Pisano Raffaele, Scalfari Michele, Di Francia Bernardo, Marzano Fabrizio.

I primi 27 ordinari gli altri supplenti, quindi rivolto agli accusati dice che si andrà a procedere al sorteggio dei 14 giurati che faranno parte della giuria avvertendoli del diritto alla ricusa e del modo in cui possono esercitarlo in comune il diritto di ricusazione. In seguito di ciò agitatasi l’urna in tutti i sensi ripetute volte il presidente estrae dall’urna i quattordici giurati per il giudizio che sono :

Nicola Alcaro, Vecchi Giacinto, Chillà Raffaele, Fristachi Luigi, Santo Silvestro, Zinnato Gregorio, De Gattis Giuseppe, Bongiovanni Domenico, Marzano Fabrizio, Pisano Raffaele, Scalfaro Michele, Vardè Carmelo, Vallone Raffaele, Manno Giuseppe.

I primi 12 ordinari gli ultimi 2 supplenti. Giurati ricusati dal P.M. n. 4 e n. 7 dagli accusati a mezzo dei difensori.

Compiuta l’estrazione e l’operazione di ricusa, non si è proposta nè dal P.M. e né dagli accusati domanda di eccezione sulla costituzione del Giurì. D’ordine del Presidente i 30 giurati rientrano nella sala d’udienza e l’usciere riapre la porta al pubblico. Il Presidente legge i nomi del Giurì che prendono posto a loro assegnato, in faccia al banco dei giudicabili, quindi sono avvertiti dal Presidente che il primo estratto è il capo dei giurati che è risultato il Signor Alcaro.

I rimanenti giurati sono dal Presidente congedati ed avvisati a comparire nei successivi giorni della quindicina.

VERBALE DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1881 il giorno 5 del mese di Luglio alle ore 11 antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Carlo Ciacci vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, gai dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico del detenuto:

1)- Patania Michele fu Giuseppe

e dell’abilitato

2)- Artesi Francesco di Michele

Il Signor De Meco Cavalier Antonio Sostituto Procuratore Generale, e al suo posto ; l’accusato al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori Murmura Pasquale e De Guzzis Antonino solo al loro posto designato. L’Usciere di servizio signor La Fortuna Marco è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Nicola Alvaro.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui l’accusato risponde.

1)- Mi chiamo Patania Michele dei furono Giuseppe ed Angela Lo Preiato di anni 21,contadino, nato e domiciliato in Piscopio, celibe, analfabeta.

2)- Mi chiamo Artesi Francesco fu Michele e di Cannata Angela, contadino , celibe di anni 21, nato e domiciliato in Piscopio.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Vice Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Il Signor Procuratore del re in seguito presenta la lista dei testimoni da esaminarsi da lui richiesta ed a richiesta della difesa.

Lettasi la lista ad alta voce dal Vice Cancelliere e tutti rispondono appello nominale.

Fatti introdurre nella Sala di udienza il Cancelliere legge ad alta voce la seconda lista e tutti rispondono all’appello nominale.

Datasi lettura della cedola di citazione, i verbali di notificazione e i documenti che hanno relazione, risulta che tutti i testimoni sono stati regolarmente citati.

Il Presidente eccita le parti a proporre quelle eccezioni, le quali potrebbero essere preliminarmente decise e si risponde nulla esservi ad eccepire.

I testimoni presenti a cura dell’usciere di servizio si ritirano nella stanza loro destinata, e dalla quale non possono vedere ne sentire ciò che si fa nella sala di udienza; ricevendo esso usciere incarico del Presidente di sorvegliarli affinchè non conferissero tra loro sul reato o sull’accusato, e non comunicassero con alcuno degli interessati prima del loro esame.

Rivolto poi ai giurati li avverte a norma dell’art. 492 del codice di procedura penale modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà ottenuta la parola domandare ai testimoni tutti e agli accusati tutti i chiarimenti che crederanno necessari all’accertamento della verità.

Interrogato Il Patania risponde uniformemente al suo precedente interrogatorio

E nulla si è osserva.

Interrogato l’Artesi risponde uniformemente al suo precedente interrogatorio.

Si da in seguito pubblica lettura degli interrogatori resi dagli accusati, dei rapporti e dei verbali relativi a questa causa nonché ai documenti dati in nota al P.M. cioè perizia sulla pistola di Artesi; Autopsia cadaverica; Sentenza della Pretura del 15.10.1880; Perizia sui luoghi; pianta e nulla si osserva.

I testimoni sono introdotti nella sala d’udienza uno dopo l’altro in modo che il secondo non è presente all’esame del primo e cosi di seguito.

ESAME QUERELANTE

1)- Felice Francesco:

Domandato opportunamente risponde.

Mi chiamo Felice Francesco fu Fortunato di anni 23, contadino, nato e domiciliato a Piscopio, sono il figlio dell’estinta.

Gli accusati non chiedono che lo si faccia giurare, però è avvertito ed ammonito a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa.

A domanda della difesa di Patania, risponde:

“Io corsi in casa mia dopo due minuti dalla esplosione del secondo colpo, e trovai mia madre morta. Ella trovavasi presso la scala tra le braccia di mia sorella”; ed alla domanda risponde:

“Dopo cinque o sei giorni Michelina mia sorella mi manifestò che nostro cognato Antonino Fortuna le aveva confessato che egli casualmente era stato l’autore dell’uccisione di nostra madre, essendogli disgraziatamente sferrata la pistola, e che perciò non dovevano imputare nessun altro”.

A domanda della Presidenza, risponde:

“Quando Io giunsi in casa, colà non trovai il Fortuna.

Richiamato dalla Presidenza sulle precedenti dichiarazioni nelle quali ha perseverato nel dire che i suoi sospetti caddero sopra Pannia e Patania, risponde:

“Che volete mia sorella mi fece tale manifestazione, ed io la riferì poi a mio Zio Segretario e ad altro”. Ed a altra domanda del Presidente risponde:

“Non vidi nessuna pistola in mano al Patania”.

La presidenza dice al Felice: ma voi avete detto di si nelle deposizioni scritte, ora pare che vogliate mentire.

Ed il dichiarante resta fermo nei suoi detti. Nulla su osserva e quindi rimane nella sala.

2)- Suriano Nicola.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Suriano Nicola di Michele di anni 26 contadino, celibe nato e domiciliato in Piscopio.

Sono denunciante senza interesse per la punizione.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Richiamato il querelante Francesco Felice, la Presidenza gli dice. “Voi avete detto a Nicola Suriano che Patania aveva pure la pistola, oggi com’è che volete negare tale fatto” ?-

Il Felice risponde: “Non ricordo di avergli detto tale cosa”.

Il Soriano a sua volta resta fermo nei suoi detti. Nulla si osserva nei suoi detti. Nulla si osserva ed entrambi vanno al loro posto nella Sala. D’ordine del Presidente si da lettura della perizia sulle località e nulla si osserva.

3)- Felice Michelina – querelante-.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Felice Michelina fu Fortunato di anni 26 contadina, celibe nata e domiciliato in Piscopio.

Sono la figlia dell’estinta.

Gli accusati non chiedono che lo si faccia giurare, però è avvertito ed ammonito a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa. A domanda della Presidenza risponde:

“Mio cognato Antonino Fortuna un mese dietro circa mi confidò che mia madre fu accidentalmente uccisa da lui, perché gli esplose la pistola”.

Richiamato Francesco Felice, la Presidenza gli dice: “Voi ci siete venuto a dire che nei giorni dopo l’omicidio vostra sorella vi avesse manifestato la confessione fattale da Fortuna, ma Ella attesta che ciò avvenne solo un mese dietro. Come va codesta contraddizione”? E risponde : “ Ella mi fece quella confidenza cinque sei giorni dopo l’avvenimento, ora vuole parlare di un mese dietro”. Messi in confronto la Michelina ed il Francesco, ed invitati a dire la verità. Entrambi si mantengono fermi nei propri detti, mantenendo ognuno di loro contegno naturale. E Nulla si osserva. Quindi Francesco Felice prende il suo posto.

A domanda del Pubblico Ministero Michelina Felice risponde:

“Io non vidi alcuna pistola quella sera a mio cognato Fortuna”.

Nulla si osserva. La querelante resta nella Sala.

4)- Felice Rosa – querelante-.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Felice Rosa fu Fortunato di anni 29 contadina, moglie di Francesco Fortuna, nata e domiciliato in Piscopio.

Sono la figlia dell’estinta.

Gli accusati non chiedono che lo si faccia giurare, però è avvertito ed ammonito a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa. A domanda del Pubblico Ministero risponde:

“ In quella sera scese la scala prima Michelina, dopo vi scesi io e dietro di me mio marito Fortuna, e appena arrivammo fuori della porta udii l’esplosione del primo colpo d’arma da fuoco, poco dopo detonò il secondo”.

A domanda della difesa risponde:

“La rissa avveniva nella località dove sporgeva la finestra, opposta alla porta di ingresso”.

A domanda della Presidenza risponde:

“Mio marito non potè fare rivelazione di sorta a mia sorella Michelina, perché come ha detto quando detonò il primo e poi il secondo colpo d’arma da fuoco egli si trovava sulla strada con me, e se mia sorella parla di lui, lo è perché ha il vezzo di dire bugie”.

E nulla si osserva. La testimone resta nella Sala.

5)- Fortuna Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fortuna Antonio di Giuseppe di anni 25 contadino, celibe nato e domiciliato in Piscopio.

Sono genero dell’estinta.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della presidenza risponde: “ Io non feci alcuna rivelazione a Michelina mia cognata”.

Richiamata Michelina Felice e messa a confronto , entrambi si mantengono fermi nei rispettivi detti, serbando naturale contegno. Nulla si osserva. E la Michelina ritorna al suo posto.

Si continua l’esame del teste. A domanda della difesa risponde:

“Tengo la pistola, ma non l’asportava in quella circostanza”. A domanda della Presidenza risponde : “ Fino a qualche tempo dietro generalmente si riteneva che l’autore dell’uccisione di mia suocera fosse stato Patania, ma da che la Michelina ha parlato di una immaginaria rivelazione da parte mia, il pubblico me ne fa imputazione”. Ad altra domanda risponde : “ Tra me ed i miei cognati vi questioni di interessi”.

Nulla si osserva e resta nella sala.

6)- Artesi Agostino.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Artesi Agostino fu Antonino di anni 21 contadino, celibe nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione. Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

7)- Fusca Stefano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Stefano fu Giuseppe di anni 33 bracciante nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

8)- Soriano Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Soriano Giuseppe di Michele di anni 22, contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

9)- Piperno Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Domenico fu Giuseppe di anni 27 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda del Presidente risponde : “ Lo stesso Giuseppe Zaccaria mi assicurò che la pistola di Patania era sua e di avergliela già ritirata”.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

10)- Zaccaria Rosa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Zaccaria Rosa fu Domenico di anni 51 contadina nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della difesa risponde : “Alle voce mi accorsi di Patania che diceva: andiamocene, ma ignoro a chi quelle parole dirigeva”. Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

11)- Piperno Antonino

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Antonino “alias Pietà” fu Michele di anni 31 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda del Pubblico Ministero risponde : “ Da un mese a questa parte si parla nel pubblico che uccisa la Piperno il proprio genero”. Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

12)- Piperno Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Francesco fu Antonio di anni 31 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

13)- Francesca Maduri.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Maduri Francesca fu Vincenzo di anni 35 da Radicena dimorante in Radicena.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della difesa risponde : “Alle voce mi accorsi di Patania che diceva: andiamocene, ma ignoro a chi quelle parole dirigeva”. Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

14)- Giovanni Guernani.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Giovanni Guernani fu Pietro di anni 30, da Bergamo, Carabiniere Stazionato in Filadalfia.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della Presidenza risponde : “ Vidi il lampo dell’esplosione presso la finestra dell’estinta. Spontaneamente aggiunge, Francesco Felice quella sera mi disse che Patania aveva la pistola in mano, ma che non aveva sparato”. Richiamato il Felice, la Presidenza gli dice: “ Avete sentito cosa ha detto il Carabiniere .? “ e Risponde : “Io non ricordo di avergli detto ciò” . A sua volta Guernani dice : “E come negate di avermi dette codeste parole quando io trovavami in casa sopra”?.

Ed il Felice nulla risponde. Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

15)- Topia Francesco

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Topia Francesco fu Michele di anni 30 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

16)- Potenza Concetta

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Potenza Concetta fu Giuseppe di anni 42 contadina nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

17)- Giovanni Merlo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Giovanni Merlo fu Giovanni di anni 34,Oriano, Maresciallo dei Carabinieri Stazionato in Catanzaro.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

Finito l’esame dei testimoni a carico, d’ordine del Presidente il Cancelliere da pubblica lettura delle posizioni difensive. E nulla si osserva. Dopo di che si passa alla audizione dei testimoni a discarico facendo entrare:

1)- Mafrice Leonardo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mafrice Leonardo di Giuseppe da Condofuri, Carabiniere Stazionato in Chiaravalle.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

A domanda della difesa risponde : “ Io ero distante pochi passi dove fu sparato il colpo che uccise la Piperno”

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

2)- Francolino Stefano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Francolino Stefano di Nicola di anni 29 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

3)- Mazzotta Francesco

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mazzotta Francesco fu Michele di anni 30 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

4)- Fiorillo Stefano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Stefano di Francesco di anni 28 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

5)- Mignolo Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mignolo Michele di Domenico di anni 38 civile nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

6)- Piperno Stefano.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Stefano fu Giuseppe di anni 27 contadino nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

7)- Todarello Angela.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Todarello Angela fu Giosuè di anni 54 contadina da Francica, domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

8)- Piperno Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Giuseppe di Saverio di anni 20 proprietario nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, risponde:

Ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il teste resta nella sala.

9)- Citanna Pietrantonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Citanna Pietrantonio fu Pietro di anni 40 medico da Zammarò domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, sono parente con lui e con l’ucciso, ma sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla posizione risponde:

Il fratello dell’estinta Saverio Piperno due mesi dietro circa mi manifestava che sua sorella era stata uccisa accidentalmente dal proprio genero Fortuna Francesco, e che perciò aveva declinato ogni insistenza. Nulla si osserva e resta nella sala. Esaurito l’esame del testimone a discarico, essendosi fatta l’ora tarda, la Presidenza dichiara che essendo la causa presente fissata sul ruolo per due giorni, resta sospesa l’udienza per ricominciarsi la continuazione a domani alle ore 10,00 antimeridiane.

I difensori e gli accusati ed i 14 giurati della causa vengono avvisati. E’ avvertita la forza pubblica, con l’ordine di tradurre domani all’ora indicata gli accusati in questa sala di giustizia.

La Presidenza le parti ed i giurati licenziano i testimoni e si dichiara sciolta l’udienza. Di tutto ciò è redatto il presente verbale chiuso alle ore 7 pomeridiane e debitamente sottoscritto.

VERBALE DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1881 il giorno 6 del mese di Luglio alle ore 11 antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì e verbale di pubblica discussione in data di ieri. La Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Carlo Ciacci vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, gai dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico del detenuto:

1)- Patania Michele fu Giuseppe

e dell’abilitato

2)- Artesi Francesco di Michele

Il Signor De Meco Cavalier Antonio Sostituto Procuratore Generale, e al suo posto ; l’ accusato al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

I difensori Murmura Pasquale e De Guzzis Antonino solo al loro posto designato. L’Usciere di servizio signor La Fortuna Marco è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Nicola Alvaro.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui l’accusato risponde.

1)- Mi chiamo Patania Michele dei furono Giuseppe ed Angela Lo Preiato di anni 21,contadino, nato e domiciliato in Piscopio, celibe, analfabeta.

2)- Mi chiamo Artesi Francesco fu Michele e di Cannata Angela, contadino , celibe di anni 21, nato e domiciliato in Piscopio.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro. D’ordine del Presidente il Cancelliere da lettura del verbale della precedente seduta e nulla si osserva.

Esaurito in tale modo l’esame della presente prova e discusso ogni altro elemento di prova. Il Pubblico Ministero sull’invito del Presidente discorre sul merito della Causa e conclude dichiararsi dal Giurì gli accusati :

Patania Michele e Artesi Francesco; colpevoli:

Patania Michele di avere nella sera del 7 novembre 1880 in Piscopio nell’intenzione di uccidere Francesco Felice, colpito invece con lo sparo di una pistola la di lui madre Piperno Caterina, il cui proiettile ferendola nel cuore, cessò all’istante di vivere.

Artesi Francsco, di avere nella sera del 7 novembre 1880 tirato in seguito a rissa un colpo di pistola contro Nicola Fortuna con l’intenzione di ucciderlo, ma che non lo colpì. E di avere portato una pistola senza legale permesso.

Il difensore signor De Guzzis invitato dal Presidente parla i mezzi di difesa a favore dell’accusato Artese e conclude che sia emesso un verdetto negativo, e subordinatamente dichiararsi solo colpevole del reato di minaccia, previsto dall’art. 686 n. 2 del codice penale e quindi accordarsi le attenuanti. Il difensore signor Murmura Pasquale, parla in favore dell’accusato Patania e conclude per un verdetto di assoluzione.

Terminate le difese il Presidente interroga i giurati se intendono fare domande ed i giurati rispondono negativamente.

Gli accusati avuta in ultimo luogo la parola rispondono di non aver altro da aggiungere in loro discolpa.

Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle questioni alle quali sono essi chiamati a rispondere.

Avverte inoltre i giurati che se essi a maggioranza di voti pensano di esistere a favore dell’accusato circostanze attenuanti, debbono farne la dichiarazione in questi termini “Alla maggioranza vi sono circostanze attenuanti in favore dell’accusato Michele Patania ed in questi medesimi termini per l’imputato Artesi “.

La difesa del Patania, chiesta ed ottenuta la parola, dichiara che non implora subordinate, ma chiede di rettificarsi la prima questione, dividendola in due, cioè in una che trattasse lo sparo d’armi che ha prodotto l’uccisione, e in altra che trattasse dell’elemento intenzionale dell’uccisione stessa. Il Pubblico Ministero fa istanza per il rigetto della proposta essendo non consentita dalla legge la suddivisione pretesa. L’accusato avuta in ultimo luogo la parola si riporta ai detti del difensore.

LA CORTE

Deliberando in udienza ed in segreto atteso che la questione principale come è stata proposta dalla Presidenza è perfettamente conforme all’atto d’accusa ed alla legge. Atteso che dividere in due la questione medesima, trattando nella prima questione soltanto il fatto materiale dello sparo d’arme, e nella seconda se quello sparo fu eseguito con l’intenzione di uccidere, si oppone non solo la legge, ma così facendo si potrebbe ingenerare confusione nell’animo dei giurati e forse contraddizione. Prescrive la legge che se alla questione di accusa la difesa volesse aggiungere una subordinata la si può stabilire, ma lo scindere un’unica questione, che non è compresa, e che si inquadra nell’atto di accusa è contraria alle norme di rito. In conseguenza respinge la proposta della difesa dell’accusato Patania, ordina che le questioni rimanessero come furono proposte dalla Presidenza e di procedersi oltre. Pubblicata, la difesa si protesta di ricorso.

Il Presidente quindi firma col vicecancelliere le questioni e le consegna ai giurati nella persona del loro capo assieme all’atto di accusa, ai processi verbale che constatano il reato ed agli atti del processo avvertendoli che se l’accusato sarà dichiarato colpevole del fatto principale alla semplice maggioranza di sette voti, devono farne menzione al principio della loro dichiarazione.

Dopo di che esso Signor Presidente fa ritirare l’accusato dalla sala di udienza e legge ai giurati la istruzione contenuta dell’articolo 498 del codice di procedura penale.

Quindi i dodici giurati primi estratti sull’invito del Presidente si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, ed affinché non potessero uscirne, ne avere comunicazione al di fuori con chicchessia, il Presidente medesimo da ordine all’usciere di udienza ed al Capo della forza pubblica di farne custodire l’entrata finché non abbiano formata la loro dichiarazione, al che si è scrupolosamente adempito.

I due giurati supplenti sono rimasti ai loro posti all’udienza.

Decorso qualche tempo i dodici giurati rientrano nella sala di udienza, prendendo ciascuno il suo posto.

Il Presidente domanda loro quale sia stato il risultato della loro deliberazione.

Allora il Capo dei giurati, ritto in piedi e tenendo la mano sul core dice: “Sul mio onore sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa”.

Ne da lettura, fa sottoscrivere dal vice cancelliere aggiunto il tutto alla presenza dei giurati e della Corte.

Indi il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Vice cancelliere aggiunto legge in pubblica udienza la dichiarazione dei giurati contenuta nei fogli che qui si alliga. Espletate queste operazioni il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Cancelliere da pubblica lettura della dichiarazione dei giurati che fa seguire al presente processo verbale.

La Presidenza sul verdetto dei Giurati col quale è ritenuta la non colpevolezza dell’accusato Michela Patania; visto l’articolo 512 procedura penale , Dichiara assolto Michele Patania ed ordina il rilascio se non fosse detenuto per altra causa.

Il Pubblico Ministero, stando in piedi ed a capo scoperto, conclude ritenersi dalla Corte che il fatto affermato dai Giurati costituisce nella specie il reato contemplato dall’art. 432-457 codice penale e che il beneficio ammesso a favore dell’accusato rientra nella ipotesi dell’art. 684 codice med. –

Epperò chiede condannarsi l’accusato Artesi Francesco a tre anni di carcere, a trecento lire di multa e per il porto d’armi alla stessa multa per lire 100.

Il Presidente domanda all’accusato se ha qualche cosa da dire per la sua difesa, l’accusato risponde rimettersene al suo difensore.

Il difensore dell’accusato De Guzzis invitato dal Presidente prega la Corte di voler attribuire la pena minima.

L’accusato avuta in ultimo luogo la parola risponde di non aver altro da aggiungere. La Corte si ritira in Camera di Consiglio a porte chiuse fuori la presenza del P.M. e del Cancelliere ed ogni altra persona. Rientrata la Corte dopo qualche tempo legge ad alta voce alla presenza dei Giudice del P.M. dei giurati e delle parti tutte la sentenza pronunziata. Infine il Presidente avverte l’accusato della facoltà che gli compete di ricorrere in Cassazione entro 3 giorni da domani facendone dichiarazione al Cancelliere della Corte, quindi congeda i giurati e dichiara sciolta l’udienza.

Detto verbale viene chiuso alla ore 6 pomeridiane del 6 luglio 1881.

QUESTIONI

“Sul Mio Onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei Giurati è questa”.

1°)- L’accusato Michele Patania fu Giuseppe di Piscopio, è colpevole di avere la sera del 7 Novembre 1880 in Piscopio esploso un colpo di arma da fuoco carico a proiettili di piombo, con volontà di togliere la vita a Francesco Felice, ed uccise invece la costui madre Piperno Caterina, che colpita al cuore rimase cadavere?

A maggioranza No.

“Sul Mio Onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei Giurati è questa”.

1°)- L’accusato Artesi Francesco di Michele di Piscopio, è colpevole di avere la sera del 7 Novembre 1880 in Piscopio in una rissa insorta tra esso accusato ed altri e esploso un colpo di arma da fuoco per offendere Soriano Nicola, ma che costui però rimase illeso.

A maggioranza No.

2°)- L’accusato Artesi Francesco di Michele di Piscopio, è colpevole di avere la sera del 7 Novembre 1880 in Piscopio fatto minacce Soriano Nicola, ingiungendogli di non muoversi altrimenti gli avrebbe sparato, impugnando contro costui una pistola.

A maggioranza Si.

Nella negativa della (2°)

3°)- L’accusato Artesi Francesco di Michele di Piscopio, è colpevole di avere la sera del 7 Novembre 1880 in Piscopio usato delle minacce contro Soriano Nicola, ed impugnato contro costui una pistola ?-

Assorbita.

4°)- L’accusato Artesi Francesco di Michele di Piscopio, è colpevole altresì di avere la sera del 7 Novembre 1880 in Piscopio asportato una pistola di misura senza legale permesso delle autorità di pubblica sicurezza ? -

A maggioranza Si

Si accordano Le attenuanti generiche.

Il Presidente

Gaspare Spina.

P.S.

Patania Michele nasce a Piscopio il 10 ottobre 1859 da Patania Giuseppe e Lo preiato Angela.

Sposa Felice Michelina (figlia dell’uccisa) in data 18 febbraio 1882; muore in data 1 gennaio 1942.

Artesi Francesco nasce a Piscopio il 16 febbraio 1859 da Artesi Michele e Cannata Angela, sposa la Bella Michelina il 15 marzo 1884.




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20 novembre 2007

Processo Moscato Matteo

  
                                                            PROCESSO  N. 6 

CORTE D’ASSISE STRAORDINARIA  DI MONTELEONE

Verbali del processo penale a carico di:

MOSCATO MATTEO DI DOMENICO E DI DENAMI FORTUNATA DA PISCOPIO, DI ANNI 34 ACCUSATO DELL’OMICIDIO DELLA PROPRIA MOGLIE LA BELLA CATERINA E DI D’ANGELO GIUSEPPE, DELITTO AVVENUTO IN DATA 10 OTTOBRE 1882 IN AGRO DI PISCOPIO IN CONTRADA VALIA.

CORTE D’ASSISE STRAORDINARIA

DI MONTELEONE

Verbale di composizione dei Giurì

L’anno 1884 il giorno 22 del mese di marzo alle ore 10,00 in Monteleone, nella sala di udienza di questa Corte d’Assise straordinaria in Monteleone i giurati chiamati a prestare servizio per le cause da spedirsi nel periodo della volgente quindicina, come da processo verbale in data 9 febbraio 1884, riuniti a cura dell’usciere di servizio, nella stanza ad essi assegnata, alla quale non può avere accesso alcuna persona estranea la Corte.

Essendo a suo posto nella detta Sala di Udienza il Signor Sostituto Procuratore Generale del Re Mezzari Pietro, vi sono introdotti i giurati suddetti, e quindi La Corte vi fa il suo ingresso annunziata ad alta voce dall’Usciere medesimo. Essa è composta dai signori:

Varvetti Cav. Achielle Presidente

Princi Rocco Giudice del Tribunale di Catanzaro

Napoli Saverio Giudice di questo Tribunale

Il Vice Cancelliere Signor De Mundo Domenico è al suo posto.

Il Signor Genovese Carmelo Usciere di questo Tribunale è al suo posto. Gli ingressi interni ed esterni nella sala di udienza sono custoditi dalla forza pubblica, sotto gli ordini del Presidente o del Pubblico Ministero, secondo la distinzione di cui nell’art. 619 codice di procedura penale.

D’ordine del Presidente l’usciere di servizio schiude le porte della sala al pubblico ed annunzia che l’udienza è aperta.

Vi è quindi introdotto l’accusato, accompagnato dalla forza pubblica, e libero e sciolto da vincoli si fa situare al banco dei giudicabili, custodito dalla forza medesima onde impedirne la

fuga. Si presenta di seguito l’avvocato Pasquale Murmura ed occupa il suo posto al banco della difesa.

Ad analoga domanda del Presidente l’accusato risponde.

Mi chiamo Moscato Matteo di Domenico e di Fortunata Dinami di anni 34 di Piscopio.

Il Presidente procede indi, i presenza dell’accusato e del difensore all’appello nominale dei giurati dianzi accennati, i cui nomi tutti sono stati ai sensi di legge comunicati al Pubblico Ministero e da esso accusato come da foglio 62 volume corrente, e si trovano tutti presenti nel numero di trentotto.

Non risposero all’appello i seguenti giurati:

Polito Aloisi Antonio, Pacenza Matteo.

Il Presidente, a norma dell’artucolo 27 regolamento approvato per regio decreto 1 settembre 1876, specifica le generalità dell’accusato, nonché l’oggetto dell’accusa, relativamente alla causa che va oggi trattata, e poscia avverte tutti i giurati presenti dell’obbligo che loro incombe di fronte alla causa medesima di dichiarare cioè immediatamente se si trovano nelle condizioni espresse dai numeri 2 ,3 , 4 , 5 dell’art. 37 legge 8 giugno 1876, e ne spiega loro il contenuto, diffidandoli che tacendo, potrebbero andare incontro alle pene sancite dall’art. 44 legge anzidetta, e ne spiega loro altresì il contenuto, contro quei giurati che rendono per loro colpa impossibile la regolare dichiarazione del Giurì.

Ed i giurati rispondono di non trovarsi in alcuna delle su indicate condizioni, meno di Murmura Pasquale, il quale dichiara di non poter far parte della giuria in quanto avvocato dell’accusato Moscato Matteo.

Il Pubblico Ministero chiede di depennare da servizio di giurato il signor Murmura Pasquale.

L’accusato non si oppone.

La CORTE

Deliberando all’udienza dispensa dal servizio di giurato il Signor Murmura Pasquale.

Il Presidente inoltre in esecuzione anche del ricordato art. 27, avverte pure le parti del diritto che loro spetta di opporre le cause di incompatibilità dei giurati, di cui nei n. tutti del ripetuto art. 37 e ne spiega loro il contenuto, e dagli effetti del loro stabilito dall’art. 45 di detta legge, spiegandone il contenuto.

E nulla su osserva risulta legale la composizione del Giurì.

Non essendo più di 38 il numero dei giurati presenti ma di 37, per essere stato depennato Murmura Pasquale, il Presidente congeda per questo giorno i giurati esuberati, i quali, secondo l’ordine della loro estrazione sono:

De Francesco Giuseppe ; Mazzara Paolo; Giordano Luigi; Pignatari Antonio; Serra Achille; Latella Raffaele; Castagna Ferdinando e quindi pone nell’urna i nomi di trenta giurati chimati a comporre il giurì per il giudizio della causa di oggi, scritti su trenta pezzi di carta del tutto simile fra loro e di uguale dimensione, rotolati in forma cilindrica. Fa di poi ritirare detti trenta giurati nella stanza per essi destinata, ed allontanare in pari tempo il pubblico dalla sala di udienza e ne fa chiudere le porte senza che vi rimanesse persone estranee. Legge indi in presenza del Pubblico Ministero , dell’accusato e del difensore i nomi dei ripetuti trenta giurati, secondo l’ordine della loro estrazione, i quali sono:

Mannacio Celestino; Squillace Pasquale; Macchiaverna Giacomo; Porterio Raffaele; Chillà Vincenzo; Taverna Tommaso; Carino Pietro; Boca D.Antonio; Rocca Vincenzo; Albino Antonio; De Fichi Saverio; Buccarelli Giuseppe; Paonessa Giuseppe fu Salvatore; De Sgrò Andrea; Macrì Francesco; Panella Giuseppe; Marino Rosario; Gualtieri Pietro; Campisi Francesco; Accorinti Onofrio; Lombardi Cesare; Coco Luigi; Capialbi Antonio; Paonessa Giuseppe fu Raffaele; Cavaliere Pasquale; Suriano Carlo; Capialbi Vito; Gasparro Gregorio; Avignone Giuseppe, Di Masi Nicola.

I primi 25 ordinari tutti gli altri supplenti. Dopo di che rivolto il Presidente all’accusato dice di presentare la debita attenzione, mentre va a procedersi al sorteggio dei 14 giurati per il giudizio della causa, avvertendolo del diritto di ricusa che ha e del modo con cui può esercitarlo.

A seguito di ciò agitatasi l’urna in tutti i sensi, ripetute volte il Presidente ne estrae uno dopo l’altro, tanti pezzi di carta che andato col seguente ordine, non ricusati i quattordici giurati per il giudizio.

Squillace Pasquale ; De Fichi Saverio; Panella Giuseppe; Chillà Vincenzo; De Sgrò Andrea; Marino Rosario; Barbieri Raffaele; Macrì Francesco; Taverna Tommaso; Campisi Francesco; Corino Pietro; Albino Antonio; Paonessa Giuseppe fu Salvatore; Capialbi Vito.

I primi 12 ordinari i due ultimi supplenti.

Giurati ricusati n. 8 da parte del Pubblico Ministero e n. 8 da parte dell’accusa a mezzo del difensore.

Il Presidente congeda i giurati che non sono stati estratti in alcuna delle fatte estrazioni e quelli ricusati invitando i secondi estratti a rimanere per la causa successiva, per la qual cosa questi, meno coloro chiamati per la prima causa, passano nella sala segregata ad ogni comunicazione finchè giunga il loro turno.

Compiuta così l’estrazione e l’operazione di ricusa non si è proposta né dal P.M. né dall’accusato domanda alcuna o eccezione sulla legalità della costituzione dei giurati.

D’ordine del Presidente l’usciere fa rientrare nella sala d’udienza i trenta giurati ed il pubblico, quindi chiama i giurati estratti che prendono posto a loro assegnato, come pure i testimoni, in faccia la banco del giudicabile.

Capo dei giurati è risultato il Signor Squillace Pasquale, il quale dichiara di rinunziare a tale funzione, perciò i giurati in presenza del Pubblico Ministero dell’accusato e del difensore hanno scelto come capo dei giurati il terzo estratto il signor Panella Giuseppe, il quale scambia il suo posto col primo estratto.

Il Presidente congeda i rimanenti giurati, con avviso a comprarire nei successivi giorni della quindicina.

VERBALE

DI PUBLLICA DISCUSSIONE

L’anno 1884 il giorno 11 del mese di marzo in Monteleone alla ore 9,30 antimeridiane la Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai signori intervenuti nel precedente verbale. Assistita dal Signor Bernaudo Domenico Vice Cancelliere.

E’ in seduta nella sala d’udienza, già stata dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure aperte al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione nella causa a carico del detenuto

MOSCATO MATTEO DI DOMENICO E DI DENAMI FORTUNATA DA PISCOPIO, DI ANNI 34 ACCUSATO DELL’OMICIDIO DELLA PROPRIA MOGLIE LA BELLA CATERINA E DI D’ANGELO GIUSEPPE, DELITTO AVVENUTO IN DATA 10 OTTOBRE 1882 IN AGRO DI PISCOPIO IN CONTRADA VALIA.

Il Signor Mezzadri Cav. Pietro Sostituto Procuratore del Re è alla sua tavola.

L’accusato è al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica.

Ed al posto per lui destinato è il difensore signor Murmura Pasquale.

Si presenta in seguito l’avocato Ferrari Francesco Antonio e dichiara di essere il difensore della parte civile Michele La Bella fratello dell’uccisa e Caterina Scannadinari madre dell’ucciso, costituitesi giusta il suddetto verbale in Cancelleria e prende posto.

Il Presidente avverte le parte ed i difensori di nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione. Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui e l’accusato risponde:

Mi chiamo Moscato Matteo di Domenico e Denami Fortunata di anni 34, contadino da Piscopio vedovo con figli analfabeta non militare né altra volta processato e condannato.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Di poi il Pubblico Ministero presenta la lista dei testimoni che debbono essere esaminati a di lui richiesta.

E fatti introdurre essi stessi nella sala di udienza, il Cancelliere legge ad alta voce questa lista, e tutti rispondono all’appello nominale.

Datasi lettura della cedole di citazione e dei relativi atti di notificazione e dei documenti che vi ha relazione, risulta che tutti i testimoni sono stati regolarmente citati.

In seguito il Presidente invita le parti a proporre contro i testimoni i motivi di ripulsa che possano essere preliminarmente decisi. Le medesime rispondono che si riserbano di farlo, occorrendo, nel corso del dibattimento. Fa quindi ritirare i testimoni nella camera da loro destinata, dalla quale non possono vedere, né sentire ciò che andrà a farsi nella sala d’Udienza; adottando le opportune precauzioni per impedire agli stessi di conferire fra loro, o di comunicare con alcuno degli interessati prima del loro esame.

Rivolto poi ai giurati, li avverte, a norma dell’art. 492 codice di procedura penale, modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà, ottenuta da lui la parola, di domandare ai testimoni ed all’accusato tutti i chiarimenti che crederanno necessari allo scoprimento della verità.

Sono risultati assenti i testimoni:

Buccarelli Giuseppe; Natolo Anna; Lo Preiato Fortunato; La Bella Antonio; Don Gateano Candela

I testi Buccarelli Giuseppe e Fortunato Lo Preiato sono morti; Antonio la Bella, Anna Natolo e Don Gaetano Candela sono ammalati, e perciò impossibilitati a comparire.

E quindi interroga l’accusato sui fatti che costituiscono il soggetto dell’accusa.

L’accusato medesimo risponde, uniformemente agli interrogatori precedenti. E nulla si è osservato.

Si da in seguito pubblica lettura degli interrogatori tutti, resi dall’accusato, dei rapporti e dei verbali relativi alla causa nonché dei documenti dati in nota al Pubblico Ministero.

Esame

I testimoni si fanno introdurre nella sala di udienza l’uno dopo l’altro per modo che il secondo non è presente all’esame del primo e così successivamente.

ESAME DEL QUERELANTE

1)- La Bella Michele;

Domandato opportunamente risponde:

Mi chiamo La Bella Michele fu Giuseppe di anni 37, contadino nato e domiciliato in Piscopio, sono il fratello dell’uccisa.

L’accusato non chiede che lo si faccia giurare, però è ammonito a tenore dell’art. 171 procedura penale.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

2)- Scannadinari Caterina

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Scannadinari Caterina di anni 40 , contadina nata e domiciliata in Piscopio, sono la madre dell’ucciso L’accusato non chiede che lo si faccia giurare, e perciò è ammonta ai sensi dell’art. 171 procedura penale.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi

Testimoni

1)- Morelli Giovambattista

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Morelli Giovambattista di anni 47 proprietario da Monteleone .

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

2)- Lico Giuseppe

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lico Giuseppe fu Vincenzo di anni 36 bracciale da Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

3)- Lo Guarro Giuseppe

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lo Guarro Giuseppe di Francesco di anni 22 contadino da Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

4)- Maderna Giuseppe

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Maderna Giuseppe fu Francesco di anni 34 maresciallo dei carabinieri attualmente stanziato in Vallo della Lucania .

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

A domanda della difesa dell’accusato:

Risponde: ritengo che il Moscato commise gli omicidi nello stato di flagrante adulterio, anche perché osservai il cadavere dell’uomo nella posizione che con la mano si garentiva il capo e con la sinistra stringeva capelli della donna.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

D’ordine del Presidente il Vice Cancelliere da lettura della dichiarazione del testimone morto Giuseppe Buccarelli e nulla si osserva.

5)- Fusca Antonio

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Antonio fu Vincenzo di anni 21 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

5)- Fusca Antonio

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fusca Antonio fu Vincenzo di anni 21 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha deposto sulla stessa, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

6)- La Bella Michelina

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Michelina fu Filippo di anni 27 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

7)- Piperno Saverio

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Saverio fu Michele di anni 56, Segretario Comunale da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

8)- Purita Francesco

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Purita Francesco alias “Tirri” di anni 40 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

9)- Sorbilli Isabella

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Sorbilli Isabella fu Antonino di anni 20 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

10)- Fiorillo Apollonia

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Apollonia fu Giuseppe di anni 45 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

13)- Lazzaro Giuseppe fu Bruno

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lazzaro Giuseppe fu Bruno di anni 54 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

14)- La Rocca Anna

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Rocca Anna fu Michele di anni 46 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

15)- Fiorillo Apollonia

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Apollonia fu Giuseppe di anni 45 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

16)- Soriano Caterina

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Soriano Caterina fu Michele di anni 17 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

17)- Mercadante Annunziata

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mercadante Annunziata fu Vincenzo di anni 25 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

18)- Suriano Francesco

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Suriano Francesco fu Michele di anni 13 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Non giura perché minore di anni 14 però è ammonito e avvertito a tenore dell’art. 172 Codice di Proc. Penale.

Il Presidente avverte i giurati che il teste Suriano si sente per semplici chiarimenti.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

19)- Piperno Giuseppe detenuto per furto semplice. E’ libero e sciolto da ogni legame.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Giuseppe fu Saverio di anni 13 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Non giura perché minore di anni 14 però è ammonito e avvertito a tenore dell’art. 172 Codice di Proc. Penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

20)- Piperno Antonio detenuto per furto semplice. E’ libero e sciolto da ogni legame.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Antonio fu Saverio di anni 15 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

21)- Galati Antonio .

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Galati Antonio fu Saverio di anni 50 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

D’ordine del Presidente il Vice Cancelliere da lettura della dichiarazione del testimone morto Fortunato Lo Preiato e nulla si osserva.

Indi d’ordine del Presidente il Vice Cancelliere da lettura della dichiarazione del testimone ammalato Antonio La Bella e nulla si osserva.

22)- Fortuna Maria Antonia .

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fortuna Maria Antonio fu Nicola di anni 32 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

23)- Fuduli Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fuduli Michele fu Gregorio di anni 48 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

24)- Piperno Saverio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Piperno Saverio fu Domenico di anni 50 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

25)- Lazzaro Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lazzaro Giuseppe fu Bruno di anni 55 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

26)- Brogna Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Brogna Giuseppe fu Giuseppe di anni 35 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

27)- La Bella Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Domenico fu Francesco di anni 30 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

28)- La Bella Paolo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Paolo fu Giuseppe di anni 24 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

29)- Fiorillo Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Giuseppe fu Michele di anni 25 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione, nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

D’ordine del Signor Presidente sono richiamati i testimoni già uditi :

1)- Francesco Soriano;

2)- Lo Guarro Giuseppe

ed avvertiti ed ammoniti di dire tutta la verità null’altro che la verità; il Lo Guarro anche sotto la santità del giuramento prestato, ed indi messi a confronto fra di loro tutte le circostanze rispettivamente narrate.

Ciascuno si è mantenuto fermo sui propri detti.

Nulla si osserva ed il Lo Guarro si è licenziato, facendo rimanere il solo Soriano. Indi d’ordine del Presidente richiamato il Signor Giuseppe Lico ed avvertito ed ammonito di dire tutta la verità sotto la santità del giuramento prestato, e messo in confronto col Soriano sulle circostanze rispettivamente narrate. Ciascuno si è mantenuto fermo nei propri detti.

Nulla si osserva e fanno rimanere nella sala d’udienza.

DISCARICO

Lette le posizioni difensive si passa all’esame di tutti i testimoni a discarico con l’ordine che segue:

1)- Costa Rosa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Costa Rosa fu Francesco di anni 35 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

2)- Carnovale Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carnovale Domenico di Antonino di anni 36 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

3)- Lo Preiato Annunziata.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lo Preiato Annunziata fu Nicola di anni 44 contadina da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

4)- Fiorillo Domenica.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Fiorillo Domenica fu Michele di anni 36 contadino da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

5)- Sarlo Annunziata.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Sarlo Annunziata (esposita) Antonino di anni 26 contadina da Francica.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

6)- Cacciatore Giuseppe.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Cacciatore Giuseppe fu Raffaele di anni 64 falegname da Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

7)- Cacciante Salvatore.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Cacciante Salvatore fu Raffaele di anni 44, Tenente dei Regi Carabinieri attualmente stanziato in Sanremo.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa .

A domanda del Presidente , risponde:

“Il cadavere dell’uomo si vedeva colla mano destra se mal non ricordo, dietro la testa, e colla sinistra, irrigidita teneva i capelli del cadavere della donna. Tale posizione dei cadaveri ha dovuto anche essere osservata dal Vice Pretore Marzano dal Vice Cancelliere Mantella, i quali accorsero con me sul luogo del reato”.

Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

Il Signor Presidente in forza dei suoi poteri discrezionali ordina citarsi per comparire dinanzi all’udienza il Vice Pretore Marzano ed il Cancelliere Mantella.

8)- Lo Riggio Rosario.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Lo Riggio Rosario fu Domenico di anni 45 contadino da Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

9)- La Rocca Antonino.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Rocca Antonino fu Antonio di anni 55 proprietario da Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa . Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

10)- Mendicini Modesto.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Mendicini Modesto fu Antonio di anni 32, delegato di Pubblica Sicurezza di Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva risponde:

“Il Tenente dei Carabinieri Sig. Cacciante il giorno appresso mi riferì che si trattava di un adulterio che anzi il Cancelliere gli aveva detto che li vicino si era trovato financo lo sperma”.

Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

11)- Carlo Antonio Cutellè.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carlo Antonio Cutellè fu Francesco di anni 50 dottore fisico da Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Domandato sulla posizione difensiva: risponde affermativamente sulla stessa risponde: Nulla sapere sulla stessa.

La difesa dell’accusato prega la Presidenza di domandare al testimone se mai avesse inteso parlare del complimento del sigaro al D’Angelo.

Il Signor Presidente fa osservare al difensore di non poter chiedere al testimone una tale domanda perché non indicata nella posizione difensiva.

Nulla si osserva ed il testimone resta nella sala e viene avvertito di non allontanarsi senza licenza.

P E R I T I

A Carico :

1)- Filippo Iacopo Pignatari

2)- Carlo Antonio Cutellè

3)- Giacomo Fumagalli

A discarico :

4)- Giuseppe Gasparro

5)- Giovanni Greco

1)- Fatto introdurre in udienza il Perito Signor Pignatari, e richiesto sulle sue generalità risponde:

Mi chiamo Iacopo Filippo Pignatari fu Pietro di anni 50, medico chirurgo di Monteleone.

Conosco l’accusato da prima dei fatti in accusa, non ho parentela con lui, né con gli offesi.

Invitato a prestare il giuramento e fattagli seria ammonizione sulla importanza morale di un tale atto, sul vincolo religioso che i credenti con esso contrassero dinanzi a Dio, e sulle pene stabilite contro i colpevoli di falsa perizia di cui all’articolo 367 codice penale. Il Perito stando in piedi alla presenza dei giudice si esprime: “Giuro di bene e fedelmente procedere nelle mie operazioni e di non avere altro scopo che quello di far conoscere al Giudice la pura verità”.

2)- Fatto introdurre in udienza il Perito Signor Cutullè, e richiesto sulle sue generalità risponde:

Mi chiamo Carlo Antonio Cutullè fu Francesco di anni 50, medico chirurgo di Monteleone.

Conosco l’accusato da prima dei fatti in accusa, non ho parentela con lui, né con gli offesi.

Invitato a prestare il giuramento e fattagli seria ammonizione sulla importanza morale di un tale atto, sul vincolo religioso che i credenti con esso contrassero dinanzi a Dio, e sulle pene stabilite contro i colpevoli di falsa perizia di cui all’articolo 367 codice penale. Il Perito stando in piedi alla presenza dei giudice si esprime: “Giuro di bene e fedelmente procedere nelle mie operazioni e di non avere altro scopo che quello di far conoscere al

Giudice la pura verità”.

3)- Fatto introdurre in udienza il Perito Signor Fumagalli, e richiesto sulle sue generalità risponde:

Mi chiamo Girolamo Fumagalli fu Antonio di anni 26, da Monza Professore di Chimica e Fisica nel Regio Liceo di Monteleone, ed attualmente in quello di Faenza

Conosco l’accusato da prima dei fatti in accusa, non ho parentela con lui, né con gli offesi.

Invitato a prestare il giuramento e fattagli seria ammonizione sulla importanza morale di un tale atto, sul vincolo religioso che i credenti con esso contrassero dinanzi a Dio, e sulle pene stabilite contro i colpevoli di falsa perizia di cui all’articolo 367 codice penale. Il Perito stando in piedi alla presenza dei giudice si esprime: “Giuro di bene e fedelmente procedere nelle mie operazioni e di non avere altro scopo che quello di far conoscere al

Giudice la pura verità”.

4)- Fatto introdurre in udienza il Perito Signor Gasparro, e richiesto sulle sue generalità risponde:

Mi chiamo Gasparro Giuseppe fu Luigi di anni 40, medico chirurgo da Monteleone.

Conosco l’accusato da prima dei fatti in accusa, non ho parentela con lui, né con gli offesi.

Invitato a prestare il giuramento e fattagli seria ammonizione sulla importanza morale di un tale atto, sul vincolo religioso che i credenti con esso contrassero dinanzi a Dio, e sulle pene stabilite contro i colpevoli di falsa perizia di cui all’articolo 367 codice penale. Il Perito stando in piedi alla presenza dei giudice si esprime: “Giuro di bene e fedelmente procedere nelle mie operazioni e di non avere altro scopo che quello di far conoscere al

Giudice la pura verità”.

5)- Fatto introdurre in udienza il Perito Signor Greco, e richiesto sulle sue generalità risponde:

Mi chiamo Greco Giovanni fu Giuseppe di anni 42, medico chirurgo da San Gregorio.

Conosco l’accusato da prima dei fatti in accusa, non ho parentela con lui, né con gli offesi.

Invitato a prestare il giuramento e fattagli seria ammonizione sulla importanza morale di un tale atto, sul vincolo religioso che i credenti con esso contrassero dinanzi a Dio, e sulle pene stabilite contro i colpevoli di falsa perizia di cui all’articolo 367 codice penale. Il Perito stando in piedi alla presenza dei giudice si esprime: “Giuro di bene e fedelmente procedere nelle mie operazioni e di non avere altro scopo che quello di far conoscere al

Giudice la pura verità”.

Preliminarmente richiesto il Perito Signor Cutellè dal Signor Presidente, risponde:

“Ricordo di avere descritto con scrupolosità la posizione dei cadaveri, nel mio verbale, pur nondimeno posso accertare alla giustizia che la mano della donna era verso l’uomo un po’ diretta al capo dello stesso. L’uomo teneva tutte e due le mani sulla propria testa”.

Richiamato d’ordine del Presidente il testimone già udito, Maderna Giuseppe ed avvertito ed ammonito di dire tutta la verità, null’altro che la verità sotto la santità del giuramento prestato e messo in confronto col Signor Cutellè sulle circostanze rispettivamente narrate, ciascuno si è mantenuto fermo sui propri detti. Nulla si osserva ed il Maderna si è licenziato.

Richiamato d’ordine del Presidente il testimone già udito, Cacciante Salvatore ed avvertito ed ammonito di dire tutta la verità, null’altro che la verità sotto la santità del giuramento prestato e messo in confronto col Signor Cutellè sulle circostanze rispettivamente narrate, ciascuno si è mantenuto fermo sui propri detti. Nulla si osserva ed il Cacciante si è licenziato.

Letti indi ai Periti i verbali di perizia esistenti in atti, nonché le posizioni difensive relative alle perizie stesse. Ciascuno dei periti, separatamente ha risposto alle domande dirette.

I Sigg. Pignatari, Fumagalli e Cutellè si sono rimessi alle conclusioni date nei loro verbali generici.

Il Signor Gasparro si è associato a costoro. Ed il Signor Greco ha sostenuto che lo sperma rinvenuto era l’effetto del coito compiuto di recente. Nulla si osserva ed i periti vengono dal Signor Presidente, col consenso dei giurati e delle parti licenziati.

Essendosi fatta l’ora abbastanza tarda, il Signor Presidente ha disposto rinviare l’udienza e rimandare la continuazione a domani 12 marzo 1884 alle ore 10,00 antimeridiane in avanti.

L’accusato ed il suo difensore, il difensore della parte civile ed i 14 giurati e se ne dichiarano intesi. Il Signor Presidente rammenta nuovamente ai giurati di non comunicare con chicchessia relativamente a questa causa sin dopo la loro dichiarazione.

La forza pubblica qui di servizio resta avvertita di ricondurre dinanzi a l’ora su indicata l’accusato, e se ne dichiara intesa.

I testimoni intesi sono dal Presidente col consenso di tutti i giurati e delle parti licenziati. Dopo di che il Presidente dichiara sciolta l’udienza. Di tutto ciò oggi su indicato 11 marzo 1884 si è redatto il presente verbale che chiuso alla ore 7,30 pomeridiane viene emarginato e sottoscritto dal Presidente e dal Vice Cancelliere.

2° TORNATA

VERBALE

DI PUBLLICA DISCUSSIONE

L’anno 1884 il giorno 12 del mese di marzo in Monteleone alla ore 10,00 antimeridiane la Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai signori intervenuti nel precedente verbale. Assistita dal Signor Bernaudo Domenico Vice Cancelliere.

E’ in seduta nella sala d’udienza, già stata dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure aperte al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione nella causa a carico del detenuto:

MOSCATO MATTEO DI DOMENICO E DI DENAMI FORUNATA DA PISCOPIO, DI ANNI 34 ACCUSATO DELL’OMICIDIO DELLA PROPRIA MOGLIE LA BELLA CATERINA E DI D’ANGELO GIUSEPPE, DELITTO AVVENUTO IN DATA 10 OTTOBRE 1882.

Il Signor Mezzadri Cav. Pietro Sostituto Procuratore del Re è alla sua tavola.

L’accusato è al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica.

Ed al posto per lui destinato è il difensore signor Murmura Pasquale.

Si presenta in seguito l’avocato Ferrari Francesco Antonio e dichiara di essere il difensore della parte civile Michele La Bella fratello dell’uccisa e Caterina Scannadinari madre dell’ucciso, costituitesi giusta il suddetto verbale in Cancelleria e prende posto a loro designato; l’usciere di servizio signor Genovese Carmelo è ugualmente al suo posto.

I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, giusto il ripetuto processo verbale, occupano posto secondo l’ordine di estrazione al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in faccia l’accusato. Capo dei giurati è il signor Panella Giuseppe eletto per acclamazione, come dal su riferito verbale.

Il Presidente avverte le parti ed i difensori di nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione. Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui e l’accusato risponde:

Mi chiamo Moscato Matteo di Domenico e Denami Fortunata di anni 34, contadino da Piscopio vedovo con figli analfabeta non militare né altra volta processato e condannato.

D’ordine del Presidente si rammenta ai signori giurati il prestato giuramento quindi dice all’accusato di stare attento che si va a continuare la sua causa.

D’ordine del Presidente il Vice Cancelliere da lettura del processo verbale della precedente tornata e nulla si è osservato.

L’usciere di servizio annunzia alla Presidenza che i testimoni citati coi poteri discrezionali Signor Marzano Cesare Vice Pretore e Mantella Carlo Vice Cancelliere sono a disposizione della Corte, per cui si è fatto venire in udienza il Signor Marzano, mentre il Signor Mantella si è fatto situare in una stanza sperata, da dove non può vedere né sentire ciò che andrà a farsi in udienza.

E richieste al Signor Marzano le sue generalità risponde:

Mi chiamo Marzano Cesare fu Domenico di anni 65 avvocato e Vice Pretore di Monteleone.

Conosco l’accusato da prima dei fatti, ma non ho parentela né con lui né con gli offesi.

Il Presidente avverte i giurati che il Sig. Marzano si sente per semplici chiarimenti e che non giura. Però è avvertito ed ammonito a norma di legge. Domandato sulla causa risponde:

Non ricordo in che atteggiamento stavano le mani dei cadaveri, però io nel mio verbale ho descritto tutto minuziosamente, ed allo stesso mi rimetto. Dico poi che se avessi trovato le mani dell’uomo in modo come Vostra Signoria dice, avrei descritto una tanto essenziale circostanza.

Nulla si osserva e viene licenziato.

Fatto introdurre in udienza il Signor Mantella e richieste le sue generalità risponde:

Mi chiamo Mantella Carlo fu Domenico di anni 48 Cancelliere di questa Pretura di Monteleone.

Conosco l’accusato da prima dei fatti, ma non ho parentela né con lui né con gli offesi.

Il Presidente avverte i giurati che il Sig. Marzano si sente per semplici chiarimenti e che non giura. Però è avvertito ed ammonito a norma di legge. Domandato sulla causa risponde:

In ordine alla posizione dei cadaveri nulla ricordo e mi rimetto interamente al verbale redatto dal Vice Pretore Sig. Marzano con la mia assistenza. Nulla si osserva e viene licenziato.

Esaurito in tal modo l’esame della presente causa e discusso ogni altro elemento di prova, il difensore della parte civile invitato dal signor Presidente arringa e chiede un verdetto di colpabilità a carico del giudicabile Moscato Matteo.

Il Pubblico Ministero sull’invito del Presidente discorre del merito della causa e conclude dichiararsi dal Giurì l’accusato

MOSCATO MATTEO DI DOMENICO

Colpevole di avere il 10 ottobre 1882 in contrada “Valia” in Piscopio tolto volontariamente la vita alla propria moglie Caterina La Bella, vibrandole tre colpi di stile sue dei quali al petto alla parte sinistra con lesione al cuore, dando la morte immediata della stessa.

Di avere nella stessa circostanza di tempo e luogo tolto volontariamente la vita a Giuseppe D’Angelo vibrando al medesimo tre colpi con la su indicata arma alla regione epigastrica ed infra scapolare destra e sinistra con recinzione dell’arco e dell’aorta.

Di porto d’arma insidiosa, stile.

Il difensore signor Murmura Pasquale invitato dal Presidente parla i mezzi di difesa in favore dell’accusato Matteo Moscato e chiede che i giurati lo ritengano colpevole dei due omicidi, ma però commessi nell’atto in cui sorprendeva la propria moglie La Bella Caterina e D’Angelo Giuseppe in fragrante adulterio e col concorso di circostanze attenuanti.

Terminate così le difese, il Presidente interroga i giurati se intendono fare qualche domanda all’accusato ai testimoni o chiedere qualche spiegazione.

Ed i giurati si dichiarano soddisfatti.

L’accusato, avuta in ultimo luogo la parola, risponde di non avere altro da aggiungere in sua discolpa. Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle quistioni, alle quali i Giurati sono chiamati a rispondere; e poscia avverte che, se essi a maggioranza di voti

detto codice, modificato quest’ultimo articolo della cennata legge; avvertendoli, a mente del citato articolo 503 che se l’accusato sarà dichiarato colpevole dei fatti principali alla semplice maggioranza di sette voti, debbono farne particolare menzione.

Quindi i dodici giurati ordinari, sull’invito del Presidente, si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, mentre i due giurati supplenti rimasti al loro posto senza comunicare con alcuno. E perché i dodici giurati, ritirati nella camera, non potessero uscirne, né avere comunicazione al di fuori con chicchessia, finchè non abbiano formata la loro dichiarazione, il Presidente dà ordine all’usciere ed al Capo della forza pubblica di servizio di farne custodire l’entrata. Per effetto della quale disposizione niuno ha avuto ingresso in detta camera, e veruno dei girati ne è uscito, né ha comunicato con alcuno durante il tempo della deliberazione. Dietro di ciò i testimoni, come sopra uditi rimasti in udienza, sono dal Presidente, col consenso delle parti, licenziati. I dodici giurati, dopo qualche tempo, rientrano nella sala di udienza, riprendendo ciascuno il proprio posto.

Il Presidente domanda ad essi quale sia stato il risultato della loro deliberazione. Al che il capo dei giurati si alza in piedi, e tenendo la mano sul cuore, dice: sul mio onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa… E ne dà pubblica lettura; la sottoscrive e la consegna nelle mani del Presidente, il quale la sottoscrive del pari e la fa sottoscrivere dal Cancelliere: il tutto in presenza dei giurati e della Corte, nonché dei difensori delle parti.

Il Pubblico Ministero quindi, stando in piedi e il capo coperto; chiede condannarsi Moscato Matteo a cinque anni di carcere per gli omicidi ed a tre mesi della stessa pena per il porto d’arma, nonché alle conseguenze di legge.

La difesa della parte civile si rimette alla Giustizia della Corte.

Il Presidente domanda indi all’accusato se ha qualche cosa a dire per la sua difesa. L’accusato medesimo risponde rimettersi al suo difensore. Il difensore Signor Murmura, chiede che la Corte escomputi al Moscato il carcere sofferto. L’accusato, avuta in ultimo luogo la parola, risponde di non avere che aggiungere nel suo interesse.

La Corte si ritira in seguito nella camera di consiglio per decidere in segreto a porte chiuse, fuori la presenza del Pubblico Ministero, del Cancelliere e d’ogni estranea persona.

Rientrata, dopo qualche tempo la Corte nella sala d’udienza annunziata dall’Usciere di servizio, il Presidente, tenendosi a capo coperto, legge ad alta voce, in presenza dei giudici, del Pubblico Ministero, dei giurati e delle parti tutte, la sentenza pronunziata.

Infine il Presidente avverte l’accusato della facoltà che gli compete di ricorrere in Cassazione, e che a far tempo da domani ha tre giorni interi per farne la dichiarazione al Cancelliere della Corte. Fatto e chiuso il presente verbale in Monteleone nel giorno 12 marzo 1884.

Decisione della Giuria :

Sul mio onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa.

QUISTIONI 1°

Moscato Matteo è colpevole di avere nel 10 ottobre 1882, in Piscopio a colpi di stile, tolto volontariamente la via alla propria moglie La Bella Caterina?

A maggioranza si

Nell’affermativa

2)- L’accusato commise il reato nell’istante in cui sorprendeva la moglie in flagrante adulterio con un altro ?

A maggioranza si

3)- Moscato Matteo è colpevole di aver negli stessi tempi e luogo, tolto volontariamente la vita a Giuseppe D’Angelo a colpi di stile?

A maggioranza si

4)- Se affermata la precedente l’accusato Moscato Matteo uccise il D’Angelo nell’istante in cui lo sorprendeva il flagrante adulterio con la propria moglie La Bella Caterina ?

A maggioranza si.

5)- Moscato Matteo è colpevole di avere il 10 ottobre 1882 in quel di Piscopio asportato uno stile ?

A maggioranza si.

Firmato

Il Presidente Bernaudo

Moscato Matteo nasce nel 1848, (non si hanno notizie del luogo ) di nascita; sposa La Bella Caterina il 30.10.1875, dal matrimonio sono nati 4 figli, Antonino, Michele, Francesco e Caterina.

Dopo essere uscito di prigione ebbe due figli da La Bella Anna; Antonino e Francesco.

Non si hanno notizie della data e del luogo della sua morte.




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20 novembre 2007

Processo Lo Mastro Michele

  
                                                            PROCESSO N. 7

CORTE D’ASSISE STRAORDINARIA  DI   MONTELEONE

Verbali del processo penale a carico di:

Di Lo Mastro Michele figlio di Domenico e di Greco Michelina, accusato di aver ucciso in Piscopio Fusca Antonino in data 10 maggio 1872.

CORTE D’ASSISE STRAORDINARIA

DI MONTELEONE

Verbale di estrazione dei giurati .

L’anno 1873 il giorno 12 del mese di luglio alle ore 10,00 in Monteleone, nella sala di udienza di questa Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai Signori :

Cav. Giuseppe Simonelli Presidente

Colao Beniamino Giudice

Olivieri Cesare Giudice

Assistendovi il Vice Cancelliere Signor Giordano Salvatore. Entra Nella sala d’udienza, ad oggetto di procedersi all’appello nominale, ed indi all’estrazione a sorte dei giurati necessari per il giudizio a carico del detenuto

LO MASTRO MICHELE DA PISCOPIO

Accusato come dagli atti dell’omicidio di Fusca Antonino avvenuto in Piscopio il 10 maggio 1972.

Il Signor Campanella Vincenzo Procuratore del Re è alla sua tavola.

Il Signor Duvaria Giuseppe Usciere di questo Tribunale è al suo posto. I giurati da detto usciere già da prima riuniti nella stanza loro assegnata ed inaccessibile a persona qualunque estranea alla Corte trovansi nella sala d’Udienza.

Il Presidente fa introdurre in udienza l’accusata che libera e sciolta da ogni legame siede al banco dei giudicabili.

Al posto per lui destinato è il difensore Pasquale Murmura.

D’ordine del Presidente l’usciere di servizio schiude le porte della sala al pubblico e si procede all’appello nominale dei trenta giurati che hanno composto il giurì per la presente quindicina come dai verbali di composizione definitiva del giorno medesimo e si trovano tutti presenti.

I nomi dei trenta giurati si scrivono sopra altrettante schede di carta del medesimo colore e di eguale dimensione, quali schede rotolate in forma cilindrica. Il Presidente li pone nell’urna.

Fatto ciò, ad invito del Presidente, i trenta giurati si ritirano nella stanza loro destinata.

D’ordine del Presidente il pubblico si ritira dalla sala di udienza della quale si chiudono le porte.

Il Presidente avverte l’accusata che la legge le da facoltà dopo il Publico Ministero, di ricusare i giurati, e che sarà in tempo di produrre la ricusazione per il primo estratto fini a tanto che non è pubblicato il nome del secondo, e così di seguito, e fino a che rimangono nell’urna tanti nomi che, uniti a quelli estratti e non ricusati, raggiungono il numero di quattordici.

Il Presidente procede all’estrazione a sorte delle schede contenenti i nomi dei giurati; come sopra messi nell’urna, e questa operazione è risultata come segue:

Bilotta Giorgio, Squillace Raffaele, Marasco Francesco, Adamo Bruno, Calabretta Teodoro, Salerno Vincenzo, Curi Giuseppe, Statti Francesco, Costa Giuseppe, Torchia Domenico, Gualtieri Nicola, Protopapa Vincenzo, Serrao Vincenzo, Carlizzi Raffaele.

I primi 12 ordinari i due ultimi supplenti.

Durante l’estrazione il P.M. ha ricusato 3 giurati l’accusato cinque. D’ordine del Presidente i 30 giurati si fanno introdurre nella sala delle udienze, ed il Vice Cancelliere legge i nomi dei 14 giurati estratti non ricusati, secondo l’ordine di estrazione e prendono posto. Quindi il Presidente congeda i giurati non estratti.

Fatto in Monteleone nel suddetto giorno 12 luglio 1873 alle ore 10,15.

Il Presidente

Simonelli

VERBALE

Di Pubblica Discussione

L’anno 1873 il giorno 12 del mese di luglio alle ore 10,00 in Monteleone, nella sala di udienza di questa Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai Signori :

Cav. Giuseppe Simonelli Presidente

Colao Beniamino Giudice

Olivieri Cesare Giudice

Assistendovi il Vice Cancelliere Signor Giordano Salvatore. Entra Nella sala d’udienza, ad oggetto di procedersi all’appello nominale, ed indi all’estrazione a sorte dei giurati necessari per il giudizio a carico del detenuto

LO MASTRO MICHELE DA PISCOPIO

Accusato come dagli atti dell’omicidio di Fusca Antonino avvenuto in Piscopio il 10 maggio 1972.

Il Signor Campanella Vincenzo Procuratore del Re è alla sua tavola.

L’accusato è al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica.

Ed al posto per lui destinato è il difensore Murmura Pasquale.

I quattordici giurati estratti per il giudizio della presente causa, sono ai loro posti essi sono

Bilotta Giorgio, Squillace Raffaele, Marasco Francesco, Adamo Bruno, Calabretta Teodoro, Salerno Vincenzo, Curi Giuseppe, Statti Francesco, Costa Giuseppe, Torchia Domenico, Gualtieri Nicola, Protopapa Vincenzo, Serrao Vincenzo, Carlizzi Raffaele.

I primi 12 ordinari i due ultimi supplenti.

I primi 12 ordinari i due ultimi supplenti.

Essendo la Corte in seduta ed ognuno al proprio posto d’ordine del Presidente, l’usciere di servizio apre le porte della sala al pubblico ed annunzia che l’udienza è aperta.

Il Presidente avverte le parte ed i difensori di nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione. Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui e l’accusato risponde:

Mi chiamo Lo Mastro Michele di Domenico e di Michelina Greco di anni 23 bracciale, nato e domiciliato in Piscopio celibe, non so ne leggere ne scrivere, non sono stato militare ne altra volta processato e condannato.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Di poi il Pubblico Ministero presenta la lista dei testimoni che debbono essere esaminati a di lui richiesta.

E fatti introdurre essi stessi nella sala di udienza, il Cancelliere legge ad alta voce questa lista, e tutti rispondono all’appello nominale.

Datasi lettura della cedole di citazione e dei relativi atti di notificazione e dei documenti che vi ha relazione, risulta che tutti i testimoni sono stati regolarmente citati.

In seguito il Presidente invita le parti a proporre contro i testimoni i motivi di ripulsa che possano essere preliminarmente decisi. Le medesime rispondono che si riserbano di farlo, occorrendo, nel corso del dibattimento. Fa quindi ritirare i testimoni nella camera da loro destinata, dalla quale non possono vedere, né sentire ciò che andrà a farsi nella sala d’Udienza; adottando le opportune precauzioni per impedire agli stessi di conferire fra loro, o di comunicare con alcuno degli interessati prima del loro esame.

Rivolto poi ai giurati, li avverte, a norma dell’art. 492 codice di procedura penale, modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà, ottenuta da lui la parola, di domandare ai testimoni ed all’accusato tutti i chiarimenti che crederanno necessari allo scoprimento della verità.

E quindi interroga l’accusata sui fatti che costituiscono il soggetto dell’accusa.

L’accusata medesima risponde, negativamente sulla imputazione addebitata. E nulla si è osservato.

I testimoni si fanno introdurre nella sala di udienza l’uno dopo l’altro per modo che il secondo non è presente all’esame del primo e così successivamente.

OFFESI

1)- Fusca Vincenzo

Domandato sulle generalità risponde:

Mi chiamo Fusca Vincenzo fu Antonino di anni 42, contadino nato e domiciliato a Piscopio sono il padre dell’ucciso.

L’accusato non chiede che lo si faccia giurare; però è ammonito e avvertito a tenore dell’art. 89 c.p.p..

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si è osservato ed il querelante resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

2)- Fabbraro Rosa

Domandato sulle generalità risponde:

Mi chiamo Febbraro Vincenza fu Domenico di anni 39, filatrice nata e domiciliata a Piscopio, sono la madre dell’ucciso.

L’accusato non chiede che la si faccia giurare; però è ammonito e avvertito a tenore dell’art. 89 c.p.p..

Domandato sulla causa, ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si è osservato ed la querelante resta nella sala avvertita di non allontanarsi senza licenza.

TESTIMONI

1)- Staglianò Antonino.

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Staglianò Antonino fu Francesco di anni 27 contadino nato e domiciliato nel Comune di Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

2)- Buccarelli Raffaele

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Buccarelli Raffaele di Saverio di anni 27 civile nato e domiciliato nel Comune di Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

3)- Potenza Filippo

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Potenza Filippo fu Francesco Antonio di anni 52 mugnaio nato a Nao e domiciliato nel Comune di Monteleone.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

4)- Zaccaria Michele.

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Zaccaria Michele di Rosario di anni 15 calzolaio nato e domiciliato nel Comune di Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

5)- Rascaglia Caterina;

Domandato opportunamente risponde:

Mi chiamo Rascaglia Caterina di Antonino di anni 28, contadina nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

DISCARICO

6)- La Bella Domenico

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo La Bella Domenico fu Francesco di anni 45 bettoliere nato e domiciliato nel Comune di Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

7)- Ciliberto Ignazio

Richiesto opportunamente;

Risponde : Mi chiamo Ciliberto Ignazio fu Saverio di anni 37 sarto nato e domiciliato nel Comune di Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto in accusa; non ho parentela con lui, né con l’offeso; non sono dipendente né dell’uno né dell’altra.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza di tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Domandato analogamente sulla causa.

Risposta : il principale ha fatto la sua dichiarazione .

Nulla si è osservato e resta nella sala avvertito di non allontanarsi senza licenza.

Letti i documenti del volume primo nella sua parte generica spiega quali sono i contenuti nella relazione specifica.

Nulla si è osservato.

Il Pubblico Ministero dopo l’arringa conclude per un verdetto di condanna giusta l’accusa.

Il difensore arringa e chiede dichiararsi l’accusato colpevole di ferita volontaria da cui seguì la morte entro i 40 giorni, col beneficio dell’eccesso di fine, e nello stato transitorio vizio di mente per ubriachezza non tale però da rendere non imputabile l’azione.

L’accusato, avuta in ultimo luogo la parola, risponde di non avere altro da aggiungere in sua discolpa. Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle quistioni, alle quali i Giurati sono chiamati a rispondere; e poscia avverte che, se essi a maggioranza di voti

detto codice, modificato quest’ultimo articolo della cennata legge; avvertendoli, a mente del citato articolo 503 che se l’accusato sarà dichiarato colpevole dei fatti principali alla semplice maggioranza di sette voti, debbono farne particolare menzione.

Quindi i dodici giurati ordinari, sull’invito del Presidente, si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, mentre i due giurati supplenti rimasti al loro posto senza comunicare con alcuno. E perché i dodici giurati, ritirati nella camera, non potessero uscirne, né avere comunicazione al di fuori con chicchessia, finchè non abbiano formata la loro dichiarazione, il Presidente dà ordine all’usciere ed al Capo della forza pubblica di servizio di farne custodire l’entrata. Per effetto della quale disposizione niuno ha avuto ingresso in detta camera, e veruno dei girati ne è uscito, né ha comunicato con alcuno durante il tempo della deliberazione. Dietro di ciò i testimoni, come sopra uditi rimasti in udienza, sono dal Presidente, col consenso delle parti, licenziati. I dodici giurati, dopo qualche tempo, rientrano nella sala di udienza, riprendendo ciascuno il proprio posto.

Il Presidente domanda ad essi quale sia stato il risultato della loro deliberazione. Al che il capo dei giurati si alza in piedi, e tenendo la mano sul cuore, dice: sul mio onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa… E ne dà pubblica lettura; la sottoscrive e la consegna nelle mani del Presidente, il quale la sottoscrive del pari e la fa sottoscrivere dal Cancelliere: il tutto in presenza dei giurati e della Corte, nonché dei difensori delle parti.

Il Pubblico Ministero quindi, stando in piedi e il capo coperto; chiede condannarsi Lo Mastro Michele da Piscopio accusato di omicidio alla pena di anni venti di lavori forzati, e conseguenze.

Il Presidente domanda indi all’accusato se ha qualche cosa a dire per la sua difesa. L’accusata medesima risponde rimettendosi al suo difensore. Il difensore dell’accusato si rimette alla Giustizia della Corte

L’accusato, avuta in ultimo luogo la parola, risponde di non avere che aggiungere nel suo interesse.

La Corte si ritira in seguito nella camera di consiglio per decidere in segreto a porte chiuse, fuori la presenza del Pubblico Ministero, del Cancelliere e d’ogni estranea persona.

Rientrata, dopo qualche tempo la Corte nella sala d’udienza annunziata dall’Usciere di servizio, il Presidente, tenendosi a capo coperto, legge ad alta voce, in presenza dei giudici, del Pubblico Ministero, dei giurati e delle parti tutte, la sentenza pronunziata.

Infine il Presidente avverte l’accusato della facoltà che gli compete di ricorrere in Cassazione, e che a far tempo da domani ha tre giorni interi per farne la dichiarazione al Cancelliere della Corte. Fatto e chiuso il presente verbale in Monteleone nel giorno 12 luglio 1873 alle ore 3,30 pomeridiane.

Decisione della Giuria :

Sul mio onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa.

QUESTIONI 1°

L’accusato Lo Mastro Michele soprannominato “Zoppo di Giambaro” di Domenico è colpevole di omicidio volontario, per avere giorno 9 maggio 1872 in territorio di Piscopio tolto volontariamente la vita ad Antonino Fusca a colpo di coltello a punta a taglio ? -

A maggioranza Si

A richiesta della difesa

Sulla negativa della precedente.

2)- L’accusato stesso Lo Mastro Michele è colpevole di ferita volontaria da cui seguì entro i 40 giorni immediatamente successivi la morte dell’offeso, per avere nelle stesse circostanze di tempo e di luogo volontariamente ferito a colpo di coltello Antonino Fusca il quale per effetto della riportata ferita dopo brevi istanti cessò di vivere ?-

Assorbita.

Nell’affermativa della precedente.

3)- La morte di esso Fusca Antonino seguì per sola natura della riportata ferita.

Assorbita.

Nell’affermativa della 2° Questione.

4)- E’ egli costante il fatto che l’accusato Lo Mastro Michele nell’intenzione soltanto di ferire abbia commesso un reato più grave che sorpassò nelle conseguenze l’avuto disegno ?-

Assorbita.

Nell’affermativa della precedente.

5)- Poteva egli facilmente prevedere le conseguenze del proprio fatto.

Assorbita.

Nell’affermativa della 2° questione.

6)- E’ egli costante il fatto che l’accusato Lo Mastro Michele nel tempo in cui eseguì la sua azione, trovavasi in stato di transitorio vizio di mente per ubriachezza da rendere non imputabile l’azione?-

A maggioranza No

Il Presidente

Simonelli

L’ucciso Fusca Antonino nasce a Piscopio il 30.12.1846 , figlio di Fusca Vincenzo e Rosa Febbraro;

E’ assassinato da Lo Mastro Michele figlio di Domenico e Greco Michelina detto “Zoppo di giambaro” in data 10 maggio 1872 in Piscopio.

Lo Mastro Michele muore in data 30 dicembre 1886 nel bagno penale di Trapani.




permalink | inviato da Guidodamico il 20/11/2007 alle 19:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 novembre 2007

Processo Guastalegname Antonio

                  
          PROCESSO N.  8                                

CORTE D’ASSISE  DI MONTELEONE :
PROCESSO A CARICO DI GUASTALEGNAME ANTONIO

 

Verbali del processo penale a carico dell’ imputato:

Antonio Guastalegname di Antonio di anni 24, contadino, nato a Stefanaconi dimorante in Piscopio accusato di avere sparato un colpo d’arma da fuoco contro D’Angelo Michele ferendolo al braccio con l’intenzione di ucciderlo ed uccidendo invece Giamborino Caterina.

Episodio avvenuto in Piscopio in data 25 Maggio 1884 .

CORTE D’ASSISE DI MONTELEONE

Verbale di formazione del giurì e

verbale di Pubblica discussione

L’anno 1884 il giorno 5 del mese di Dicembre in Monteleone alla ore 10,00 antimeridiane.

La Corte d’Assise straordinaria in Monteleone composta dai Signori:

Cavalier Vavvasis Achilli - PRESIDENTE –

Franzini Rocco - GIUDICE-

Napoli Saverio -GIUDICE -

Il Vice cancelliere Signor Giordano Salvatore è al suo posto.

Il Signor De Meo Cavalier Antonio Sostituto Procuratore Generale del re è al suo posto.

Il signor De Stefano Michele usciere di questo tribunale civile e correzionale, presta servizio all’udienza. Esso è egualmente al suo posto.

L’accusato è al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica. Si presenta l’avvocato Sig. Di Francia Ferdinando e va al suo posto .

Ad analoga domanda del Presidente l’accusato risponde:

“Mi chiamo Antonino Guastalegname di Antonio di anni 24, contadino, nato in Stefanaconi , dimorante in Piscopio “.

Tra i giurati presenti si trovano i signori Pepe Rosario e Nicola Ortona . Estratti dall’urna i citati , sono invitati a presentarsi alla Corte.

Il P.M. chiede darsi atto della loro presentazione.

LA CORTE

Deliberando all’udienza ed in segreto atteso che i due giurati oggi presentatisi per la prima volta, viene loro notificato a presentarsi in questo giorno. Si da atto della presentazione dei giurati Pepe e Orto.

Pubblicata questa ordinanza nulla si osserva.

Il Presidente procede quindi, in presenza dell’accusato e difensore all’appello nominale dei giurati dianzi accennati i cui nomi tutti sono stati ai sensi di legge comunicati al Pubblico Ministero e ad essi accusati ed a tutti giurati.

Il Presidente a norma dell’arti. 27 del regolamento approvato per regio decreto 1 settembre 1874, specifica la prima generalità degli accusati e della parte lesa, nonché l’oggetto dell’accusa, relativamente alla causa che va oggi a trattarsi, e poscia avverte tutti i giurati presenti dell’obbligo che loro incombe di fronte alla causa medesima di dichiarare cioè immediatamente se si trovano nelle condizioni espresse dai numeri 2,3,4, e 5 dell’art. 37 della legge 8 giugno detto anno, e ne spiegano loro il contenuto, diffidandoli che tacendo, potrebbero andare incontro alle pene sancite dall’art. 44 legge anzidetta, e ne spiega loro altresì il contenuto, contro quei giurati che rendono per loro colpa impossibile la regolare dichiarazione del Giurì. Dopo di che il Presidente per questo giorno congeda i giurati Pepe ed Ortona quali giurati esuberati.

Il Presidente inoltre, in esecuzione anche del ricordato art. 27 avverte pure le parti del diritto che loro spetta di opporre le cause di incompatibilità dei giurati, di cui nei numeri tutti del riportato art. 37 e ne spiega loro il contenuto, e degli effetti del loro silenzio stabiliti dall’art. 43 di detta legge spiegandone loro il contenuto.

E nulla si osserva sulla legalità della composizione della giuria.

Quindi pone nell’urna i nomi dei trenta giurati chiamati a comporre il giurì del giudizio nella causa iscritta oggi , scritti su 30 pezzi di carta simili e di uguale dimensione li rotola in forma cilindrica. Fa poi ritirare i 30 giurati nella stanza loro destinata chiudendo la porta: Quindi legge in presenza del P.M. del difensore e degli accusati i nomi dei 30 giurati ripetendoli secondo l’ordine di estrazione:

De Angelis Luigi, Molè Domenico, Tedeschi Cesare, Attanasio Gaetano, Greco Raffaele, Romano Stefano, Nardi Pasquale, Grandinetti Giovanni, Greco Luigi, Scrugli Gaetano, Talotta Antonio, Coda Francesco, Nicolini Pasquale, Manno Giuseppe, Criciani Gaetano, Sarlo Federico, Sposato Nicola Angelo, Cutellè Francesco, Gasparro Raffaele, Greco Ignazio, Curcio Luigi, Ferrari Domenico, Candela Domenico, Palumbo Filippo, Morsilli Gaetano, Ortona Francesco Saverio, Tambato Antonio, Francica Vincenzo, Papaleo Camillo, Sarlo Nicola.

I primi 18 ordinari gli altri supplenti, quindi rivolto agli accusati dice che si andrà a procedere al sorteggio dei 14 giurati che faranno parte della giuria avvertendoli del diritto alla ricusa e del modo in cui possono esercitarlo in comune il diritto di ricusazione. In seguito di ciò agitatasi l’urna in tutti i sensi ripetute volte il presidente estrae dall’urna i quattordici giurati per il giudizio che sono :

Romano Alfonso , Coda Francesco, Sarlo Nicola, Tedeschi Cesare, Candela Domenico, Manno Giuseppe, Cutullè Francesco, Grandinetti Giovanni, Cirianni Gaetano, Morsilli Gaetano, Attanasio Gaetano, Nardi Pasquale, Sposato Nicolangelo.

I primi 12 ordinari gli ultimi 2 supplenti. Giurati ricusati dal P.M. n. 7 e n. 8 dall’accusato a mezzo dei difensori.

Compiuta l’estrazione e l’operazione di ricusa, non si è proposta nè dal P.M. e né dagli accusati domanda di eccezione sulla costituzione del Giurì. D’ordine del Presidente i 30 giurati rientrano nella sala d’udienza e l’usciere riapre la porta al pubblico. Il Presidente legge i nomi del Giurì che prendono posto a loro assegnato, in faccia al banco dei giudicabili, quindi sono avvertiti dal Presidente che il primo estratto è il capo dei giurati che è risultato il Signor Romano Alfonso.

I rimanenti giurati sono dal Presidente congedati ed avvisati a comparire nei successivi giorni della quindicina.

VERBALE
DI PUBBLICA DISCUSSIONE

L’anno 1884 il giorno 5 del mese di Dicembre alle ore 10,30 antimeridiane in Monteleone in continuazione immediata del processo verbale di composizione del Giurì di pari data la Corte d’Assise qui sedente, composta dagli stessi signori intervenuti nel verbale medesimo, assistita dal Signor Giordano Salvatore vice cancelliere è in seduta nella sala d’Udienza, già dichiarata aperta e le cui porte trovansi pure dischiuse al pubblico, come dal menzionato processo verbale, all’oggetto di procedere alla pubblica discussione della causa a carico del detenuto:

Guastalegname Antonino di Antonio da Stefanaconi.

Il Signor De Meo Cav. Antonio Procuratore del Re, e al suo posto l’accusato al banco dei giudicabili libero e sciolto da ogni legame custodito dalla forza pubblica onde impedirne la fuga.

Il difensore Di Francia Ferdinando è al posto a lui designato. L’Usciere di servizio signor Michele De Stefano è al suo posto. I 14 giurati che compongono il giurì per il giudizio della presente causa, occupano il posto secondo l’ordine della loro estrazione, al banco per essi destinato, il quale è disposto in maniera che ciascun giurato possa vedere in volto gli accusati. Il capo dei giurati è il Signor Romano Alfonso

Il Presidente avverte le parti ed i difensori nulla permettersi contro il rispetto dovuto alle leggi e di astenersi da ogni inutile discussione.

Il Presidente interroga l’accusato sulle generalità di lui l’accusato risponde.

“ Mi chiamo Guastalegname Antonino di Antonio di anni 24, contadino, nato in Stefanaconi, dimorante in Piscopio.

Il Presidente legge ai giurati alla lettera la formula giuratoria prescritta dall’articolo 487 del codice di procedura penale, e ciascuno di essi da lui chiamato secondo l’ordine della loro estrazione, e l’uno dopo l’altro toccata colla destra la formula del giuramento risponde lo giuro.

Il Presidente avverte l’accusato di stare attento a ciò che sarà per udire.

Il Vice Cancelliere legge ad alta voce la sentenza di rinvio dell’accusato avanti alla Corte e l’atto di accusa.

Il Presidente spiega in succinto il contenuto nell’atto di accusa e dice all’accusato “ecco voi siete accusato ora sentirete le prove che si hanno contro di Voi”.

Il Signor Procuratore del re in seguito presenta la lista dei testimoni da esaminarsi da lui richiesta ed a richiesta della difesa.

Lettasi la lista ad alta voce dal Vice Cancelliere e tutti rispondono appello nominale. Fatto l’appello dei testimoni a discarico si son trovati tutti presenti.

Il Presidente invita le parti a proporre quelle eccezioni, le quali potrebbero essere preliminarmente decise e si risponde nulla esservi ad eccepire.

I testimoni presenti a cura dell’usciere di servizio si ritirano nella stanza loro destinata, e dalla quale non possono vedere ne sentire ciò che si fa nella sala di udienza; ricevendo esso usciere incarico del Presidente di sorvegliarli affinchè non conferissero tra loro sul reato o sull’accusato, e non comunicassero con alcuno degli interessati prima del loro esame.

Rivolto poi ai giurati li avverte a norma dell’art. 492 del codice di procedura penale modificato dalla legge 8 giugno 1874, che è loro accordata facoltà ottenuta la parola domandare ai testimoni tutti e agli accusati tutti i chiarimenti che crederanno necessari all’accertamento della verità.

Interrogato il Guastalegname risponde uniformemente al suo precedente interrogatorio

E nulla si è osserva.

Si da in seguito pubblica lettura degli interrogatori resi dagli accusati, dei rapporti e dei verbali relativi a questa causa nonché ai documenti di rito del certificato del casellario e nulla si osserva.

I testimoni sono introdotti nella sala d’udienza uno dopo l’altro in modo che il secondo non è presente all’esame del primo e cosi di seguito.

ESAME QUERELANTI

1)- Zaccaria Antonio

Domandato opportunamente risponde.

Mi chiamo Zaccaria Antonio di Michele di anni 28, contadino nato e domiciliato a Piscopio, sono il marito dell’uccisa.

L’ accusato non chiede che lo si faccia giurare. E’ avvertito ed ammonito a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa. Nulla si osserva e quindi rimane nella sala.

2)- D’Angelo Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo D’Angelo Michele fu Ignazio di anni 48 , contadino da Piscopio.

L’ accusato non chiede che lo si faccia giurare. E’ però avvertito ed ammonito a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa. Nulla si osserva e quindi rimane nella sala.

3)- D’Angelo Maria Cristina.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo D’Angelo Maria Cristina di Michele di anni 19, contadina da Piscopio.

L’ accusato non chiede che la si faccia giurare. E’ però avvertita ed ammonita a tenore dell’art. 171 Procedura Penale domandato sulla causa.

Depone sulla stessa. Nulla si osserva e quindi rimane nella sala.

TESTIMONI

4)- Vaccaro Michele.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Vaccaro Michele fu Giuseppe di anni 40 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

5)- Febbraro Rosa.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Febbraro Rosa fu Domenico di anni 60 contadina, nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

6)- Vaccaro Annunziata.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Vaccaro Annunziata di Michele di anni 7 contadina, nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Non giura perché minore di anni 14, Però è ammonita ed avvertita a tenore dell’art. 172 del codice di procedura penale.

Domandato sulla causa la testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

6)- Suriano Nicola.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Suriano Nicola fu Michele di anni 27 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

DISCARICO :

7)- Carnovale Antonio.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carnovale Antonio fu Vincenzo di anni 37 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

8)- Purita Francesco.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Vacacro Michele fu Giuseppe di anni 40 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

9)- Carnovale Vincenzo.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Carnovale Vincenzo di Antonino di anni 25 contadino, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

10)- Purita Maria.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Purita Maria fu Giuseppe di anni 46 contadina, nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

Domandato sulla posizione nulla si osserva stessa, sostenendo che un giorno Caterina Artesi moglie del testimone Vaccaro Michele è suo marito che non poteva dire la verità perché temeva delle minacce di Michele D’Angelo. Il signor Presidente perché Caterina Artesi trovasi nella sala venuta ad accompagnare la testimone Annunziata Vaccaro sua figlia di anni 7. Valendosi dei suoi poteri discrezionali l’ha fatto chiamare dall’usciere di servizio.

Presentatosi dinanzi alla Corte domandato opportunamente:

Mi chiamo Caterina Artesi di anni 47 contadina di Piscopio. Non giura però è ammonita ed avvertita a tenore dell’art. 172 del codice di procedura penale. Il Presidente fa notare che la dichiarazione della Artesi dovrà considerarsi come semplice chiarimento.

Domandato analogamente, risponde : “non è vero quanto riferisce la testimone Purita Maria”. Messi a confronto la Artesi con la Purita. La Purita afferma che è vero che la Caterina Artesi le manifestò quanto essa ha dichiarato. E la Artesi dice che non è vero. Nulla si osserva e le due testimoni sono congedate

11)- La Bella Domenico.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo La Bella Domenico fu Francesco di anni 56 barbiere, nato e domiciliato in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitato a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

12)- Gruppo Caterina.

Domandato opportunamente-

Risponde : mi chiamo Groppo Caterina fu Nicola di anni 52 contadina, nata e domiciliata in Piscopio.

Conosco l’accusato prima del fatto che forma l’oggetto dell’accusa, non sono parente con lui e con l’ucciso, sono poi indipendente dell’uno e dell’altro.

Invitata a prestare giuramento e fattagli seria ammonizione sull’importanza morale di un tale atto rammentandogli le pene contro i colpevoli di falsa testimonianza o di reticenza stabilite dagli art. 365 –366 e 369 codice penale.

Il testimone stando in piedi e la mano destra sopra i Santi Evangeli si esprime.

Giuro di dire tutta la verità, null’altro che la verità.

Il testimone ha fatto la sua dichiarazione.

Nulla si osserva ed il testimone resta nell’aula.

Esaurito in tal modo l’esame della presente causa e discusso ogni altro elemento di prova. Il Presidente invita il difensore della parte civile a fare le sue richieste ed il medesimo ha domandato ai giurati un verdetto uniforme all’accusa.

Il Pubblico Ministero sull’invito del Presidente discorre del merito della causa e conclude dichiararsi dal Giurì l’accusato:

ANTONINO GUASTALEGNAME

Colpevole,
Di avere il mattino del 25 maggio 1884 in Piscopio in seguito disegno formato prima dell’azione atteso per qualche tempo Michele D’Angelo all’imbocco del Vico costui dover passare e sparato contro lo stesso con intenzione omicida un colpo di pistola cagionandogli una ferita al braccio destro che produsse incapacità al lavoro per più di 30 giorni, ed uccidendo invece Caterina Giamborino che si trovava casualmente a passare.

E di porto d’arma da fuoco.

Il difensore signor Di Francia invitato dal Presidente parla i mezzi di difesa in favore dell’accusato Antonino Guastalegname e sostiene che l’omicidio della Giamborino non è un fatto volontario ma casuale, e per il ferimento di D’Angelo, dice di trattarsi di un fatto istantaneo e non premeditato e per esso chiede il beneficio della lieve provocazione e le attenuanti.

Terminate le difese il Presidente interroga i giurati se intendono fare domande ed i giurati rispondono negativamente.

L’accusato avuta in ultimo luogo la parola risponde di non aver altro da aggiungere in sua discolpa.

Dopo di che il Presidente da pubblica lettura delle questioni alle quali sono essi chiamati a rispondere.

Lette dal signor Presidente le questioni il difensore dell’accusato chiede che nella prima questione sia messo l’elemento del fortuito, cioè che un proiettile del colpo tirato dall’accusato contro D’Angelo Michele andò a colpire fortuitamente Caterina Giamborino. E che si ponga separatamente la questione di semplice ferita volontaria in persona di D’Angelo a colpo d’arma da fuoco di cui un proiettile andò a ferire fortuitamente la Giamborino. Il Signor Presidente si rifiuta di aderire all’istanza, perché la prima questione contenendo l’avverbio “casualmente” deve soddisfare tutte le esigenze della difesa e della giustizia.

In quanto alla seconda istanza si rifiuta di aderire, adducendo che questa sarebbe un’altra figura di reato, per la quale non è obbligato dalla legge a porre la questione invocata dalla difesa. Ne egli attesi i risultati del pubblico dibattimento crede che sia il caso di proporsi. Il difensore insiste sulle sue ragioni e specialmente distinguendo il caso fortuito dal passaggio da quel luogo della Giamborino, dall'altro caso fortuito che il proiettile l’ha colpita e prega la Corte di deliberare lette le istanze.

Il P.M. su invito del Presidente chiede rigettarsi le istanze della difesa. Il difensore dell’accusato insiste nella sua istanza.

L’accusato avuta in ultimo luogo la parola si rimette ai detti del suo difensore.

LA CORTE

Entra nella camera di consiglio per deliberare ed a porte chiuse ed in segreto , esclusi il P.M. , il Vice Cancelliere ed ogni altra estranea persona. Dopo qualche tempo la Corte annunziata dall’Usciere di servizio ritorna nella sala, ed il Presidente tenendosi il capo coperto legge la seguente ordinanza.

LA CORTE

Osserva che la domanda di porre le questioni subordinata di semplice ferimento del D’Angelo voluto e compiuto dall’accusato mira ad un reato diverso da quello di cui è accusato, e per il quale il Presidente non è tenuto per legge a porre la questione. E non credendo di proporre perché gli sembra non derivare dai fatti essersi nel dibattimento, si trova nel vero, e quindi la domanda non può essere accolta. Sull’altra istanza osserva che un proiettile il quale necessariamente e rigorosamente segue le leggi fisiche delle forze d’impulsione e gravità non colpisce mai fortuitamente, ma necessariamente.

La parte fortuita è questo avvenimento, sta nel passaggio inopinato in quel momento ed in quel punto della sventurata Giamborino, e senza che l’autore del crimine lo prevedesse. E questa fortuita è chiaramente espressa nella questione con l’avverbio “casualmente”, posto nella questione. Ma una volta che il caso e la sventura portavano che la donna si trovava in quel punto nel momento che l’arma esplodeva l’essere stata colpita non è più un caso fortuito, ma conseguenza necessaria della situazione di lei e della esplosione del colpo, onde anche quest’altra istanza va anche respinta. Letti gli artt. 494 e 281 del codice di procedura penale, respinge le istanze della difesa, ed ordina che le questioni rimangano nel modo come sono state formate dal Presidente.

Il Presidente

Vavvessis

Pubblicata questa ordinanza la difesa dell’accusato si protesta di ricorso per annullamento.

Stabilite definitivamente le questioni il Presidente quindi firma col vicecancelliere le questioni e le consegna ai giurati nella persona del loro capo assieme all’atto di accusa, ai processi verbale che constatano il reato ed agli atti del processo avvertendoli che se l’accusato sarà dichiarato colpevole del fatto principale alla semplice maggioranza di sette voti, devono farne menzione al principio della loro dichiarazione.

Dopo di che esso Signor Presidente fa ritirare l’accusato dalla sala di udienza e legge ai giurati la istruzione contenuta dell’articolo 498 del codice di procedura penale.

Quindi i dodici giurati primi estratti sull’invito del Presidente si ritirano nella camera assegnata alle loro deliberazioni, ed affinché non potessero uscirne, ne avere comunicazione al di fuori con chicchessia, il Presidente medesimo da ordine all’usciere di udienza ed al Capo della forza pubblica di farne custodire l’entrata finché non abbiano formata la loro dichiarazione, al che si è scrupolosamente adempito.

I due giurati supplenti sono rimasti ai loro posti all’udienza.

Decorso qualche tempo i dodici giurati rientrano nella sala di udienza, prendendo ciascuno il suo posto.

Il Presidente domanda loro quale sia stato il risultato della loro deliberazione.

Allora il Capo dei giurati, ritto in piedi e tenendo la mano sul core dice: “Sul mio onore sulla mia coscienza la dichiarazione dei giurati è questa”.

Ne da lettura, fa sottoscrivere dal vice cancelliere aggiunto il tutto alla presenza dei giurati e della Corte.

Indi il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Vice cancelliere aggiunto legge in pubblica udienza la dichiarazione dei giurati contenuta nei fogli che qui si alliga. Espletate queste operazioni il Presidente fa ricondurre nella sala di udienza gli accusati ed in loro presenza il Cancelliere da pubblica lettura della dichiarazione dei giurati che fa seguire al presente processo verbale.

Il Pubblico Ministero, stando in piedi ed a capo scoperto, conclude condannarsi l’accusato Antonino Guastalegname alla pena di anni venti di lavori forzati, e pene accessorie.

Il Presidente domanda all’accusato se ha qualche cosa da dire per la sua difesa, l’accusato risponde rimettersene al suo difensore.

Il difensore dell’accusato Di Francia Ferdinando invitato dal Presidente si è rimesso nella giustizia della Corte.

L’accusato avuta in ultimo luogo la parola risponde di non aver altro da aggiungere. La Corte si ritira in Camera di Consiglio a porte chiuse fuori la presenza del P.M. e del Cancelliere ed ogni altra persona. Rientrata la Corte dopo qualche tempo legge ad alta voce alla presenza dei Giudice del P.M. dei giurati e delle parti tutte la sentenza pronunziata. Infine il Presidente avverte l’accusato della facoltà che gli compete di ricorrere in Cassazione entro 3 giorni da domani facendone dichiarazione al Cancelliere della Corte, quindi congeda i giurati e dichiara sciolta l’udienza.

Detto verbale viene chiuso alla ore 8 pomeridiane del 5 dicembre 1884.

Il Presidente

Vavvessis

QUESTIONI

“Sul Mio Onore e sulla mia coscienza la dichiarazione dei Giurati è questa”.

1°)- Antonino Guastalegname è colpevole di avere in data 25 maggio 1884 in Piscopio sparato contro Michele D’Angelo con intenzione di ucciderlo un colpo di arma da fuoco, ferendolo al braccio con mezzani proiettili, ed uccidendo Caterina Giamborino che trovavasi casualmente a passare, la quale fu ferita al petto con un grosso proiettile della carica stessa?-

A maggioranza Si.

2°)- Le ferite arrecarono al D’Angelo malattia e incapacità al lavoro per oltre i trenta giorni ?-

A maggioranza Si.

3°)- Il Guastalegname commise il fatto con avere prima dell’azione fermato il disegno di uccidere Michele D’Angelo ?-

A maggioranza No.

4°)- Il Guastalegname commise il fatto con avere aspettato per un certo tempo in un luogo donde doveva passare il D’Angelo per ucciderlo ?-

A maggioranza Si.

Nella negatoria della 3° Questione.

5°)- Il Guastalegname commise il fatto di cui alla prima questione nell’impeto di ira in seguito a provocazione ?-

A maggioranza No.

6°)- Antonino Guastalegname è colpevole di avere nei suddetti tempi e luoghi portato un’arma da fuoco pistola senza la licenza dell’autorità competente ?-

A maggioranza Si.

Si ammettono le circostanze attenuanti.

Il Presidente

Firmato Vavvessis

P.S.

Guastalegname Antonino nato a Stefanaconi nel 1860, viene condannato a 20 di lavori forzati per l’omicidio di Giamborino Caterina, non si hanno notizie della data e del luogo della morte.

Giamborino Caterina uccisa dal Guastalegname il 28 maggio 1884 era nata a Piscopio il 28.2.1843 da Antonino e Rosa Brogna a Piscopio, sposa Zaccaria Antonino da cui ha avuto cinque figli, Rosa, Anna Maria , Michele Saverio ed Antonio.

D’angelo Michele fu Ignazio e fu Purita Anna, il ferito, muore a Piscopio il 03 maggio 1912.




permalink | inviato da Guidodamico il 20/11/2007 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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